Nuovi disagi per i pendolari: il treno Orvieto-Firenze-Roma fa sempre più tardi

Il Comitato Pendolari Orvieto-Chiusi-Roma-Firenze ha sollevato l'allarme: 'Intercity 598, che in precedenza arrivava a Orvieto alle 19:20 circa, vedrà il suo orario di arrivo posticipato di circa un'ora e mezza

L’introduzione dei nuovi orari ferroviari da parte di Trenitalia, che entreranno in vigore a dicembre, sta generando forte preoccupazione e malcontento tra i pendolari di Orvieto e Chiusi che quotidianamente utilizzano la linea per raggiungere Roma e Firenze. La Regione Umbria e la Toscana sono al centro delle polemiche per quella che viene definita una mancanza di collaborazione nel tutelare i diritti dei viaggiatori.

Il Comitato Pendolari Orvieto-Chiusi-Roma-Firenze che già si era lamentato della situazione più volte – ha sollevato l’allarme, definendo la situazione un “nuovo disastro”. Il principale oggetto del contendere è l’Intercity 598, un treno cruciale per i pendolari. L’Intercity 598, che in precedenza arrivava a Orvieto alle 19:20 circa, vedrà il suo orario di arrivo posticipato di circa un’ora e mezza, arrivando presumibilmente dopo le 20.50. A Chiusi l’arrivo è previsto intorno alle 20.30, con un ulteriore ritardo rispetto al passato. Questo cambiamento è percepito come un vero e proprio “sacrificio” delle esigenze dei pendolari sull’altare di una non meglio specificata “linea convenzionale” invocata da Trenitalia.

Il Comitato denuncia che tale modifica non solo complica la vita a centinaia di lavoratori e studenti, ma è stata attuata senza un adeguato confronto. Il tesoriere regionale del Comitato, Francesco De Rebotti, ha espresso in una dichiarazione riportata sull’articolo che “occorre portare il confronto su un altro livello – dice ancora il Comitato – per far valere le nostre ragioni, dato che, sinora, Trenitalia ed RFI – Rete Ferroviaria Italiana non sono risultate disponibili a prendere in seria considerazione le nostre richieste e che la Regione Lazio e la Regione Toscana non si sono dimostrate collaborative”. De Rebotti ha aggiunto che “nonostante, infatti, esista un obbligo preciso, quello di garantire il servizio pubblico – spiegano per l’Orvietano e la bassa Toscana – le Ferrovie sono state, fino ad oggi, le logiche di mercato“.

Il Comitato sottolinea come il ritardo dell’Intercity 598 sia aggravato dal fatto che il servizio subirà un “ulteriore impoverimento di collegamenti”, con conseguente danno economico e sociale per il territorio. L’attuale situazione, ritenuta “inaccettabile”, è il risultato di un’operazione che “sostanzialmente, semplificherà ulteriormente l’interconnessione, ma ne aumenterà il tempo di percorrenza”, come spiegato da Trenitalia stessa.

La preoccupazione si estende anche al futuro. Il Comitato si dice disposto ad agire legalmente e a “vedere assicurata un’offerta con condizioni di viaggio e tempi di percorrenza congrui”. Si guarda con apprensione ai servizi ferroviari che entreranno in vigore nel 2027, paventando il rischio di ulteriori modifiche di orari che potrebbero deteriorare ulteriormente la situazione dei collegamenti da e per l’Orvietano e il suo territorio. La posizione è chiara: si richiede un intervento immediato delle Istituzioni per tutelare i diritti dei pendolari, che si vedono costretti a subire una drastica riduzione della qualità del servizio per mano di Trenitalia e del sistema regionale di gestione dei trasporti.

Insorgono i sindaci di Orvieto e Chiusi

Vista la situazione, intervengono ancora con una nota i sindaci di Orvieto e Chiusi, Roberta Tardani e Gianluca Sonnini, che definiscono tutto questo

“intollerabile” e che, spiegano, pesa in modo diretto sui pendolari dell’Orvietano e della Valdichiana Senese, costretti ogni giorno a fare i conti con collegamenti più lenti ma con costi di viaggio invariati.

