Riccardo Marcelli (Responsabile Cisl Terni) -“Terni deve ritrovare unità e pretendere il meglio”

Serve coesione cittadina e scelte rapide. L’ospedale deve essere moderno e sostenibile, con un legame forte con l’università e la prevenzione, capace di rispondere alle nuove sfide.

RICCARDO MARCELLI

Come giudica il dibattito attuale sulla sanità ternana?

Penso che la Comunità debba interrogarsi sul perché al Consiglio comunale siano intervenute solamente tredici persone su un tema così cruciale: un segnale preoccupante di disaffezione e distanza tra istituzioni e cittadini. La sanità è un diritto, ma anche una responsabilità collettiva. Le istituzioni devono tornare a essere luoghi di confronto, non di contrapposizione. Solo attraverso un dialogo costruttivo si può ricostruire fiducia e partecipazione. Occorre rilanciare il diritto a ricevere la buona politica, la sua idoneità specifica a servire il bene pubblico

Cosa manca oggi alla città?

Manca unità e visione. Terni non può più permettersi divisioni, rivalità e campanilismi. Dobbiamo ritrovare un senso di comunità e capire che la sanità è un tema che riguarda tutti. Serve collaborazione tra istituzioni, sindacati e cittadini, ma anche competenza e realismo. Il nostro obiettivo deve essere costruire un sistema sanitario equo, efficiente, di qualità e vicino alle persone.

Quali sono le priorità per il nuovo ospedale?

Prima di tutto servono tempi certi e chiarezza. Non possiamo discutere per anni e poi scoprire che non ci sono risorse. La presidente Stefania Proietti ha annunciato un piano entro dicembre: sarà il banco di prova per capire se davvero c’è la volontà politica di dare a Terni una sanità moderna. Servono progetti concreti, cronoprogrammi chiari e responsabilità definite.

C’è bisogno anche di una visione regionale?

Assolutamente sì. L’Umbria deve riequilibrare gli investimenti tra Perugia e Terni come ha affermato la presidente Proietti. Per troppo tempo la nostra città è rimasta indietro, con strutture sottodimensionate e fondi insufficienti. Oggi serve un cambio di passo: la sanità non deve essere vissuta come una competizione tra territori, ma come un sistema unico che garantisca pari diritti a tutti gli umbri. Per questo il modello di governance del nuovo Piano Socio sanitario dovrà essere basato sulla centralità del cittadino. Ad una valutazione dei bisogni dovranno corrispondere azioni proporzionate; per una presa in carico efficace servirà l’integrazione delle risorse e delle competenze con processi strutturati e soprattutto condivisi. Dovremmo invece aver ben impresso il concetto delle Tecniche di funzionamento.

Il collegamento con l’università quanto è importante?

Fondamentale. L’università è un motore di ricerca, formazione e innovazione. Un ospedale collegato al mondo accademico è più dinamico, attrattivo e capace di crescere. A Terni abbiamo competenze e potenzialità, ma serve una strategia che unisca cura, didattica e ricerca per far nascere un vero polo sanitario regionale.

E sul fronte della prevenzione?

Va rilanciato il registro dei tumori, strumento essenziale per conoscere e prevenire. Oggi i dati sono fermi al 2020.  Non si può pianificare la salute senza una base scientifica solida. Investire nella prevenzione, sugli stili di vita, significa spendere meglio.

In sintesi?

Terni deve smettere di rincorrere le emergenze e tornare a pianificare il proprio futuro. Serve coesione, competenza e orgoglio civico per costruire una sanità che metta al centro la persona, capace di garantire parità di accesso restituendo fiducia nelle istituzioni. La salute è un patto di solidarietà che unisce la comunità. E l’ospedale può, anzi deve, essere il tema affinché una Comunità torni ad essere coesa pretendendo un’opera importante e strategica non solo per Terni ma per tutta la Regione Umbria.

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