Il ritardo di ben otto ore subito dai pendolari umbri tra il pomeriggio e la serata di lunedì primo dicembre per problemi sulla linea elettrica tra Orte ed Gallese continua a sollevare polveroni e polemiche. Per i viaggiatori, un disagio dovuto alla condizione del treno proveniente da Roma rimasto bloccato nel tratto interessato dall’imprevisto tecnico, per poi tornare indietro fino a Roma Tiburtina e trovarsi dirottato sulla linea lenta. Dopo le prime prese di posizione da parte dei comitati dei pendolari e dell’assessore regionale Francesco De Rebotti, la questione arriva anche in Parlamento con l’interrogazione della deputata M5S Emma Pavanelli. Allo stesso tempo, anche l’Anci Umbria si fa sentire e scrive al ministro dei trasporti Matteo Salvini. Il malcontento è tanto e da più parti si chiede di trovare prima possibile una soluzione a tutti i problemi, in grado di togliere i disagi a chi ogni giorno viaggia per lavoro, o per studio.
MORTIFICAZIONE QUOTIDIANA. La parlamentare Emma Pavanelli, del M5S porta il problema a Montecitorio e all’attenzione del ministro Salvini, al quale elenca una serie di problemi, imprevisti e ritardi che si sono registrati sulle linee da Roma verso l’Umbria e la Toscana. “Una mortificazione quotidiana – afferma – che non può più essere derubricata a semplice inconveniente tecnico. È il segno evidente di un sistema ferroviario che sta cedendo e di un Governo che continua a voltarsi dall’altra parte“. Annuncia anche di aver depositato un‘interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti urgenti e di aver chiesto al Governo di fare una volta per tutte chiarezza sulle cause reali di questi continui disservizi, verificando anche le responsabilità legate alla manutenzione, alla gestione dell’infrastruttura e alla programmazione dei servizi, per poi indicare quali interventi adottare. “L’Umbria – prosegue – non può continuare a essere trattata come una periferia irrilevante del Paese. Studenti, lavoratori e famiglie sopportano ogni giorno ritardi che incidono sul lavoro, sullo studio e sulla vita quotidiana, aggravando l’isolamento infrastrutturale della regione. È inaccettabile che, mentre il Governo spende mesi in propaganda, nessuno si occupi della qualità della mobilità reale dei cittadini. La mobilità non è un lusso, è un diritto. E l’Umbria non può essere la Cenerentola del sistema ferroviario italiano. Questo Governo deve finalmente assumersi le proprie responsabilità“.
CONFRONTO. Un confronto urgente sulla situazione del trasporto ferroviario nel Centro Italia e in Umbria viene chiesto anche dal presidente dell’Anci Umbria Federico Gori e dal coordinatore della Consulta trasporti della stessa Anci, Luca Tramini, attraverso una lettera al ministro Salvini, nella quale si ribadisce e si rafforza la richiesta avanzata dall’assessore regionale Francesco De Rebotti, di avviare un tavolo di confronto istituzionale con il Ministero, Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia. “Negli ultimi mesi – scrivono Gori e Tramini – abbiamo registrato un peggioramento strutturale del servizio, caratterizzato da: prolungati tempi di attesa e convogli fermi per ore; arretramenti e riduzioni nelle prestazioni dei treni regionali; congestionamento delle linee lente e progressivo peggioramento delle coincidenze; rallentamenti evidenti anche dei servizi InterCity; una sistematica priorità accordata all’alta velocità, con effetti negativi sul trasporto pubblico utilizzato quotidianamente da lavoratori, studenti e cittadini”. Anci Umbria chiede di ripristinare standard minimi di affidabilità e puntualità; di garantire equità nell’assegnazione delle precedenze sulle linee condivise; di definire un piano di interventi chiaro per tutela dei servizi regionali e interregionali; di programmare investimenti mirati sulle infrastrutture e sulle tecnologie di controllo della circolazione e di rafforzare il dialogo costante con Comuni e territori. “La mobilità – dicono – non può essere considerata un servizio accessorio: è un diritto fondamentale, condizione necessaria per la qualità della vita, la coesione sociale e lo sviluppo economico dei territori“.