L’ospedale Santa Maria di Terni ha aperto le porte della sala operatoria ai padri durante il taglio cesareo programmato. Dal 6 marzo 2026, data di avvio del protocollo, la presenza del genitore accanto alla partner è diventata realtà strutturale, superando un limite fino ad oggi considerato invalicabile per ragioni di asepsi e sicurezza intraoperatoria. Il cambiamento è il risultato di un lungo lavoro interdisciplinare che ha coinvolto l’équipe ostetrica, il gruppo anestesiologico e la direzione sanitaria del presidio.
Un protocollo costruito su sicurezza e umanizzazione
Fino all’introduzione del nuovo percorso, l’accesso dei familiari alla sala operatoria era escluso per i requisiti stringenti di gestione del rischio chirurgico. La svolta è arrivata grazie alla progettazione di un protocollo condiviso, capace di conciliare la presenza del padre con gli standard clinico-organizzativi vigenti. Ideatrice del percorso è la dottoressa Annalisa Bizzarri, anestesista di sala parto, che inquadra l’intervento in una prospettiva più ampia: “questo è il primo passo verso il taglio cesareo dolce. La presenza del padre e il contatto pelle a pelle immediato e ininterrotto con il neonato favoriscono la costruzione del legame familiare e rispettano la naturalità della nascita, anche quando avviene in sala operatoria”.
Il lavoro corale dietro al cambiamento
Il protocollo è frutto di un impegno collettivo. La direzione di presidio, guidata dal dottor Massimo Rizzo, ha coordinato il percorso insieme al gruppo anestesiologico del blocco Parto, sotto la responsabilità della dottoressa Rita Commissari e del dottor Giuseppe De Masi. Al progetto hanno contribuito anche la ginecologa Elisa Iazzetta, l’anestesista Francesca Belloni e l’ostetrica Vanessa Angelici.
Un ruolo decisivo, seppur spesso silenzioso, è svolto dalle infermiere e dalle OSS della sala parto, che accompagnano i genitori nel percorso intraoperatorio garantendo al tempo stesso il rispetto delle norme di sicurezza. Sono loro il ponte tra il mondo sanitario e quello familiare.
La voce delle ostetriche: “Accompagnarli fuori era un dispiacere”
Le ostetriche del Santa Maria descrivono il cambiamento come una conquista attesa. “Anche solo poter stringere la mano alla partner durante il cesareo è una grande conquista”, sottolineano la dirigente ostetrica Nicoletta Bruschini e la coordinatrice Antonella Martoni. “Accompagnare i papà fuori dalla porta era sempre un momento di dispiacere per tutti, anche se agivamo nel rispetto delle norme”.
Il padre protagonista attivo della nascita
La dottoressa Natalina Manci, direttrice della struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia, individua nel ruolo paterno un elemento clinicamente e umanamente rilevante: “La presenza del papà è cruciale — dà sicurezza, serenità e una forza inattesa alla partner. Da spettatore esterno, il padre diventa protagonista attivo dell’evento nascita, nel pieno riconoscimento del suo ruolo genitoriale”.
Il protocollo include anche la tutela della cosiddetta “ora sacra”, il periodo immediatamente successivo al parto in cui il neonato rimane a contatto con i genitori. I neonatologi, guidati dalla dottoressa Federica Celi, affiancano il bambino fin dai primi secondi di vita, garantendo continuità assistenziale e supporto alla famiglia nel momento più delicato della nascita.