Cellulari e dodicimila euro da spedire in carcere col drone: blitz della Polizia prima del volo

La denuncia del Sappe: "Detenuti incuranti che questo sia un reato, serve un'applicazione della pena adeguata alla situazione carceraria attuale"

Droga in carcere. Un problema non certo recente ma che si ripropone ciclicamente, soprattutto quando la gestione dei traffici di stupefacenti avviene direttamente dentro la casa di reclusione. Nello specifico è successo a Terni nella giornata di ieri, grazie alla scoperta fatta da un ispettore superiore distaccato da altro istituto a Terni per l’ attività di polizia giudiziaria ed aun ispettore capo locale i quali, entrambi fuori servizio dopo aver concluso il turno, hanno individuato e bloccato  un auto con a bordo tre soggetti intenti a pilotare il drone in sorvolo sul carcere di vocabolo Sabbione, per illecite attività legate al traffico di stupefacenti e introduzione di apparati telefonici cellulari interrompendo l’azione.  L‘azione ha portato al sequestro di 12.000 euro provento dello spaccio e quattro telefoni cellulari che erano destinati ai detenuti.

Fabrizio Bonino, segretario per l’Umbria del Sappe, sottolinea: “Il  problema dell’introduzione di telefoni in carcere è da tempo noto e conosciamo bene la sua portata che, al giorno d’oggi è davvero significativa e continua a crescere giorno dopo giorno. Ci preoccupa – aggiunge – non solo il loro utilizzo per scopi illeciti all’esterno del carcere, come più volte riscontrato nelle attività di indagine che vengono svolte quotidianamente nei penitenziari e sul territorio nazionale, ma anche il vero e proprio commercio che è presente all’interno delle mura dove uno smartphone ceduto tra detenuti moltiplica vertiginosamente il proprio valore, diventando fonte di ingenti guadagni illeciti per chi riesce a gestirne il commercio”.

Un’attività fiorente, quella dello smercio di telefoni cellulari in carcere, in barba al fatto che dal 2020 costituisce un reato punibile con arresto fino a 4 anni. E anzi, i sequestri continuano ad aumentare: “Servono pene adeguate alla realtà dei giorni nostri – spiega Bonino – e all’attuale realtà penitenziaria, fatta di detenuti sempre più violenti e noncuranti delle più basiche regole di civiltà. È indispensabile quindi investire sulla formazione del personale nonché sulle dotazioni individuali e di reparto, affinché la Polizia Penitenziaria sia messa nelle migliori condizioni per operare”.

Donato Capece, segretario nazionale del Sappe sottolinea come il ritrovamento del drone indichi una frequenza alta del fenomeno anche nelle carceri umbre, favorito “anche dalla libertà di movimento dei detenuti a seguito del regime custodiale aperto e delle criticità operative attuali, in cui opera la Polizia Penitenziaria, con dei livelli minimi di sicurezza”. Proprio per aumentare la sicurezza è in atto l’organizzazione di un nucleo di poliziotti penitenziari specializzati ed esperti nell’utilizzo e nella gestione dei droni sia in ottica preventiva che dissuasiva dei fenomeni di violazione degli spazi penitenziari o di introduzione di materiale illecito di qualsiasi natura.

Per questo l’auspicio del leader nazionale del Sappe “è che presto anche l’Umbria possa disporre di un numero sufficiente di poliziotti, adeguatamente preparati, formati e specializzati ed esperti nell’utilizzo e nella gestione dei droni sia in ottica preventiva che repressiva”.

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