Carcere di Terni, il SAPPE denuncia: sezioni ancora inagibili un mese dopo la rivolta

Il sindacato della polizia penitenziaria entra nell'istituto umbro e descrive condizioni "al limite della sopportabilità": personale senza arredi né attrezzature, sovraffollamento cronico e carenza di organico. Incontro positivo con il nuovo direttore Pappalardo.

A un mese esatto dalla rivolta del 22 febbraio che ha sconvolto la casa circondariale di Terni, le sezioni colpite dai disordini versano ancora in uno stato di totale degrado. È quanto emerge dal sopralluogo condotto questa mattina da una delegazione del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che ha fatto ingresso nell’istituto umbro per verificare direttamente le condizioni in cui operano gli agenti in servizio.

La delegazione era composta dal segretario generale Donato Capece, dal segretario generale aggiunto Giovanni Battista De Blasis, dal segretario regionale per l’Umbria Fabrizio Bonino e dal segretario provinciale di Terni Romina Raggi. L’obiettivo della visita era duplice: testimoniare solidarietà al personale impiegato e raccogliere un quadro aggiornato della situazione operativa e strutturale del carcere.

Ambienti devastati e rischi per la salute degli operatori

Il resoconto che ne è emerso non lascia spazio all’ottimismo. Nonostante il trascorrere delle settimane, gran parte della sezione interessata dalla rivolta risulta ancora inagibile: priva di arredi, sprovvista di attrezzature di base e caratterizzata da gravissime carenze igienico-sanitarie. Il sindacato ha parlato esplicitamente di “situazioni al limite della sopportabilità umana”, sottolineando come tali condizioni non solo rendano difficile lo svolgimento delle mansioni quotidiane, ma espongano concretamente il personale a rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro.

“I nostri colleghi operano in ambienti devastati, privi di arredi e attrezzature, con gravissime carenze igienico-sanitarie”, ha dichiarato la delegazione. Un quadro che il SAPPE definisce inaccettabile e che richiede un intervento urgente da parte dell’amministrazione centrale.

Le due piaghe croniche: sovraffollamento e carenza di personale

Oltre ai danni materiali ancora irrisolti, il sopralluogo ha confermato la persistenza di due criticità strutturali che affliggono il carcere di Terni da tempo: il sovraffollamento della popolazione detenuta (recentemente sono arrivati altri 9 detenuti) e la gravissima carenza di personale in tutti i ruoli. Si tratta di problematiche che il sindacato definisce “croniche” e che, secondo la sua analisi, hanno contribuito a creare il clima di tensione sfociato nella rivolta di febbraio.

Il segretario generale Donato Capece ha rivolto un appello diretto all’amministrazione centrale: “Non possiamo accettare che i nostri agenti lavorino in trincea. Chiediamo con forza all’amministrazione centrale un piano straordinario per ripristinare la funzionalità delle sezioni, garantire la salubrità dei luoghi di lavoro e, soprattutto, colmare le gravissime lacune di organico. Terni deve tornare ad essere un istituto sicuro e all’altezza della sua importanza.”

Il nuovo direttore Pappalardo: spiragli di collaborazione

L’unica nota positiva della giornata è arrivata dall’incontro con il nuovo direttore dell’istituto, Valerio Pappalardo. La delegazione SAPPE ne ha dato un giudizio favorevole, descrivendolo come “persona attenta e sensibile”, non solo rispetto alle problematiche specifiche della polizia penitenziaria, ma anche riguardo alle difficoltà complessive che gravano sull’istituto ternano.

Il sindacato ha manifestato la volontà di costruire con la nuova dirigenza “un rapporto di leale e fattiva collaborazione”, ritenendola condizione necessaria per portare all’attenzione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) le criticità accumulate e ottenere interventi risolutivi. Capece ha tuttavia precisato che l’apertura al dialogo non può sostituire l’azione concreta: “Con il nuovo direttore siamo pronti a fare la nostra parte, ma ora servono fatti concreti da Roma.”

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