Un’operazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Salerno ha portato all’esecuzione di dieci provvedimenti di custodia cautelare, di cui sei in carcere e quattro ai domiciliari, nei confronti di individui accusati di scambio elettorale politico-mafioso, tentato omicidio aggravato, estorsione e detenzione di armi da guerra. L’inchiesta, durata oltre due anni, ha permesso di ricostruire presunti legami tra esponenti politici e membri della criminalità organizzata.
Le indagini si sono concentrate sul patto elettorale tra il sindaco dimissionario di Capaccio Paestum, Francesco Alfieri, e il pregiudicato Roberto Squecco, ritenuto vicino al clan Marandino, insieme all’ex moglie di quest’ultimo, l’avvocato ternano Stefania Nobili, 54 anni, all’epoca consigliere comunale. Quest’ultima è stata posta ai domiciliari. Secondo gli inquirenti, l’accordo avrebbe garantito appoggi elettorali ad Alfieri in cambio del mantenimento della struttura balneare Lido Kennedy, sebbene fosse già oggetto di provvedimenti ablatori.
Le minacce dopo l’abbattimento del lido Kennedy
Quando l’amministrazione comunale ha ordinato un abbattimento parziale del Lido Kennedy per motivi di sicurezza, Squecco avrebbe considerato violato il patto siglato nel 2019. Per questo motivo, avrebbe minacciato ripetutamente Alfieri, servendosi di Antonio Bernardi, agente della polizia locale, e Michele Pecora, dipendente comunale, i quali avrebbero trasmesso i messaggi minatori a Mariarosaria Picariello, ex assessore alle politiche sociali.
Secondo le intercettazioni, Picariello avrebbe riferito le minacce all’ex sindaco. Dopo l’effettivo abbattimento della struttura balneare, Squecco avrebbe organizzato un attentato dinamitardo contro Alfieri, coinvolgendo tre individui di Baronissi: Antonio Cosentino, Domenico De Cesare e Angelo Genovese. Tuttavia, l’azione criminale non è stata eseguita a causa di un mancato accordo tra le parti.
Tentato omicidio e armi da guerra
Domenico De Cesare è accusato di tentato omicidio ai danni di Angelo Genovese, esponente del clan omonimo operante a Baronissi. Il movente sarebbe legato a una tentata estorsione da parte di Genovese ai danni di De Cesare.
Durante le perquisizioni, sono state sequestrate armi da guerra come un Uzi e un Kalashnikov, oltre a esplosivi. Le autorità giudiziarie hanno ritenuto le prove raccolte sufficientemente gravi per disporre le misure cautelari.
Nel frattempo, a Mariarosaria Picariello viene contestato il favoreggiamento personale per aver fornito dichiarazioni mendaci alla polizia giudiziaria, aiutando così Squecco, Bernardi e Pecora a eludere le indagini.
L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP di Salerno, è stata eseguita all’alba in diversi comuni del Salernitano, a Terni e a Sulmona.