La posizione delle due amministrazioni arriva a cinque mesi dalla mobilitazione di oltre 40 sindaci di Umbria, Toscana e Lazio, che avevano chiesto a gran voce un cambio di rotta nella gestione dei collegamenti ferroviari sulla dorsale Roma–Firenze. Da allora – osservano Tardani e Sonnini – le interlocuzioni con Ministero dei Trasporti, Trenitalia, Rfi e Regioni non avrebbero prodotto miglioramenti concreti né in termini di qualità del servizio, né di riduzione dei disagi per chi utilizza il treno per studio, lavoro o necessità quotidiane.

Al centro della critica c’è la scelta di mantenere l’Intercity 598 stabilmente sulla cosiddetta “Linea Lenta”, con un allungamento dei tempi di viaggio di oltre 40 minuti rispetto al percorso sulla Direttissima. I sindaci parlano di un convoglio di fatto “declassato nel servizio ma non nei costi”: i viaggiatori continuano a pagare un Intercity, ma si ritrovano a viaggiare con prestazioni paragonabili a un regionale.

La situazione viene definita “paradossale” anche alla luce delle decisioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art): sono state concesse deroghe ai treni regionali per poter percorrere la Direttissima, mentre un Intercity come il 598 resta vincolato alla linea convenzionale. Per i territori interessati, questo si traduce in tempi più lunghi, minore competitività rispetto ad altre aree servite meglio e una percezione crescente di marginalità infrastrutturale.

Nella loro nota congiunta, Tardani e Sonnini chiedono con forza a Ministero dei Trasporti, Trenitalia e Rfi di valutare e attuare tutte le soluzioni tecniche disponibili per riportare l’Intercity 598 sulla Direttissima, ricordando che pur nel contesto complesso dei lavori di ammodernamento della rete esistono margini di intervento. In parallelo, sollecitano Lazio, Toscana e Umbria a sostenere questa richiesta, favorendo una programmazione condivisa dei servizi ferroviari che non guardi solo ai numeri e ai grandi poli, ma tenga conto anche delle stazioni intermedie e delle esigenze delle comunità locali.

Per i sindaci, rendere nuovamente efficiente la mobilità sulla Roma–Firenze, garantendo collegamenti rapidi e continui anche per chi parte o arriva da Chiusi–Chianciano, Terontola–Cortona, Orvieto e dalle altre stazioni del corridoio, non è soltanto un tema di equità territoriale. Viene definito un fattore decisivo di attrattività, indispensabile per sostenere la residenzialità, contrastare lo spopolamento e creare condizioni favorevoli per sviluppo economico, turismo e qualità della vita.

La richiesta è anche di metodo: Tardani e Sonnini annunciano l’intenzione di tornare a chiedere un confronto strutturato con tutti i soggetti coinvolti, rivendicando per i Comuni un ruolo non marginale ma stabile ai tavoli tecnici e istituzionali. L’obiettivo dichiarato è partecipare alle decisioni che riguardano direttamente i territori, portando la voce dei cittadini pendolari e dei centri che rischiano di essere penalizzati da scelte centrali sbilanciate sulle sole direttrici dell’Alta velocità.

I sindaci hanno ribadito di non voler cercare “colpevoli”, ma soluzioni praticabili, che permettano di conciliare i lavori di potenziamento della rete con il diritto alla mobilità delle comunità locali. La permanenza dell’Intercity 598 sulla linea convenzionale, avvertono, è il simbolo di una criticità più ampia che riguarda l’intero modello di servizio ferroviario su una delle direttrici più importanti del Paese.

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3 mesi fa

Noi Umbri non contiamo una MAZZA !
Mi piacerebbe sapere chi ci rappresenta c/o RFI , speriamo che non sia l’assessore
De Rebotti !

Pensate che RFI non sente neppure la Toscana !!!!

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