I lavoratori della Serafini srl hanno manifestato davanti alla prefettura di Terni dopo lo stop all’attività imposto dalle procedure fallimentari disposte dal tribunale. Il provvedimento ha congelato l’operatività dell’azienda, realtà storica della distribuzione alimentare con oltre 80 anni di storia, e della collegata Srf srl, lasciando circa 60 dipendenti senza lavoro. Il senso della protesta è riassunto nelle parole dei presenti: “chiediamo soltanto di poter lavorare, per noi e per le nostre famiglie, e l’esercizio provvisorio è l’unica soluzione possibile”.
Lo stop all’attività e la richiesta di esercizio provvisorio
Sindacati e lavoratori definiscono la situazione “assurda”, perché l’azienda viene descritta come strutturalmente sana e operativa. Per evitare la perdita dei clienti e un disastro occupazionale, le sigle chiedono con urgenza la concessione dell’esercizio provvisorio, che consentirebbe di riprendere subito le consegne.
Il tavolo in prefettura
Il giorno precedente al presidio i sindacati hanno incontrato il prefetto insieme ai titolari dell’azienda per cercare una soluzione. Al tavolo erano presenti anche Confindustria e Confartigianato, che hanno avanzato una richiesta sulla vicenda. I titolari hanno ricostruito l’iter che ha portato al fallimento, dichiarato lunedì scorso.
A nome delle tre sigle ha parlato Claudio Cipolla della Cgil Terni, che ha precisato anzitutto che ai sindacati non spetta giudicare la decisione dei giudici: “C’è un percorso giudiziario, chi ha ragione e chi ha torto lo vedrà chi di dovere”. Poi ha indicato chi guida la fase attuale: “Chi ha il pallino in mano di poter decidere come va avanti quella attività produttiva o comunque lavorativa è il curatore”.
La richiesta dei sindacati è che il curatore decida in tempi rapidi, così che i lavoratori sappiano cosa li attende. Se l’esercizio provvisorio fosse praticabile, va deciso il prima possibile; in caso contrario va indicata l’alternativa, “senza fare ipotesi, senza creare false aspettative”. Cipolla ha aggiunto: “Noi purtroppo o per fortuna siamo abituati a dire la verità”.
Il nodo più urgente, ha spiegato, è il reddito: “Da martedì le persone che stanno qui sotto non ci hanno più un lavoro, ma non ci hanno un reddito”.
L’ipotesi della cassa integrazione straordinaria
Uno dei titolari dell’azienda ha invitato i lavoratori ad aspettare fino a lunedì, termine concesso nella comunicazione sottoscritta dall’azienda e dal curatore e presentata al tavolo di confronto: “Cerchiamo di temporeggiare gli animi fino a lunedì”. Le istituzioni, ha spiegato, solleciteranno una risposta rapida del curatore e del tribunale, “mantenendo gli animi tranquilli”.
Parallelamente si lavora a un’alternativa: “velocizzare tramite tutte le istituzioni” la cassa integrazione straordinaria, da sovrapporre all’esito della decisione del tribunale o del curatore, in modo da ridurre i tempi per i lavoratori.
La posizione del Comune
L’assessore Sergio Cardinali ha raccontato l’intervento dell’amministrazione, insieme al sindaco: “Da ieri mattina appena abbiamo preso la notizia dai giornali (…) abbiamo contattato i signori Serafini”. I contatti con il curatore sono proseguiti fino a tarda sera: alle 23.30 del giorno prima, ha riferito, “lui non era disponibile all’esercizio provvisorio, che è l’unico strumento che permetterebbe di dare una continuità lavorativa immediata”. Al tavolo è emerso invece che il curatore ha redatto un verbale che apre a questa possibilità, e Cardinali ha detto di non avere “nessuna ragione di mettere in discussione” la circostanza.
Sulla cassa integrazione l’assessore è stato netto sui tempi: “Per attivare una procedura di cassa integrazione e averla in busta paga ci vogliono almeno tre mesi”. La procedura passa tra il Ministero e la Regione Umbria e, ha detto, “non è colpa di nessuno, questo è il sistema burocratico del Paese”.
Il prefetto ha preso l’impegno di scrivere una lettera di suo pugno al curatore per chiedere una decisione immediata. Cardinali ha concluso: “Noi auspichiamo di ricevere una comunicazione nelle prossime ore che ci dà la garanzia che c’è una continuità produttiva”.
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