Omicidio Sula, parla la madre di Samson. Ilaria uccisa col coltello della mortadella

La deposizione di Nors Manlapaz ricostruisce i momenti dopo il delitto del 26 marzo 2025: "Quando sono entrata, c'era il corpo della ragazza riverso a terra nel sangue"

Nors Manlapaz, madre di Mark Samson, il 23enne reo confesso dell’omicidio di Ilaria Sula, è stata ascoltata giovedì 5 marzo nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, nel corso dell’udienza del processo per il femminicidio della studentessa 22enne di Terni, uccisa a Roma il 26 marzo 2025 nella casa dell’ex fidanzato. La donna, che ha già patteggiato una condanna a due anni con pena sospesa per occultamento di cadavere, ha ricostruito davanti ai giudici la sequenza degli eventi immediatamente successivi al delitto.

La mattina del delitto: colazione, discussione e silenzio

Secondo la ricostruzione fornita dalla testimone, quella mattina Mark Samson aveva preparato la colazione e portato il vassoio in camera. La madre ha riferito di aver sentito provenire dalla stanza una discussione tra il figlio e Ilaria Sula, poi il silenzio. Tra le frasi udite prima del delitto, la Manlapaz ha ricordato le parole della giovane: “Adesso che cosa vuoi fare?”.

Quando la donna bussò alla porta e fece ingresso nella stanza, la scena che le si parò davanti fu drammatica. «Quando sono entrata, c’era il corpo della ragazza riverso a terra nel sangue», ha dichiarato in aula. Il figlio, a quel punto, si trovava davanti a lei «tremante, piangente, rosso in volto». Alle sue parole seguì la richiesta di sapere se fosse necessario chiamare un’ambulanza, alla quale Samson rispose: “Ilaria non c’è più”. La donna ha riferito di essere svenuta.

L’arma del delitto: il coltello della mortadella

Un elemento emerso nel corso del dibattimento riguarda la presunta arma utilizzata per l’omicidio: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Samson avrebbe ucciso Ilaria Sula con il coltello usato poco prima per preparare i panini con la mortadella della colazione. La madre ha dichiarato di non aver notato l’arma. Il coltello non è mai stato rinvenuto.

Il ruolo della madre: la pulizia e la valigia

Dopo il delitto, la Manlapaz ha ammesso di aver aiutato il figlio a ripulire il sangue nella stanza, circostanza che ha portato al patteggiamento della condanna per occultamento di cadavere, aggravato dal nesso con l’omicidio. Ha tuttavia precisato di non aver visto il figlio collocare il corpo nella valigia. Alla domanda sul perché avesse prestato quell’aiuto, la risposta è stata diretta: «Avevo paura si uccidesse, non che lo arrestassero».

Il cadavere di Ilaria Sula fu chiuso in un trolley e trasportato fuori Roma. Samson abbandonò la valigia in un dirupo a Capranica Prenestina, nelle ore successive all’omicidio. Dal cellulare della vittima, nel frattempo, l’imputato inviava messaggi a parenti e amici per simularne la sopravvivenza. Fu poi lo stesso Samson, dopo la confessione, a indicare agli investigatori il luogo in cui aveva gettato il corpo.

L’udienza: emozioni e collasso in aula

La deposizione di Nors Manlapaz è stata segnata da momenti di forte tensione emotiva. La donna si è fermata più volte, sopraffatta dall’emozione mentre rispondeva alle domande del pubblico ministero. La reazione più intensa si è registrata tra i familiari della vittima: Gezime, la madre di Ilaria Sula, presente in aula, è stata costretta ad abbandonare l’aula dopo essere collassata durante la testimonianza.

I prossimi passi del processo

Il processo per il femminicidio di Ilaria Sula proseguirà con l’audizione dello stesso Mark Samson, che sarà ascoltato in Tribunale nelle prossime udienze. Il 23enne, reo confesso, risponde dell’omicidio della giovane studentessa, con la quale aveva avuto una relazione e dalla quale non riusciva ad accettare la richiesta di una pausa.

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11 giorni fa

Ce la avete il rispetto x questa ragazza che no Sta piu Fra noi

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13 giorni fa

💔💔💔💔💔

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13 giorni fa

Vi prego rispetto x questa ragazza

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