Rivedere entro ottobre 2025 il sistema tariffario del trasporto pubblico locale in vista del nuovo piano regionale dei trasporti e dell’espletamento della gara pubblica per affidare il servizio. Un termine dato nell’aprile 2025 dalla presidente della Regione Stefania Proietti alla Corte dei conti. Ma al momento, scaduto quel termine da oltre un mese, si è ancora indietro e non si muove nulla riguardo all’atteso bando di gara. In Regione, è polemica. Dall’opposizione interviene Enrico Melasecche. “A distanza di otto mesi dalla solenne pubblica adunanza della sezione di controllo della Corte dei Conti – dice – è d’obbligo verificare quanto affermato allora dalla presidente Proietti“. Ipotizza, tra l’altro, anche un danno a carico della Regione dell’Umbria sui 20 milioni di euro a causa di un ritardo di due anni sulla corretta impostazione del bando.
RITARDI E COSTI. Melasecche ricorda anche i due punti cadine di quanto assicurato allora dalla governatrice: “Due erano le assicurazioni: garantire che entro ottobre 2025 si sarebbe provveduto sia alla revisione del sistema tariffario del trasporto pubblico locale, con l’adozione di un nuovo impianto regolamentare, propedeutico alla gara Tpl, sia all’approvazione del Piano regionale dei trasporti avendo la giunta precedente preadottato il nuovo, impossibilitata però a portarlo in aula per l’approvazione definitiva a causa della vicinanza della scadenza elettorale, nonostante un lavoro incessante“. Ad oggi, come ricorda l’esponente di opposizione, non risulta l’adozione degli atti annunciati. Questo comporta diversi problemi, come le basi d’asta non aggiornate, l’incertezza sui ricavi attesi e le difficoltà riscontrate nel garantire coerenza tra la programmazione regionale e i contenuti della gara. “I ritardi odierni – dice ancora Melasecche – presentano ricadute significative sulla sana gestione finanziaria della Regione e sulla corretta impostazione della gara del trasporto pubblico locale, con un rinvio certo che, come apprendiamo dal Defr, è almeno di due anni, da giugno 2026 a giugno-settembre 2028. Ciò comporta un danno per l’ente di circa 20 milioni“. In più, la Regione ha avuto anche maggiori costi, dai 150 ai 200 milioni, per i rinnovi sistematici di anno in anno degli atti d’obbligo, in alternativa alla correttezza normativa dell’espletamento della gara. “Purtroppo – aggiunge Melasecche – il blocco intervenuto nel corso del 2025 è sotto gli occhi di tutti. Le promesse fatte dalla presidente, ma non mantenute, rappresentano, nel caso specifico, non solo una mancanza di rispetto nei confronti della magistratura contabile, ma anche l’ennesima presa in giro nei confronti dei cittadini, con le maggiori tasse applicate con la stangata in corso che andranno a coprire gli sprechi che vanno a gravare sul bilancio regionale“.