Le segreterie regionali e provinciali di Filctem-CGIL, Femca-CISL e Uiltec-UIL hanno formalizzato la richiesta di apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per lo stabilimento Sangraf Italy di Narni Scalo, in provincia di Terni. La decisione, sostenuta anche dalla Regione Umbria e dalle segreterie nazionali di categoria, nasce dall’esaurimento di ogni percorso negoziale locale e regionale con la proprietà, che non ha fornito impegni concreti né trasparenti in nessuno dei tavoli di confronto finora attivati. A firmare il documento sono Stefano Ribelli per Filctem-CGIL, Simone Sassone per Femca-CISL Umbria e Doriana Gramaccioni per Uiltec-UIL.
Una crisi strutturale che mette a rischio l’unico polo italiano di elettrodi di grafite
Lo stabilimento di Narni Scalo è l’unico sito produttivo in Italia dedicato alla fabbricazione di elettrodi di grafite per forni fusori ad arco elettrico, componente essenziale della siderurgia nazionale a ciclo elettrico. La sua perdita rappresenterebbe un vuoto strategico difficilmente colmabile in un contesto europeo che punta proprio sui forni elettrici per ridurre le emissioni dell’industria dell’acciaio.
Il sito appartiene al gruppo globale Sanergy e avrebbe dovuto beneficiare di piani di sviluppo ambiziosi, tra cui il progetto GAM per la filiera delle batterie e un impianto a idrogeno finanziato dal PNRR. Nonostante questi annunci, la produzione — già in forte contrazione dalla fine del 2023 — è oggi completamente ferma. Quella che inizialmente sembrava una difficoltà congiunturale si è trasformata in una crisi strutturale che compromette la stessa sopravvivenza industriale del sito.
Impianti senza manutenzione: il rischio di un punto di non ritorno
Il nodo tecnico più critico segnalato dalle organizzazioni sindacali riguarda il progressivo degrado degli impianti. La sistematica assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie sta erodendo il valore degli asset industriali e, soprattutto, rischia di rendere impossibile qualsiasi futura ripresa in condizioni di sicurezza. I sindacati avevano già portato formalmente questa questione all’attenzione dell’azienda, ottenendo però risposte insufficienti. Senza un piano di manutenzione strutturato, viene meno ogni garanzia tecnica per il riavvio degli impianti.
Organico in calo e competenze perse: da 81 a meno di 60 lavoratori
La paralisi operativa si riflette direttamente sull’occupazione. L’organico è sceso dalle 81 unità censite nel 2023 alle attuali meno di 60 risorse, con una perdita che non riguarda solo i numeri ma soprattutto le professionalità tecniche specializzate necessarie al ciclo produttivo. Il progressivo svuotamento delle competenze interne aggrava ulteriormente le prospettive di riavvio, alimentando un circolo vizioso difficile da spezzare senza un intervento esterno.
Contributi non versati e salari in ritardo: il peso della crisi sui lavoratori
Alla crisi produttiva e occupazionale si aggiunge una crisi finanziaria che ricade direttamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. I sindacati denunciano sistematici ritardi nel pagamento delle retribuzioni e gravi irregolarità di natura contributiva e previdenziale. Le quote relative al fondo pensione integrativo FONCHIM risultano regolarmente trattenute in busta paga, ma non versate dall’azienda da agosto 2025. Analoga situazione per i contributi INPS, fermi da ottobre 2025: somme prelevate dai cedolini dei lavoratori ma mai trasferite agli enti competenti, con conseguenze potenzialmente gravi sui futuri diritti previdenziali.
Perché il tavolo ministeriale è diventato inevitabile
“Dopo aver esperito ogni possibile tentativo di mediazione in sede locale e regionale, riscontrando un’assenza di impegni concreti e trasparenti da parte della proprietà che ha reso vano ogni tavolo di confronto, riteniamo doveroso e necessario spostare la vertenza a livello ministeriale”, dichiarano le segreterie di Filctem, Femca e Uiltec.
L’apertura del confronto presso il MIMIT viene indicata come strumento indispensabile per garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali, la tutela dei diritti retributivi e previdenziali dei lavoratori e la tenuta di un presidio industriale strategico che il territorio umbro e il sistema siderurgico nazionale non possono permettersi di perdere.