La questione del payback sui dispositivi medici infiamma il dibattito politico. Nella giornata di ieri l’avvocatura della Regione era intervenuta con uan nota, sottolineando come “non può essere trattato come un credito certo, liquido ed esigibile, e che quindi “non può avere a posteriori ricadute sull’anno contabile chiusosi, cioè il 2024, e non può quindi incidere a compensazione del disavanzo”. Secondo Palazzo Donini “non si è in presenza di un credito certo” e pertanto ogni azione dovrà passare per contenziosi ordinari, con inevitabili rallentamenti.”
L’opposizione aveva replicato parlando di falsità: “Fin dall’inizio abbiamo più volte evidenziato, con dati precisi e fonti documentate, come i crediti derivanti dal payback rappresentino una risorsa importante per il sistema sanitario regionale”,
Nel dibattito si inserisce Leonardo Grimani, ex senatore (Pd, poi Iv, quindi Azione) che in una nota sottolinea come “l’opposizione ha perso il senso della realtà” E spiega: “Il Tar lo scorso 7 maggio ha respinto i ricorsi delle aziende contro questa misura che prevede, nel caso in cui ci sia lo sforamento della spesa sanitaria da parte delle regioni (cosa avvenuta regolarmente dal 2015 al 2018), che siano le aziende a colmare questo eccesso pagando una sorta di contributo di solidarietà. Come appare evidente, è tutto da dimostrare che, per effetto di tale decisione, le imprese versino il Payback”. Un istituto che, secondo Grimani “rischia di mettere in ginocchio 1400 imprese, che nel caso in cui versassero, sarebbero sull’orlo del fallimento (addirittura per alcune aziende il Payback sarebbe pari al 100 % del fatturato annuo)”
Una ragione sufficiente, secondo l’ex dem per giustificare l’inopportunità dell’inserimento nei bilanci delle Regioni in quanto aleatori: “Lo stesso ministro Giorgetti ha, con chiarezza, detto che “il Payback sarebbe come un cerotto su un’emorragia”, scrive. “Sarebbe necessaria una norma dello Stato che autorizzasse l’inserimento del Payback in bilancio come posta certa ed esigibile – continua – e in ogni caso sarebbe da proiettare sul 2025 e non risolverebbe i problemi di deficit per l’Umbria relativi al 2024.noltre i 40 e passa milioni che vanta come credito l’Umbria sarebbero una posta relativa al passato (si tratta degli sforamento del tetto di spesa relativi agli anni 2015 2018) e non garantirebbero un finanziamento strutturale e duraturo della spesa sanitaria”
“La sanità- conclude – si può governare solo con un piano finanziario fatto di poste certe ed esigibili, non con trucchi o alchimie contabili. Abbiamo il dovere di guardare avanti per il bene dell’Umbria”
Qualsiasi azienda si governa con risorse certe. Per legge.