Anche imprenditori ternani per lo sviluppo dell’interporto di Orte. E la piastra logistica?

Il progetto farà della struttura un polo logistico integrato in grado di ospitare convogli europei, offrire servizi avanzati e favorire una distribuzione capillare delle merci in tutta la penisola. La piattaforma ternana invece è ancora ferma dopo 21 anni.

Si torna a parlare dell’interporto di Orte. Un progetto fondamentale per il basso Lazio ma che potrebbe avere importanti ripercussioni di ordine economico anche per la provincia di Terni. La vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli ha illustrato il progetto che trasformerà la l’infrastruttura in un hub innovativo, in grado di accogliere convogli europei, fornire servizi di logistica integrata e favorire la distribuzione delle merci in tutta Italia. L’Interporto diventerà, così, un asset strategico per tutto il Lazio e non solo.

Il progetto, che si svilupperà grazie al finanziamento di oltre 8 milioni di euro provenienti dal Fondo di Sviluppo e Coesione (previsto nell’ambito dell’Accordo fra Governo e Regione Lazio), permetterà il completamento intermodale dell’hub, portandolo a una estensione di 5000 mq di superficie pavimentata, con la creazione di 1.200 metri di asta ferroviaria elettrificata, 4 binari da 750 metri lineari, conformi agli standard europei, e un binario raccordato direttamente con i magazzini.

Angelilli, spiega: “Parliamo di una piattaforma logistica avanzata, strategica per il sistema Lazio, con tutte le caratteristiche per diventare un hub logistico di primo livello nazionale, centrale all’interno delle reti europee”.

L’interporto, collocato in una posizione nevralgica al crocevia tra Lazio, Umbria e Toscana, rappresenta un tassello fondamentale per la modernizzazione del trasporto merci su ferro e gomma. Non a caso forse, dietro al progetto c’è anche la Finapi, un’associazione guidata da Giuseppe Dani – figlio di Sem Dani, tra i pionieri dell’iniziativa – che rappresenta gli interessi degli spedizionieri ternani. Presenza importante perchè non è limitata solo all’aspetto finanziario (il 28 percento del capitale è proprio di realtà private): gli stessi imprenditori siedono infatti anche nel Consiglio di amministrazione della stessa società attraverso un loro rappresentante diretto, assicurando così una partecipazione viva e concreta alle scelte strategiche della società.

“La nostra fiducia  nell’infrastruttura – ha dichiarato uno degli imprenditori – non è mai venuta meno, nemmeno nei momenti più complicati”, a conferma della volontà di fare dell’interporto di Orte un motore di sviluppo per l’intera macroregione.

Il progetto, già nella fase operativa grazie all’avvio dei cantieri, promette di generare occupazione e attrarre nuove attività, soprattutto nei settori dei trasporti e dei servizi logistici. Una prospettiva che potrebbe cambiare l’assetto economico del territorio.

“Ora sembra ci siano condizioni per ripartire in maniera organica”, sottolineano.  Orte, dunque si candida a diventare un asset strategico per il Lazio e per il sistema logistico italiano.

La grande incompiuta della piastra logistica

E Terni? Già viene da chiedersi quale possa essere il vantaggio economico di Terni da questo progetto. Ci sarebbe, in realtà, perchè Terni e Orte sono lungo la traiettoria per Roma e a Terni c’è la piastra logistica. Un enorme edificio tutto pronto, con dentro persino mensa, spogliatoi e docce che potrebbe consentire agli autisti una sosta in pieno relax mentre le merci vengono stoccate. Eppure è tutto fermo, da sempre. Dopo il taglio del nastro non se n’è più fatto nulla, trasformando quell’area fra Terni e Narni in una grande cattedrale nel deserto.

Prospettive all’orizzonte? Difficili da prevedere, anche perchè nel corso degli anni le occasioni perse sono state parecchie. Parliamo di una struttura che ha già 21 anni. Quando venne presentato il progetto la presidente della Regione era Catiuscia Marini, al taglio del nastro nel 2014 il presidente della Provincia era Feliciano Polli e i sindaci erano prima Raffaelli e poi Di Girolamo. Un’opera da 23 milioni costruita nell’ambito dell’area di crisi complessa Terni-Narni che nel tempo è stata solo una macchina mangiasoldi: nel 2024 la Regione ha invesito 9 milioni  e altri tre 3 messi li ha messi sul piatto RFI.

Nell’ultimo recente sopralluogo, l’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti ha spiegato che sono in corso le prove tecniche per l’allaccio alla rete ferroviaria lungo Orte-Falconara che passa a pochi metri e che nel frattempo dovrebbe essere – almeno si spera- completata: “Lavori indispensabili per fare in modo che ci sia la possibilità di uno scambio gomma/ferrovia per il trasporto delle merci. Lo stato di conservazione dei manufatti, del magazzino, delle infrastrutture viarie e del piazzale è ottimo. Questo ci fa ben sperare per il futuro, nella ricerca di possibili gestori che valorizzino al massimo questa importante infrastruttura, posta al centro d’Italia, quindi in una strategica posizione geografica”, ha spiegato. L’ultimazione dei lavori è prevista per la metà del prossimo anno. Il tempo che era stato promesso per l’entrata in funzione.

Se n’è parlato anche nei giorni scorsi, durante l’assemblea della Cisl: “Il raddoppio della Orte-Falconara di cui si parla da decenni, della centrale Umbra e l’attivazione piastra logistica – aveva spiegato ai nostri microfoni il segretario Riccardo Marcelli – sono fondamentali per costruire la Terni del futuro: quest’ultima in particolare è una cattedrale nel deserto che invece potrebbe essere fonte di sviluppo per il territorio. E gli uffici devono restare a Narni”.

 

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