Omicidio Ilaria Sula, Procura e Gip convinti: Mark Samson è stato aiutato nel trasporto

Le autorità hanno rivolto l’attenzione verso due amici del giovane, di 22 e 23 anni, residenti in una zona di Roma in cui il cellulare di Ilaria è stato rilevato più volte nei giorni successivi alla sua scomparsa.

Mark Samson non può aver fatto tutto da solo. Non può aver trasportato da solo il corpo di Ilaria Sula dentro il trolley e per poi gettarlo in un dirupo nel comune di Poli. La Procura di Roma ne è convinta, sulla base degli indizi raccolti dal gip che già dopo l’interrogatorio aveva sottolineato come fosse difficile credere che il ragazzo avesse agito completamente da solo. L’esame delle celle telefoniche del cellulare della giovane, utilizzato da Mark Samson dopo averla uccisa per depistare le indagini sembra confermarlo.

A distanza di giorni, questa ipotesi appare sempre più fondata. Secondo il giudice per le indagini preliminari, anche la fase dell’occultamento del corpo presenta elementi oscuri, in particolare per quanto riguarda il ruolo potenzialmente assunto dai genitori di Samson o da altri soggetti. Le autorità hanno quindi rivolto l’attenzione verso due amici del giovane, di 22 e 23 anni, residenti in una zona di Roma in cui il cellulare di Ilaria è stato rilevato più volte nei giorni successivi alla sua scomparsa.

Il telefono della ragazza, infatti, ha continuato a trasmettere segnali fino alla sera prima del fermo di Samson, avvenuto poco dopo la mezzanotte del primo aprile. In quel momento, il ragazzo si trovava in compagnia dei due amici, con i quali era stato fermato a pochi chilometri dal luogo in cui sarebbe poi stato rinvenuto il cadavere. Sebbene abbiano negato ogni coinvolgimento durante gli interrogatori, gli investigatori non escludono un loro ruolo nei tentativi di depistaggio.

Su questa ipotesi si muove anche l’avvocato della famiglia di Ilaria Sula, che proprio parlando ai cronisti il giorno delle esequie della studentessa ha confermato questi dubbi.

Tra gli elementi che alimentano i sospetti, ci sono le incertezze mostrate da Samson nel guidare la polizia fino al punto esatto in cui era stato abbandonato il trolley contenente il corpo della studentessa. A questo si aggiungono incongruenze temporali tra le immagini riprese dalle telecamere e i dati di traffico del telefono di Ilaria, che suggerirebbero la presenza del dispositivo in un luogo diverso rispetto a quello in cui era la macchina del ragazzo. Il che farebbe pensare a una gestione del cellulare da parte di terzi.

A confermare questi dubbi c’è anche l’ultimo aggiornamento apparso sul profilo Instagram di Ilaria il 31 marzo, cinque giorni dopo la sua morte. Il post, con scritto “Ciao pa’, non ti preoccupare. Sto bene. Mi sono allontanata con un ragazzo e una ragazza. Torno a Terni tra un mese””, è considerato dagli inquirenti un falso messaggio inviato per sviare le indagini. Un particolare inquietante è che Samson, durante l’interrogatorio, ha rifiutato di spiegare chi avesse scritto quel messaggio, aumentando i sospetti su un’azione coordinata con altri soggetti.

Il dramma della gelosia

Ormai definito invece il quadro che ha portato al gesto efferato, così come lo scenario e le motivazioni, attinenti alla gelosia morbosa dello studente italo-filippino, anche dopo la fine della storia con Ilaria Sula.

Parlando col Gip, Samson ha scaricato sulla ex ogni responsabilità sulla fine della relazione “L’atteggiamento di Ilaria era altalenante, a volte mi trattava come fidanzato, altre volte come un semplice amico. A volte mi trattava affettuosamente, altre volte con freddezza”, ha spiegato.

La rottura del fidanzamento, iniziata con la richiesta di vedere i voti universitari, secondo Samson si sarebbe consumata con l’apertura del profilo Tinder da parte di Ilaria. Samson racconta l’ultimo incontro: “Verso le 22 del 25 mi riporta dei vestiti, dei cuscini e l’anello di fidanzamento. Ilaria è rimasta molto dispiaciuta, ha anche pianto quando le ho ridato una collanina che mi aveva regalato”. La mattina seguente il raptus: Le portavo la colazione a letto, caffè e panino con la mortadella, l’ho vista chattare e le ho chiesto con chi. Lei mi ha consegnato spontaneamente il telefono e ho visto i messaggi sessualmente espliciti di questo Alessandro. Ero deluso e scioccato, lei ha capito che ero infastidito e mi ha strappato il telefono graffiandomi le braccia”. Poi le tre coltellate alla gola, con un coltello da cucina, che hanno tolto la vita alla ragazza.

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