Omicidio Sula, Samson in aula: “Ho ucciso Ilaria perchè gridava aiuto”

L'ex fidanzato della studentessa ternana depone davanti alla corte d'assise di Roma tra ammissioni, silenzi e versioni contraddittorie

Mark Samson, 24enne imputato per l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione di Ilaria Sula, ha deposto davanti alla Corte d’assise di Roma (Terza sezione) nel corso di una delle udienze più attese del processo. La studentessa ternana di 21 anni è stata uccisa a coltellate nella notte tra il 25 e il 26 marzo 2025, nell’appartamento del ragazzo al quartiere Africano della capitale, dopo aver comunicato all’ex la volontà di interrompere la relazione. Il corpo della giovane è stato nascosto in una valigia e abbandonato in un dirupo a sud di Roma.

Samson ha deposto con tono pacato e a tratti evasivo, ricostruendo la serata del delitto e i giorni precedenti. Secondo il suo racconto, Ilaria era arrivata a casa sua intorno alle 22.30 del 25 marzo portando con sé un borsone contenente il cuscino che lui usava nell’appartamento della ragazza, l’anello di fidanzamento e alcuni indumenti: un gesto che assumeva i contorni di una restituzione definitiva. Nel pomeriggio di quello stesso giorno, Samson aveva trascorso ore a spiare le chat della giovane dal suo computer personale, chiedendo alle coinquiline di non riferire nulla. “Le mentivo sugli esami- ha detto il giovane – le dicevo di averli sostenuti ma non era vero, solo che lei ha iniziato a chiedermi i voti”.

E ancora. “All’inizio ho negato il coinvolgimento di mia madre perchè pensavo di limitare i danni”.

Il controllo ossessivo e le minacce agli amici

Nei giorni precedenti all’omicidio, l’imputato aveva manifestato ad alcuni conoscenti intenzioni esplicite nei confronti della ex. «Andrò in prigione, non me ne frega un c…. Lei è solo mia. La metto nell’angolino. Se fa la brava ok, la riporto a casa. Ma se mi dice cazzate la affogo nell’acquario» avrebbe scritto ad alcuni amici, senza tuttavia rivelare a nessuno che avrebbe incontrato Ilaria quella sera. La ragazza, non solita a uscire di sera, era stata convinta da lui a raggiungerlo.

L’imputato ha ammesso di aver monitorato sistematicamente le conversazioni della vittima su Instagram, Tinder e WhatsApp, di conoscerne le password e di averla insultata pesantemente in chat con terze persone. Ilaria, dal canto suo, aveva chiesto una pausa nella relazione, aveva dichiarato di voler incontrare altre persone e nelle loro conversazioni aveva espresso sensi di colpa: «Sto male anche io», emerge dagli atti.

La deposizione sull’omicidio

Interrogato dal pubblico ministero sui momenti del fatto di sangue, Samson ha risposto: «Non so spiegare cosa mi è preso. Le ho strappato il telefono di mano, ho letto altre chat. Mi è calato un velo agli occhi, ero un misto di emozioni negative. Non so quante volte l’ho colpita al volto coi pugni». Secondo i documenti prodotti dalla Procura, al compagno di cella avrebbe invece dichiarato: «L’ho accoltellata per non far sentire le sue grida d’aiuto». Tre coltellate al collo, quindi il corpo chiuso nella valigia e abbandonato in un dirupo fuori Roma, dove Samson stesso lo avrebbe poi indicato.

I punti irrisolti: il coltello mai trovato

A distanza di un anno dal delitto, il coltello utilizzato per l’omicidio non è ancora stato ritrovato. L’imputato aveva indicato un tombino come luogo in cui l’avrebbe gettato, per poi cambiare versione. Analoghe contraddizioni hanno caratterizzato il ritrovamento del telefono di Ilaria — consegnato agli inquirenti solo dopo 18 giorni — e delle chiavi di casa della vittima, nascoste sotto il lavandino all’interno di una ricarica di sapone liquido, rinvenute dopo circa un mese.

L’avvocato Giuseppe Sforza, legale dei genitori della vittima, ha definito il caso «paradossale: è reo confesso ma non propriamente, perché ha confessato solo di fronte a responsabilità evidenti». Sforza ha inoltre ricordato la durezza delle udienze precedenti per la famiglia: «L’ultima è stata pesantissima. Hanno dovuto sentire la madre dell’imputato fornire dati non credibili, poi la beffa finale quando ha chiesto di poter abbracciare la mamma di Ilaria».

I genitori di Ilaria: «Deve marcire in carcere»

Gezime e Flamur, i genitori di Ilaria, hanno presenziato anche a questa udienza. «Credo nella giustizia italiana. Deve marcire in carcere» ha dichiarato il padre Flamur. «Ilaria non era un oggetto, non era un paio di scarpe, non doveva essere buttata via così nostra figlia. Era un angelo». In una sola frase, i genitori hanno sintetizzato la loro richiesta: «Il silenzio di Ilaria è la nostra voce».

Samson era descritto da chi lo conosceva come una persona apparentemente equilibrata — «uno che non perdeva mai le staffe» — ma anche come qualcuno che «ha mentito su tutta la sua vita»: aveva riferito di essere iscritto a due corsi di laurea e di avere un padre proprietario di una palestra. Si era presentato alla denuncia di scomparsa di Ilaria «tutto ben vestito e profumato», mentre la famiglia della ragazza era sconvolta. «Troppo tranquillo», il giudizio unanime dei testimoni.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Dal 6 marzo il nuovo protocollo di umanizzazione delle cure consente ai padri di assistere...
MICHELA BORDONI
La questione degli accertamenti fiscali sugli immobili di culto torna in consiglio comunale: l'amministrazione punta...
Sorpreso e arrestato a Borgo Rivo, nascondeva cocaina in un'auto a noleggio...

Altre notizie