Sono i numeri del rapporto “Città e demografia d’impresa”, pubblicato nei giorni scorsi dall’Ufficio Studi di Confcommercio su un campione di 122 Comuni italiani tra cui Terni, a tracciare il bilancio di oltre un decennio di trasformazione commerciale nel capoluogo ternano. Il documento evidenzia una contrazione strutturale del commercio al dettaglio che coinvolge sia il centro storico sia le aree periferiche della città, in un quadro che Confcommercio Umbria definisce non più rinviabile sul piano delle politiche di intervento.
Nel lungo periodo, tra il 2012 e il 2025, il commercio al dettaglio nel centro storico di Terni è sceso da 388 a 291 attività, con una riduzione del 25%. Nelle zone non centrali della città il calo è stato del 21,5%, con gli esercizi passati da 945 a 742. Un arretramento diffuso, che interessa ogni parte del territorio urbano e che riflette un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo e nella struttura dell’offerta commerciale locale.
Nel confronto più recente tra 2024 e 2025, la tendenza non si è invertita. Nel centro storico le attività commerciali sono scese da 303 a 291 (-4%), mentre nelle aree non centrali il dato è passato da 765 a 742 esercizi (-3%). A differenza di quanto registrato a Perugia, dove il centro storico ha mostrato una lieve stabilizzazione, Terni registra quindi un calo su entrambi i fronti nell’ultimo anno.
A parziale compensazione, cresce il settore dei pubblici esercizi e dell’ospitalità. Nel centro storico le attività di alberghi, bar e ristoranti salgono da 137 a 144 unità tra il 2024 e il 2025, con un incremento del 5,1%. Al di fuori del centro la crescita è più contenuta: da 319 a 324 attività (+1,6%). Nel lungo periodo, il settore si mantiene complessivamente stabile, segnalando che la componente legata al turismo e al tempo libero regge meglio rispetto al commercio di vicinato tradizionale.
Il fenomeno ternano si inserisce nel più ampio processo di riconfigurazione delle funzioni urbane documentato a livello nazionale da Confcommercio. Le attività commerciali che servono i residenti nella vita quotidiana — alimentari, abbigliamento, servizi di prossimità — sono progressivamente sostituite da esercizi orientati alla ristorazione, al turismo e al tempo libero. Una trasformazione che, se non governata, rischia di svuotare i centri storici della loro funzione sociale e identitaria, riducendone nel tempo anche l’attrattività turistica.
Per affrontare questo scenario, Confcommercio Umbria ha avviato il progetto “Distretti del commercio: il futuro delle nostre città”, che si integra con il programma nazionale Confcommercio Cities. I Distretti del commercio sono strumenti di collaborazione tra soggetti pubblici e privati finalizzati a rigenerare il tessuto commerciale urbano, migliorare la qualità dello spazio pubblico e sostenere il commercio di prossimità come elemento di coesione sociale. Il percorso è stato avviato con alcuni Comuni umbri e punta a costruire politiche basate su dati, collaborazione e visione strategica.
In questo quadro si colloca anche la piattaforma Cities Mobility Analytics, che permette di raccogliere e analizzare i flussi di visitatori nelle aree urbane, trasformandoli in informazioni operative per imprese e amministrazioni locali.
Sul fronte normativo, il passaggio chiave è rappresentato dalla revisione del Testo Unico del commercio, su cui la Regione Umbria sta lavorando con le organizzazioni di categoria nei tavoli tecnici. L’obiettivo dichiarato è mettere i Comuni nelle condizioni di governare lo sviluppo commerciale dei propri territori, orientando gli insediamenti in modo coerente con le esigenze economiche locali e con la qualità della vita dei cittadini.
“Avanti così non si può più andare”, afferma Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria. “I centri storici stanno cambiando rapidamente: diminuiscono i negozi che servono i residenti e crescono attività e servizi legati soprattutto al turismo. Se non interveniamo con politiche mirate rischiamo città sempre più sbilanciate, belle ma prive di anima, dove la vita quotidiana si indebolisce e anche l’attrattività turistica, con il tempo, rischia di venir meno.”
Con la guerra in corso
Solo un quarto dei negozi….???? Ottimisti….e se arriva Qualche miracolo ( e con l’attuale Comune la vedo dura) sarà sempre peggio