La Provincia si muove per sbloccare lo stallo sulla Bagnorese chiusa per frana

Presto il progetto: "Faremo i lavori d'urgenza, Regione e Governo ci rimborseranno"

Le frane delle piogge di gennaio ne hanno causato l’interruzione. Dopo quasi due mesi, nulla. Ma l’apertura potrebbe avvenire in estate. Ai primi di aprile, infatti, sarà pronto il progetto di fattibilità tecnico-economica per le opere d’urgenza relative alla riapertura della strada provinciale Bagnorese nel tratto nel comune di Orvieto, al quale poi faranno seguito quanto prima i lavori necessari ad arrivare a garantire, in un tempo di circa due mesi e mezzo, il transito lungo almeno una corsia. La Provincia di Terni comunica infatti che procederà alle opere necessarie per la riapertura della strada con lavori d’urgenza per permettere a tutta la comunità di tornare a percorrere la strada nel più breve tempo possibile. In attesa di risorse che non arrivano nè dal Governo e nè dalla Regione, procederà per conto proprio e poi chiederà di essere rimborsata.

Nulla da Regione e Governo

La strada provinciale Bagnorese era stata interessata a fine gennaio da due episodi di smottamento, a causa delle forti e frequenti piogge, con detriti di terra e fango che avevano invaso la carreggiata. L’evento aveva portato la stessa Provincia a disporre la chiusura del tratto, in attesa di ripristinarne la viabilità dopo la rimozione del materiale franato e la messa in sicurezza del vicino costone roccioso. Inizialmente, dopo dei primi sopralluoghi e dei primi approfondimenti che si sono resi necessari, si contava quanto prima di ripristinare il transito a senso unico alternato con l’ausilio di semafori. La cosa, però, è andata alle lunghe e sono trascorsi così quasi due mesi.  “La Provinciasostiene l’amministrazione provinciale ternana, visto il ritardo del governo regionale e di quello nazionale, sta avviando gli interventi con proprie risorse ma, rilevata la natura emergenziale e l’estensione del danno provocato dalla frana, chiederà il rimborso delle spese sostenute alla Regione Umbria e al Dipartimento di Protezione civile nazionale, sperando di riavere indietro le risorse impegnate“.

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