La provincia di Terni continua a mostrare evidenti difficoltà sul fronte economico, con una crescita del Pil prevista per il 2026 ferma allo 0,49 per cento, inferiore sia alla media regionale umbra (0,66 per cento) che al dato della provincia di Perugia (0,71 per cento). I numeri emergono dall’analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborata su dati Prometeia, che delinea un quadro critico soprattutto nel confronto con il capoluogo regionale e nel bilancio degli ultimi sei anni.
Sei anni in territorio negativo
Il dato più preoccupante per Terni riguarda l’andamento del Prodotto interno lordo dal 2019 al 2025: la provincia segna un -0,18 per cento, risultando in territorio negativo nel periodo considerato. Al contrario, Perugia ha registrato una crescita del 4,21 per cento nello stesso arco temporale, evidenziando un divario marcato all’interno della regione umbra. La performance ternana colloca la provincia tra le aree più deboli del panorama economico regionale, a fronte di una situazione perugina che, seppur non brillante, mantiene comunque il segno positivo.
L’Umbria tra le peggiori regioni italiane
L’Umbria nel suo complesso si posiziona tra le regioni con le performance economiche meno dinamiche d’Italia. Dal 2019 al 2025, il Pil regionale è cresciuto solo del 3,17 per cento. Peggio del Cuore verde hanno fatto soltanto cinque regioni: Toscana (+1,67 per cento), Liguria (+1,63), Friuli Venezia Giulia (+1,85), Basilicata (+2,24) e Molise (+2,6). Nel 2025 appena concluso la crescita umbra si è attestata allo 0,49 per cento, mentre per il 2026 le previsioni indicano un lievissimo miglioramento allo 0,66, sostanzialmente in linea con la media nazionale dello 0,7 per cento.
Lo scenario nazionale
L’economia italiana continua a essere caratterizzata da una crescita debole. Nel 2026 il Pil nazionale dovrebbe superare i 2.300 miliardi di euro in termini nominali, registrando un aumento del 2,9 per cento rispetto al 2025. Depurato dall’inflazione, tuttavia, l’incremento reale si fermerebbe allo 0,7 per cento. La tenuta economica risulta sostenuta principalmente dal recupero dell’export e dalla solidità dei consumi delle famiglie, mentre si registra un deciso rallentamento degli investimenti dopo la spinta degli ultimi anni determinata dalle misure straordinarie.
Il peso della fine del Pnrr
La progressiva conclusione delle risorse del Pnrr, con scadenza prevista per l’estate 2026, rappresenta un ulteriore elemento di criticità per il quadro economico complessivo. L’ufficio studi della Cgia di Mestre sottolinea come questo fattore si sommi alle difficoltà strutturali che caratterizzano l’economia italiana, meno dinamica rispetto agli altri Paesi europei da oltre vent’anni, con una crescita sistematicamente inferiore alla media dell’Unione Europea.
Le differenze regionali
Sul piano territoriale, le differenze tra le regioni italiane restano marcate. Per il 2026 la crescita più elevata è attesa in Emilia-Romagna, indicata come la nuova locomotiva economica del Paese con un +0,86 per cento, seguita da Lazio e Piemonte. Nella parte alta della classifica si collocano anche Friuli Venezia Giulia e Lombardia. In fondo alla graduatoria nazionale si posizionano Calabria, Basilicata e Sicilia, tutte con incrementi inferiori allo 0,3 per cento. L’Umbria si colloca in posizione intermedia, con un dato che rispecchia sostanzialmente la media nazionale ma che risulta distante dalle performance delle aree più competitive del Centro-Nord.
Terni deve uscire da questa porcata di regione peruginocentrica solo così può sperare in qualcosa di più si può fare la costituzione lo prevede per altro votano soltanto i residenti interessati in questo modo possono realmente decidere i ternani del loro futuro pero bisogna svegliarsi.
Terni non è la zavorra, scusate, ma la vittima designata
Ora ci pensa Bandecchi 😂😂😂