“Dinner with Dante”, Cecilia Miniucchi racconta a Terni il corto premiato a Venezia: serata al PalaSì tra memoria e cinema

PalaSì Terni ospita Cecilia Miniucchi per “Dinner with Dante”, il corto premiato a Venezia che affronta il trauma della guerra e la memoria.

Una sala gremita al PalaSì di Terni ha accolto Cecilia Miniucchi per la proiezione di Dinner with Dante, il cortometraggio diretto dalla regista e scritto da Katherine Schimmel, premiato come miglior cortometraggio alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il Premio Kinéo “Diamanti al Cinema”. A presentare la regista al pubblico è stato Sauro Pellerucci, presidente di Io Sono Una Persona Per Bene e di PalaSì! Culture&Eventi e fondatore di PagineSì, che ha sottolineato il particolare significato della data dell’incontro, 1° ottobre, a 80 anni esatti dal verdetto dei processi di Norimberga: “Oggi sono 80 anni del verdetto di Norimberga e da quando è stata chiusa una parentesi così orribile, precisamente dal primo ottobre del 1946. Credo che sia una coincidenza molto forte sapere che oggi siamo qua con te Cecilia a vedere questo cortometraggio premiato, che parla dei danni terribili che ha lasciato la guerra sui civili”. Un richiamo che ha dato alla serata un significato ancora più profondo, mettendo in relazione la memoria di quella pagina drammatica della storia con il racconto cinematografico delle ferite lasciate dalla guerra.

“Dinner with Dante”, il trauma della guerra attraverso la memoria

Girato in bianco e nero e ambientato a Firenze, Dinner with Dante racconta la storia di una giovane donna che, durante la Seconda guerra mondiale, assiste alla morte del proprio fidanzato a causa di una mina. Da quel momento torna ogni sabato nello stesso ristorante e, davanti alla statua di Dante nei pressi di Santa Croce, immagina di poter dialogare con il poeta. Il racconto attraversa cinque diverse epoche della sua vita, mostrando come il dolore e le ferite lasciate dalla guerra possano continuare a vivere nella memoria anche molti anni dopo. Il riferimento di Pellerucci al 1° ottobre 1946, giorno del verdetto di Norimberga, ha dato alla serata una particolare chiave di lettura. A 80 anni da quella pagina della storia, il film di Miniucchi ha riportato l’attenzione proprio sulle conseguenze dei conflitti sulla popolazione civile e sulle ferite che possono attraversare le generazioni. La regista ha accolto il richiamo, ringraziando Pellerucci per averle ricordato la ricorrenza e per aver sottolineato il significato della coincidenza. L’incontro è poi proseguito con un lungo confronto con il pubblico, che con molta emozione e commozione ha rivolto alla regista numerose domande anche di carattere tecnico, incuriosito dalle difficoltà legate alla realizzazione di un cortometraggio ambientato nella Firenze di un’altra epoca.

Al PalaSì il dietro le quinte di “Dinner with Dante”: Firenze, costumi e circa 380 effetti speciali

Proprio sul piano della realizzazione, Cecilia Miniucchi ha raccontato quanto sia stato complesso girare il cortometraggio nel cuore di Firenze, dovendo ricostruire sullo schermo atmosfere, ambientazioni e dettagli coerenti con un periodo storico differente da quello attuale. La regista ha spiegato al pubblico le difficoltà affrontate non soltanto per le location, ma anche per la scelta e la gestione dei costumi, fondamentali per restituire credibilità all’epoca raccontata, e per il lavoro svolto con l’attrice protagonista. Un ruolo importante è stato affidato anche alla post-produzione: per Dinner with Dante sono stati utilizzati circa 380 effetti speciali, un numero particolarmente significativo per un cortometraggio e che testimonia la complessità del lavoro necessario per costruire visivamente il racconto. Le domande del pubblico hanno permesso così di entrare anche nel dietro le quinte del film, approfondendo le scelte tecniche e creative che hanno accompagnato la regista nella realizzazione dell’opera. La serata al PalaSì ha unito così cinema, memoria storica e approfondimento tecnico, offrendo al pubblico non soltanto la possibilità di vedere un cortometraggio premiato a Venezia, ma anche di conoscere più da vicino il lavoro che si nasconde dietro una produzione cinematografica ambientata in una Firenze del passato.

Redazione

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