Treno lumaca, parte la mobilitazione di Regione e pendolari: “Andremo al Ministero”

Caos sulla linea ferroviaria umbra: passeggeri intrappolati dopo retromarcia per incidente, politica e sindacati chiedono intervento urgente del Ministero

Dopo il pomeriggio da incubo per i passeggeri del treno Roma-Terni-Foligno. Il convoglio partito da Termini alle 17 è stato costretto alla retromarcia ripartendo da Settebagni per passare poi sulla linea lenta, scoppia di nuovo il caos, con i pendolari inferociti e la Regione sul piede di guera.

L’assessore ai trasporti Francesco De Rebotti e i sindacati, denunciano l’emergenza mobilità in Umbria.

L’odissea del convoglio bloccato

Il treno regionale partito da Roma Termini era diretto a Foligno passando per Terni quando, giunto quasi a Orte, è stato costretto a tornare indietro fino alla stazione Tiburtina a causa di un problema sulla linea. I passeggeri sono rimasti chiusi all’interno del convoglio per quasi tre ore, mentre assistevano al passaggio prioritario dei Frecciarossa provenienti da Termini.

L’assessore regionale Francesco De Rebotti ha seguito personalmente la vicenda, pubblicando un aggiornamento in cui denunciava la situazione: dopo la retromarcia da Settebagni, il treno era ancora fermo a Tiburtina in attesa di proseguire sulla linea lenta. Lo stesso assessore aveva viaggiato circa due mesi fa sullo stesso convoglio delle 17 per verificare direttamente le problematiche del servizio.

L’annuncio della mobilitazione istituzionale

De Rebotti ha annunciato un’iniziativa politica decisa: scriverà a tutti i sindaci della regione per organizzare una delegazione congiunta al Ministero dei Trasporti. L’obiettivo dichiarato è “pretendere che cessi questo accanimento riservato ai nostri pendolari”, sottolineando come il disservizio sia diventato insostenibile per chi utilizza quotidianamente la tratta.

La vicenda si inserisce in un quadro di criticità strutturali che affliggono da mesi la mobilità ferroviaria umbra. A 30 giorni dalla fine del 2025, i pendolari lamentano l’assenza di comunicazioni ufficiali sulla proroga della delibera ART relativa alla deroga per  linea lenta, lasciando gli utenti nell’incertezza su come potransi spostare nei prossimi mesi.

Le accuse dei pendolari: ritardi, disservizi e rimborsi irrisori

La rabbia dei viaggiatori si concentra su diversi fronti. I nuovi treni acquistati dalla Giunta Marini nel 2018 non sono mai entrati in servizio, accumulando un ritardo di sette anni definito “inaccettabile”. I pendolari continuano a utilizzare mezzi vecchi e inaffidabili, con ritardi quotidiani e soppressioni improvvise che rendono impossibile programmare una giornata lavorativa o di studio.

Particolarmente contestata è la questione dei rimborsi: a fronte di un anno intero di abbonamento, alcuni utenti hanno ricevuto appena 8 euro di indennizzo, altri addirittura zero. I pendolari chiedono “rimborsi veri, proporzionati ai disagi subiti” e invocano responsabilità precise da parte della dirigenza Trenitalia e della politica.

La denuncia si fa ancora più dura quando si tocca il tema della gestione del servizio pubblico: se Trenitalia e chi dovrebbe vigilare non sono in grado di garantire un servizio essenziale, qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità, sostengono i viaggiatori.

L’allarme dei sindacati: famiglie in ginocchio

Ciro Zeno, segretario della Filt Cgil Umbria, ha lanciato un grido d’allarme sulla situazione della mobilità ferroviaria regionale. “Stanno versando lacrime amare i lavoratori e gli studenti pendolari umbri”, ha dichiarato, puntando il dito contro il governo Meloni e il ministro Salvini, accusati di “distruggere i trasporti, in particolare il gruppo Ferrovie dello Stato”.

Secondo Zeno, le responsabilità governative sono “immani” e la situazione attuale metterà “inevitabilmente in ginocchio il sistema ferroviario italiano da qui a due anni”. Il sindacalista ha sottolineato come le Ferrovie dello Stato debbano rimanere pubbliche e come l’attuale gestione stia causando un impoverimento delle famiglie umbre.

Le conseguenze sono drammatiche: studenti costretti ad affittare stanze nelle città universitarie anche a mille euro al mese, impossibilità di studiare nei casi estremi, spopolamento delle città umbre perché i lavoratori cercano abitazioni più vicine ai luoghi di lavoro. Da Perugia servono anche quattro ore per raggiungere Roma, da Orvieto si preferisce l’automobile per arrivare a Orte, da Foligno Roma appare “ancora una meta irraggiungibile”.

La richiesta di un fronte comune

Il segretario della Filt Cgil chiede un documento unitario di tutte le forze politiche e istituzioni umbre, inclusi sindaci e presidenti delle province, che al di là degli schieramenti di partito tuteli gli umbri, magari coinvolgendo anche le aree di Toscana, Marche e Lazio che vivono le stesse difficoltà.

“I pendolari, lavoratori e studenti che utilizzano il treno non possono essere schiavi della loro vita, non possono essere schiavi dei trasporti che non funzionano”, ha concluso Zeno, ribadendo che questi cittadini “meritano dignità e non slogan”.

La crisi della mobilità ferroviaria umbra appare destinata a diventare un caso politico di rilievo nazionale, con una mobilitazione trasversale delle istituzioni locali contro quello che viene definito un vero e proprio “accanimento” nei confronti dei pendolari della regione.

Redazione

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