Inflazione, Terni quarta in Italia: aumento di 1.305 euro a famiglia in un anno

Rincari a settembre: Terni sfiora il podio nella classifica delle città più care, mentre l’Umbria è ottava per aumento del costo della vita

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat sull’inflazione di settembre e ha stilato la graduatoria delle città italiane per aumento della spesa. Terni si colloca al quarto posto, con 1.305 euro in più a famiglia rispetto a un anno fa. La città umbra manca il podio per un soffio: più di lei hanno speso in più solo le famiglie di Vicenza, Rimini e Como. Il confronto è con settembre 2025. A pesare sui bilanci sono soprattutto i rincari di carburanti ed energia, che si sono riflessi sui prezzi di alimentari e servizi.

Terni, la terza inflazione più alta del paese

Nel capoluogo ternano i prezzi sono cresciuti del 5% su base annua. È la terza inflazione più alta d’Italia, dato che si traduce nel quarto posto nella classifica per maggiore spesa aggiuntiva. La differenza tra le due graduatorie dipende dal fatto che l’aumento percentuale dei prezzi e la spesa in euro per famiglia non coincidono necessariamente tra una città e l’altra.

La situazione in Umbria

Il resto della regione non sta meglio. In Umbria i rincari medi si attestano al 4,2%, pari a 1.066 euro in più per ogni famiglia. La regione è ottava in Italia per aumento del costo della vita, in una posizione leggermente superiore alla media nazionale. Nel confronto interno, Terni supera quindi il dato regionale sia per incremento percentuale sia per spesa aggiuntiva: 1.305 euro contro i 1.066 della media umbra.

Perugia si ferma al 49° posto nella graduatoria nazionale, con un aumento medio di 1.018 euro a famiglia. Il capoluogo regionale registra dunque un rincaro inferiore di 287 euro rispetto a quello ternano.

Il quadro nazionale

I numeri umbri si inseriscono in un trend di crescita che interessa tutto il paese. Le stime Istat diffuse a fine settembre sono state confermate: a livello nazionale si tratta della crescita annua più alta da settembre 2023. L’inflazione è passata dal +3,3% di agosto al +4,2% di settembre, con un’accelerazione di nove decimi di punto in un solo mese.

Quali prezzi salgono di più

L’impennata di carburanti ed energia si trasmette alla filiera dei consumi. Il trend di crescita riguarda in particolare frutta e ortaggi, ma anche i trasporti, i servizi ricreativi e quelli di cura alla persona. Si tratta di voci che incidono in modo diretto sulla spesa quotidiana delle famiglie.

L’impatto sulle famiglie con meno risorse

Nel terzo trimestre 2026 l’aumento dei prezzi al consumo risulta più marcato per le famiglie con bassi livelli di spesa rispetto a quelle con i livelli più alti. I rincari colpiscono quindi in misura maggiore i nuclei con minore capacità di spesa, che destinano ai beni essenziali una quota più ampia del proprio bilancio. Il dato rende più rilevante la classifica delle città, perché a Terni l’incremento di 1.305 euro annui si somma a questa disparità.

Redazione

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