La crisi che sta colpendo le attività commerciali e artigianali a Terni è ormai un fenomeno evidente e complesso. Le cause sono molteplici e, secondo Confesercenti, non possono essere comprese senza considerare anche i profondi cambiamenti demografici e sociali che hanno interessato il territorio negli ultimi vent’anni.
Durante un recente incontro tra associazioni di categoria dedicato alla situazione economica locale, è emersa la necessità di approfondire ulteriormente l’analisi delle difficoltà del commercio, guardando non solo alle dinamiche economiche ma anche alla trasformazione della popolazione.
A evidenziare questo aspetto è stato Sergio Giardinieri, coordinatore della segreteria regionale di Confesercenti, che ha illustrato alcuni dati significativi relativi al Comune di Terni, considerati rappresentativi anche per l’intera regione Umbria.
Il calo dei residenti e dei potenziali consumatori
Uno degli elementi più rilevanti riguarda la variazione della popolazione negli ultimi due decenni. Tra il 2004 e il 2025, la presenza di cittadini stranieri è cresciuta in modo significativo: si è passati da 4.267 residenti stranieri, pari al 3,9% della popolazione, a 13.488, cioè il 12,2% degli abitanti.
Nello stesso periodo, però, il numero complessivo dei residenti è diminuito: da 108.403 abitanti nel 2004 a 106.411 nel 2025. Analizzando più a fondo il dato emerge un aspetto importante: escludendo la componente straniera, la popolazione residente è scesa da 104.136 a 92.923 persone, con una perdita di oltre 11 mila potenziali consumatori.
Secondo Confesercenti, se da un punto di vista numerico la crescita della popolazione straniera potrebbe sembrare compensare questo calo, nella realtà dei consumi commerciali la sostituzione non è avvenuta completamente. Differenze culturali e abitudini diverse influenzano infatti settori come alimentazione, abbigliamento e acquisti legati alla lettura, incidendo sulle dinamiche del mercato locale.
Invecchiamento della popolazione e riduzione dei consumi
Un altro fattore determinante per comprendere la crisi del commercio riguarda l’invecchiamento della popolazione. I dati demografici mostrano infatti un aumento costante della fascia anziana.
L’indice di vecchiaia a Terni ha raggiunto il 272%, mentre appena dieci anni fa era pari al 206,4%. In termini concreti significa che la popolazione anziana cresce molto più rapidamente rispetto a quella giovane.
Attualmente gli over 65 sono 29.753, pari al 28,3% della popolazione cittadina. Parallelamente cresce anche il numero dei nuclei familiari composti da una sola persona: 20.611 famiglie monofamiliari, cioè circa il 40% del totale, molte delle quali costituite da anziani o persone con problemi di salute.
Questa trasformazione sociale ha conseguenze dirette sulla capacità di spesa. Una parte consistente della popolazione deve infatti sostenere spese fondamentali come affitto, alimentazione, farmaci e assistenza sanitaria, lasciando meno spazio ai consumi non essenziali.
Redditi bassi e difficoltà per il commercio locale
La situazione economica delle famiglie rappresenta un ulteriore elemento critico. Secondo i dati analizzati da Confesercenti, il 26,5% dei cittadini dichiara un reddito annuo inferiore a 10 mila euro, mentre il 37,8% si colloca tra i 10 mila e i 26 mila euro.
Con livelli di reddito così contenuti diventa difficile immaginare un aumento significativo dei consumi. La riduzione della capacità di spesa delle famiglie incide inevitabilmente sulle attività commerciali, in particolare su negozi di vicinato e piccole imprese artigiane.
E-commerce e grande distribuzione cambiano il mercato
Alle trasformazioni demografiche ed economiche si aggiungono anche i cambiamenti nelle abitudini di acquisto. Negli ultimi dieci anni si è registrata una crescita molto forte di alcuni canali di vendita.
L’e-commerce ha registrato un incremento del 194,9%, mentre la grande distribuzione continua a espandersi. I supermercati sono cresciuti del 25,8% e i discount del 69,4%, aumentando la competizione per le attività tradizionali.
Nel frattempo i negozi di piccola superficie e le attività di vicinato hanno subito una riduzione dello 0,4%, segnale di un settore che fatica a reggere il confronto con le nuove modalità di consumo.
A rendere ancora più difficile la situazione contribuiscono fenomeni come abusivismo e contraffazione, che rappresentano ulteriori forme di concorrenza per il commercio regolare.
Alla base della crisi resta però, come sottolinea Confesercenti, un fattore determinante: la capacità di spesa dei cittadini, elemento che continua a influenzare in modo decisivo l’andamento delle attività economiche del territorio.
volendo è da metterci: prezzi esosi e qualità discreta, pensioni da fame, stipendi medi idem,, città non godibile (e non è una novità dato e i dossier indicano la città agli ultimi posti )per anziani, portatori di handicap, insicura per tutti e un centro che pare aver subito un bombardamentoda Trump… Ma sopratutto, l’inciviltà che procura il fastidio sociale e personale, piena di immondizzia, non si trova un albero con una panchina sotto per farsi un caffè o una sigaretta in santa pace e respirare un filo di ossigeno, invece che metano gassoso, o ritrovarsi un’automobile a due centimetri in… Leggi il resto »
A) mancanza di soldi
B) esubero di attivita’ con medesima offerta
C) e-commerce senza limiti
In tutto il sud
Se non avessero fatto la conversione a c…. di cane, nel 2002, questa crisi non si sarebbe neanche avvertita.
Ma che “state a di”!…la colpa del calo dei consumi sul territorio è solo colpa di mancanza di soldi in tasca dei consumatori per colpa di tasse, bollette, carburanti, assicurazioni, spese sanitarie, ecc ecc, alle stelle e no l’età della popolazione!😓 Che comunque una popolazione più anziana è normale più propensa al commercio sul territorio che a altre forme di commercio come ad esempio quello online!🤔
Dovuto Anche Da Stipendi Troppi Bassi e Tasse alle Stelle 😡😡😡😡