Nel pomeriggio del 24 ottobre, nella gremita cattedrale di Santa Maria Assunta a Terni, monsignor Alfonso Raimo ha preso possesso della Diocesi di Terni-Narni-Amelia, dando inizio al suo ministero pastorale. Alla celebrazione era presente il Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, l’arcivescovo Edgar Peña Parra. I numerosi fedeli hanno accolto con gioia il nuovo vescovo, il novantatreesimo nella storia della diocesi.
Il rito di insediamento
La liturgia si è aperta sulla porta della cattedrale con il bacio del Crocifisso. Sono seguiti la preghiera nella cappella del Santissimo Sacramento, la lettura del decreto di nomina e l’insediamento sulla cattedra. Qui rappresentanti del clero, religiosi, religiose e laici hanno reso omaggio al nuovo pastore.
L’incontro con le istituzioni
Prima della celebrazione monsignor Raimo ha incontrato le autorità civili nella sala consiliare del Comune di Terni. Nel saluto ha auspicato che il rapporto tra Chiesa diocesana e istituzioni del territorio fosse sempre caratterizzato da rispetto reciproco, lealtà, libertà e dialogo, indicando come essenziale «la capacità di incontrarsi e di riconoscere, al di là delle differenze, la responsabilità comune verso le persone che ci sono affidate».
Ha poi delineato una Chiesa calata nell’oggi e chiamata a condividere le condizioni concrete di vita del territorio: «Non possiamo rimanere estranei alle difficoltà delle famiglie, alle incertezze del lavoro, alle attese delle nuove generazioni, alla solitudine di tanti anziani, alle condizioni di chi vive nella povertà o sperimenta forme diverse di esclusione». Per questo, ha spiegato, si è chiamati «a dialogare, a collaborare con quanti operano per il bene comune, a difendere la dignità di ogni essere umano e a testimoniare, con le parole e con le opere, la speranza cristiana».
L’omelia: pietre vive e comunione
Nell’omelia il vescovo è partito dal prossimo anniversario della dedicazione della Cattedrale di Terni, definito «un momento di grazia che il Signore ci dona di vivere insieme e che ci ricorda che tutti siamo pietre vive di un unico edificio spirituale». Ha quindi precisato il senso del proprio ingresso in diocesi: «È dentro questa Chiesa, e non al di sopra di essa, che oggi vengo a prendere posto per camminare con voi e servire con voi il Signore».
Riferendosi alle pietre della cattedrale, che hanno attraversato guerre e tempi di pace, ha affermato: «La loro vera grandezza è quella di continuare a ricordarci che Dio non smette mai di radunare il suo popolo».
Il tema centrale è stato la comunione. Il vescovo ha osservato: «Viviamo in una società nella quale tutto sembra spingere verso la frammentazione». Ha avvertito che questa mentalità può insinuarsi anche nella vita ecclesiale e ha richiamato l’Eucaristia, sacramento dell’unità: «Non possiamo spezzare l’unico Pane e poi accettare che il nostro cuore si divida». La comunione, ha spiegato, nasce dall’amore di Dio e diventa vera nell’amore del prossimo.
Ampio spazio è stato dedicato alla figura dello straniero. Monsignor Raimo ha ricordato che non lo è solo chi viene da un altro Paese, ma che «straniero può diventare chiunque percepiamo come distante: chi pensa diversamente, chi appartiene a un’altra generazione, chi conduce una vita che facciamo fatica a comprendere».
Guardando alla cattedrale, ferita dalla guerra e poi ricostruita, ha indicato un segno di rinascita e speranza: «ciò che è stato ferito possa essere curato, che ciò che è diviso possa essere riconciliato, che ciò che è lontano possa essere nuovamente avvicinato, che dalle macerie sia sempre possibile ricominciare». E ancora: «La speranza cristiana nasce quando, proprio davanti alle macerie, qualcuno trova ancora la forza di raccogliere una pietra e ricominciare a costruire». Sulla comunione ha aggiunto: «La comunione si costruisce ogni giorno. Talvolta deve essere ricostruita».
L’invito finale è stato a diventare «uomini e donne che raccolgono e non disperdono, che avvicinano e non allontanano, che costruiscono e non distruggono», capaci di riconoscere nell’altro «non uno straniero da temere, ma un prossimo da amare».
I partecipanti
Al solenne rito hanno preso parte il cardinale Gualtiero Bassetti, l’arcivescovo di Salerno monsignor Andrea Bellandi e i vescovi Antonio De Luca (Teggiano-Policastro), Marco Salvi (Civita Castellana), Ivan Maffeis (arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve), Luciano Paolucci Bedini (Gubbio e Città di Castello), Gualtiero Sigismondi (Orvieto-Todi) e Domenico Sorrentino (vescovo emerito di Assisi-Nocera Umbra). Presenti anche fra Marco Vianelli, Ministro Provinciale OFM, circa 90 presbiteri e diaconi, i familiari e i corregionali del vescovo, i sindaci dei comuni della diocesi.
Tra le autorità civili e militari figuravano il prefetto Antonietta Orlando, il questore vicario Paolo Guiso, l’onorevole Raffaele Nevi, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e il sindaco di Terni Stefano Bandecchi, insieme a consiglieri regionali e assessori del Comune. Numerosi gli ospiti dalla diocesi di Salerno, dalla parrocchia di Eboli, dove monsignor Raimo ha svolto per anni il ministero sacerdotale, dal suo paese natale e da altre zone della Campania.
La liturgia è stata animata dalla corale della Diocesi e dagli studenti del liceo musicale Angeloni di Terni, diretti da don Sergio Rossini. Il servizio d’ordine e di accoglienza è stato svolto dai volontari delle associazioni cattoliche diocesane: Comunità Neocatecumenale di Terni, Società San Vincenzo De’ Paoli di Narni, Scout d’Europa di Terni e Scout Agesci di Terni.
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