Parco Eolico Phobos, Regione Umbria conferma il no al progetto

La Giunta regionale ribadisce la contrarietà all’impianto previsto tra Castel Giorgio e Orvieto e annuncia le iniziative avviate per verificare ogni possibile intervento amministrativo nel rispetto delle norme.

La Regione Umbria conferma la propria contrarietà alla realizzazione del parco eolico Phobos nei territori di Castel Giorgio e Orvieto. L’Esecutivo regionale è intervenuto sulle recenti vicende legate al progetto spiegando di voler garantire massima trasparenza ai cittadini e alle comunità locali rispetto ai margini di intervento amministrativo, alle azioni intraprese e al confronto istituzionale in corso. Il procedimento autorizzativo dell’impianto si sarebbe concluso attraverso il meccanismo del silenzio-assenso nel 2023 durante la precedente legislatura regionale. La Giunta attuale ha avviato un percorso di riesame, valutando le possibilità di intervento compatibili con il quadro normativo e chiedendo approfondimenti tecnici e giuridici.

La posizione della Regione sull’impianto eolico

La Regione Umbria ha ribadito la propria posizione contraria all’avvio del progetto del parco eolico Phobos, previsto nei comuni di Castel Giorgio e Orvieto.

In una nota, la Giunta regionale ha spiegato di voler chiarire il quadro della situazione, illustrando ai territori interessati le iniziative intraprese e lo stato delle interlocuzioni istituzionali.

«La Regione chiede che il Governo intervenga definitivamente sulla questione come già precedentemente fatto nel viterbese per reinserire la procedura in un binario di rispetto dei territori e di correttezza amministrativa», viene spiegato dall’amministrazione regionale.

Al centro del confronto c’è il percorso autorizzativo che ha portato alla possibilità di realizzare l’impianto sull’Altopiano dell’Alfina, area interessata dal progetto.

Il riesame amministrativo e i pareri richiesti

Secondo quanto comunicato dalla Regione, l’attuale Giunta ha avviato un procedimento di riesame attraverso il Servizio transizione energetica e sviluppo sostenibile.

L’obiettivo era verificare se esistessero ulteriori possibilità di intervento, senza però entrare in contrasto con i vincoli previsti dalla normativa.

Per questo motivo la dirigente regionale competente ha richiesto un parere legale e un supporto tecnico specialistico, coinvolgendo soggetti esterni privi di conflitti di interesse con la società proponente.

Le valutazioni svolte hanno confermato, secondo quanto riferito dalla Regione, che il silenzio-assenso si sarebbe concretizzato nel 2023, durante la precedente legislatura.

L’Esecutivo regionale evidenzia quindi che un’eventuale revoca dell’autorizzazione in assenza di adeguati presupposti giuridici potrebbe comportare conseguenze economiche rilevanti per l’ente.

Le valutazioni ambientali e il nodo delle autorizzazioni

Un ulteriore elemento preso in esame riguarda la recente istruttoria del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica relativa all’ottemperanza delle prescrizioni ambientali.

Secondo la Regione, tale procedimento avrebbe modificato alcuni aspetti legati alle tutele previste per la protezione dei chirotteri, riducendo i margini di contestazione tecnica da parte dell’ente regionale sulla realizzabilità dell’impianto.

Al termine del percorso di approfondimento, la Regione ha quindi preso atto dell’impossibilità di procedere con una revoca in autotutela del silenzio-assenso.

La Giunta sottolinea tuttavia di aver ottenuto una proroga dei termini per l’avvio dei lavori, creando una finestra temporale considerata utile per proseguire le iniziative finalizzate alla mitigazione degli impatti e alla tutela paesaggistica dell’area.

Le richieste al Governo e la riapertura della procedura

Sul fronte operativo, l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca ha chiesto al Ministero la riapertura della procedura a seguito delle modifiche progettuali presentate dal soggetto proponente.

La richiesta si inserisce nel percorso istituzionale avviato dalla Regione e segue la lettera inviata nel mese di luglio dalla presidente Stefania Proietti al presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’obiettivo indicato dalla Regione è quello di mantenere aperto il confronto istituzionale e individuare ogni possibile soluzione per ridurre gli effetti del progetto sul territorio interessato.

La vicenda del parco eolico Phobos resta quindi legata al confronto tra autorizzazioni già maturate, valutazioni ambientali, competenze amministrative e richieste di tutela avanzate dalla Regione e dalle comunità locali coinvolte.

Redazione

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