Mohammad Hannoun resterà detenuto nel carcere di Terni dopo il rigetto del nuovo ricorso presentato dalla difesa alla Corte di Cassazione. L’attivista palestinese, presidente dei palestinesi in Italia, era stato arrestato a Genova alla fine del 2025 nell’ambito di un’inchiesta su presunti finanziamenti all’organizzazione terroristica Hamas. Secondo l’ipotesi accusatoria, una rete di associazioni formalmente impegnate in attività benefiche sarebbe stata utilizzata per trasferire all’organizzazione circa 18 milioni di euro raccolti nel corso degli anni. La decisione della Suprema Corte lascia in vigore la misura cautelare, mentre il procedimento giudiziario si avvicina a una nuova fase dopo la conclusione delle indagini preliminari.
La Cassazione respinge il secondo ricorso della difesa
Il nuovo pronunciamento della Corte di Cassazione rappresenta un passaggio significativo nella vicenda giudiziaria di Mohammad Hannoun.
I giudici hanno respinto il ricorso presentato dai legali dell’attivista contro la decisione che aveva confermato la custodia cautelare in carcere.
Hannoun rimarrà quindi recluso nell’istituto penitenziario di Terni, dove si trova detenuto in relazione alle accuse formulate nell’inchiesta.
Le motivazioni della decisione non sono ancora disponibili e saranno depositate nei prossimi giorni.
Soltanto dopo la pubblicazione sarà possibile conoscere nel dettaglio le valutazioni giuridiche che hanno portato la Suprema Corte a respingere le richieste della difesa.
Il provvedimento riguarda la legittimità della misura cautelare e non costituisce una sentenza definitiva sulla responsabilità penale dell’indagato, che resta da accertare nelle successive fasi del procedimento.
Il precedente intervento della Suprema Corte ad aprile
La vicenda aveva già raggiunto la Cassazione nei mesi precedenti.
Ad aprile 2026, la Suprema Corte aveva accolto parzialmente le istanze difensive, disponendo un nuovo esame degli atti da parte del Tribunale del Riesame.
La decisione aveva riguardato la necessità di rivalutare alcuni elementi probatori e di approfondire l’analisi delle fonti aperte utilizzate nell’attività investigativa.
Si trattava di un passaggio importante per verificare la consistenza degli elementi posti alla base della misura cautelare.
Il fascicolo era stato quindi restituito ai giudici competenti per un’ulteriore valutazione.
All’esito del nuovo esame, il Tribunale del Riesame aveva confermato la detenzione di Hannoun.
Contro questa ordinanza i difensori avevano presentato un secondo ricorso, successivamente esaminato e respinto dalla Cassazione.
La successione dei provvedimenti ha quindi portato al mantenimento della custodia cautelare, senza che ciò anticipi l’esito dell’eventuale processo.
L’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas
Al centro dell’indagine si trova l’ipotesi di un sistema di raccolta e trasferimento di denaro destinato a sostenere Hamas.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Mohammad Hannoun avrebbe raccolto nel corso degli anni circa 18 milioni di euro, utilizzando una rete di associazioni presentate come organizzazioni impegnate in attività di beneficenza.
Gli inquirenti ritengono che le finalità umanitarie dichiarate da questi enti avrebbero in realtà consentito di far arrivare risorse economiche all’organizzazione terroristica.
L’utilizzo delle associazioni benefiche come presunto strumento di finanziamento costituisce uno degli aspetti centrali dell’accusa.
Si tratta, tuttavia, di una ricostruzione investigativa che dovrà essere sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria nelle fasi successive.
Il materiale probatorio e la sua interpretazione sono stati oggetto delle iniziative della difesa, comprese quelle che avevano portato al precedente intervento della Cassazione.
La somma di 18 milioni di euro rappresenta l’importo complessivo indicato dall’accusa e non un trasferimento definitivamente accertato con una sentenza di condanna.
Indagini concluse, possibile richiesta di rinvio a giudizio
Nel frattempo, il procedimento ha registrato un ulteriore sviluppo con la chiusura delle indagini preliminari.
Questo passaggio indica che l’attività investigativa è giunta alla fase in cui la Procura può assumere le successive determinazioni sull’esercizio dell’azione penale.
Tra gli sviluppi possibili figura la presentazione di una richiesta di rinvio a giudizio, che dovrà eventualmente essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti.
La conclusione delle indagini non equivale quindi all’apertura automatica di un processo né all’accertamento delle responsabilità contestate.
Per Hannoun rimane centrale la distinzione tra le accuse formulate dagli inquirenti e l’esito ancora da definire del procedimento penale.
L’attivista deve essere considerato non colpevole fino a un’eventuale condanna definitiva, secondo il principio costituzionale della presunzione di innocenza.
La permanenza in carcere deriva, allo stato, dalla misura cautelare confermata dai giudici e non da una pena inflitta a conclusione del processo.
Il carcere di Terni e le manifestazioni di solidarietà
La vicenda giudiziaria ha avuto ripercussioni anche a Terni, dove Hannoun è detenuto.
Nei mesi scorsi, davanti all’istituto penitenziario e in altri luoghi della città si sono svolti presidi di solidarietà nei confronti dell’attivista palestinese.
Le iniziative hanno portato l’attenzione pubblica sulla sua situazione giudiziaria e sulle condizioni della detenzione.
La presenza di Hannoun nel carcere ternano ha così collegato il territorio umbro a un procedimento giudiziario avviato dopo l’arresto avvenuto a Genova.
Le manifestazioni citate si inseriscono nel dibattito pubblico sviluppatosi intorno alla vicenda, senza incidere sulle valutazioni che spettano agli organi giudiziari.
La nuova decisione della Cassazione conferma che, almeno nell’attuale fase processuale, la misura cautelare continuerà a essere eseguita a Terni.
Il precedente caso di Anan Yaeesh
Il caso Hannoun richiama, per la presenza nel carcere ternano e per le iniziative di solidarietà, un’altra vicenda giudiziaria che aveva coinvolto un attivista palestinese.
Si tratta di Anan Yaeesh, che in passato era stato detenuto nell’istituto penitenziario di Terni.
Anche in quella circostanza si erano svolte manifestazioni di sostegno.
Successivamente, la Corte d’assise dell’Aquila aveva condannato Yaeesh a cinque anni e sei mesi di reclusione per terrorismo.
Le due vicende riguardano persone e procedimenti distinti e non devono essere considerate come parti della stessa indagine sulla base delle informazioni disponibili.
Il riferimento a Yaeesh riguarda soprattutto la presenza di precedenti iniziative pubbliche di solidarietà a Terni e il coinvolgimento della città in vicende giudiziarie legate ad attivisti palestinesi.
Attesa per le motivazioni dei giudici
Dopo il rigetto del secondo ricorso, l’attenzione si concentra ora su due sviluppi.
Il primo riguarda il deposito delle motivazioni della Cassazione, che permetterà di conoscere le ragioni giuridiche della decisione sulla custodia cautelare.
Il secondo è collegato alle determinazioni della Procura dopo la conclusione delle indagini preliminari.
Un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio aprirebbe un’ulteriore fase di valutazione delle accuse e degli elementi raccolti dagli investigatori.
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