La controversia sulle Mole di Narni si arricchisce di nuovi sviluppi, con la famiglia Caponi e l’amministrazione comunale di Narni che continuano a fronteggiarsi su diritti di proprietà, utilizzo della passerella fluviale e sicurezza dell’area. A inasprire il confronto è la nota diffusa dalla Società Agricola Le Mole, che definisce “scomposto” l’atteggiamento del Comune, accusato di non voler collaborare con i proprietari del sito. Il sindaco Lorenzo Lucarelli ha risposto richiamando il contenuto degli atti ufficiali del 2013, che secondo la sua lettura configurerebbero un uso pubblico ben più ampio di quello riconosciuto dalla famiglia.
La proprietà: dai marchesi Patrizi ad Alvaro Caponi
Il nodo centrale della vicenda riguarda la titolarità giuridica dell’area. Secondo la Società Agricola Le Mole, il sito non può essere definito genericamente “proprietà dei cittadini di Narni”, come affermato dal primo cittadino. «Le Mole rappresentano una realtà agricola e produttiva ben precisa, con una storia documentata e una proprietà chiaramente identificabile», si legge nella nota aziendale. I terreni e le strutture appartenevano in origine alla famiglia dei Marchesi Patrizi e, a partire dal 1969, sono passati in proprietà ad Alvaro Caponi, che ne avrebbe garantito continuità, sviluppo e tutela nel corso dei decenni.
La famiglia ricorda di aver sostenuto nel tempo «lavoro, impresa e presidio del territorio», contribuendo all’economia locale e alla valorizzazione dell’intera area del fiume Nera, nei pressi della Centrale idroelettrica di Montoro.
Il nodo della passerella: uso tecnico o pubblico?
Al cuore dello scontro si trova la destinazione d’uso della passerella fluviale, realizzata nel 2013 come opera pubblica. La famiglia Caponi sostiene che l’infrastruttura fosse stata concessa al Comune esclusivamente per «compiti di pulizia fluviale, con accesso riservato agli addetti ai lavori», con un diritto di utilizzo valido fino al 2033, trascorso il quale «tutto tornerà ad essere di esclusiva proprietà privata».
Una lettura che il sindaco Lorenzo Lucarelli contesta con decisione, affermando di aver esaminato la documentazione in possesso del Comune: «L’autorizzazione rilasciata il 4 dicembre 2013 da Alvaro Caponi non riguardava un accesso meramente occasionale o limitato a esigenze esclusivamente tecniche». Secondo Lucarelli, quell’atto si inseriva in un più ampio progetto di valorizzazione turistica, culturale e naturalistica dell’area. Il documento prevedeva, stando alla ricostruzione del sindaco, l’accesso del Comune alla proprietà privata per la manutenzione e l’utilizzo delle strutture realizzate per i successivi vent’anni.La frana e il ruolo di Enel: sicurezza al primo posto
Indipendentemente dalla disputa legale, entrambe le parti concordano sull’urgenza di intervenire sul fronte della sicurezza. L’area delle Mole è attualmente interessata da un importante movimento franoso, attribuito dalla Società Agricola Le Mole all’attività del sifone gestito da Enel, che starebbe mettendo a rischio non solo la proprietà privata ma anche la strada comunale adiacente.
L’azienda ha già presentato alla Regione Umbria un progetto per lavori di somma urgenza, finalizzati alla messa in sicurezza delle sponde. L’intera area è stata transennata, con una spesa stimata in oltre 100mila euro interamente a carico della famiglia Caponi. Nel frattempo, la stagione balneare si profila compromessa: le piscine naturali trasparenti del sito, ogni anno meta di numerosi bagnanti, restano inaccessibili.
Le posizioni a confronto: dialogo o scontro?
La Società Agricola Le Mole si dice disponibile «al dialogo e alla collaborazione, non solo con il Comune, ma con l’intera comunità narnese», puntando su una riqualificazione sostenibile che preveda accesso gratuito per i residenti di Narni e servizi a pagamento per i turisti. Francesco Bussotti Caponi aveva già dichiarato l’intenzione di «proseguire l’opera del nonno» nel rispetto della storia e dell’identità del luogo.
Il sindaco Lucarelli, dal canto suo, è altrettanto netto: «Allo stato, non sussistono i presupposti per avviare con i soggetti coinvolti ragionamenti condivisi di ulteriore qualificazione o valorizzazione dell’area». L’amministrazione intende perseguire gli obiettivi di tutela e promozione del territorio «nelle forme e con gli strumenti che la legge le affida, nell’interesse esclusivo della collettività».