“Siamo ormai in piena recessione”. Non usa mezzi termini Claudio Cipolla, segretario generale della CGIL di Terni, nella conferenza stampa di inizio anno che giovedì 8 gennaio ha fotografato una provincia in profonda difficoltà, stretta tra invecchiamento demografico, impoverimento e crisi produttiva.
I numeri presentati dal sindacato disegnano un territorio al collasso. L’indice di invecchiamento ha raggiunto la soglia record del 290%: significa che ogni 100 giovani under 15 ci sono 290 over 65, contro una media nazionale già alta del 195%. Il 10% della popolazione ha superato gli 80 anni. Dal 2015 a oggi, la provincia ha perso 15mila abitanti.
Lavoro povero e pensioni da fame
Su 215mila abitanti, solo 88mila sono occupati, appena il 40% della popolazione. Ma il vero problema è la qualità del lavoro. La retribuzione media nella provincia di Terni si ferma a 22.300 euro annui, ben 4.700 euro sotto la media nazionale di 27mila euro. Il 67% delle persone ha un reddito inferiore ai 26mila euro lordi annui.
“Non è solo questione di quantità di lavoro, ma di qualità”, ha sottolineato Cipolla. “Serve lavoro sicuro, stabile, dignitoso e ben retribuito”. Un obiettivo che sembra allontanarsi, con l’aumento degli ammortizzatori sociali e delle cessazioni dei rapporti di lavoro.
Ancora più drammatica la situazione dei pensionati. Sono 66mila, il 31% della popolazione, e tra questi circa 23mila persone vivono con meno di mille euro al mese. Le pensioni medie, inoltre, sono in calo rispetto agli anni precedenti.
Le nuove povertà, la solitudine e la crisi produttiva
L’impoverimento generale genera effetti a catena sul tessuto sociale. Aumentano le persone che si rivolgono alla Caritas per un pasto, chi rinuncia a curarsi per mancanza di risorse, le liste d’attesa per le residenze protette (oltre 350 persone).
Un dato colpisce particolarmente: 44mila persone vivono sole, fenomeno che amplifica le difficoltà e l’incapacità di garantirsi una vita dignitosa. I consumi sono crollati del 7% rispetto all’anno precedente, certificando la stretta economica sulle famiglie.
Anche il fronte industriale segna il passo. L’export umbro è in calo del 5%, con criticità evidenti nei settori tradizionali della provincia: sidero-meccanico, chimico e agroalimentare. La crisi dell’automotive colpisce non solo la filiera del tubo, ma l’intero indotto collegato.
“Le troppe crisi presenti sul territorio pagano esclusivamente lavoratrici e lavoratori in termini di indebolimento di salari e diritti”, ha denunciato Cipolla. Il settore delle costruzioni è in affanno con la fine dei fondi PNRR, mentre nel terziario dilagano lavoro povero e precarietà.
La vertenza territoriale
Di fronte a questo quadro, la CGIL chiede di superare l’approccio delle vertenze singole per aprire una “grande vertenza territoriale”. Entro fine gennaio, il sindacato convocherà i parlamentari eletti in Umbria per trasferire loro analisi e proposte.
Le richieste si articolano su quattro ambiti: rafforzare il potere d’acquisto di salari e pensioni attraverso rinnovi contrattuali e detassazione degli aumenti; una riforma fiscale più equa; investimenti in sviluppo, politiche industriali e ambiente; rafforzamento del welfare con particolare attenzione a sanità, istruzione e servizi.
“Manca una capacità di visione e progettualità”, ha ammonito il segretario. “Serve capitalizzare gli strumenti economici per rendere attrattivo il territorio, ripartire dalla sua strategicità nell’Italia di mezzo come cerniera tra nord e sud, investire in formazione per evitare la fuga dei giovani”.
Nonostante le difficoltà, la CGIL di Terni registra nel 2025 una crescita di 1.700 nuovi iscritti, per un totale di oltre 24mila, e 48mila pratiche di tutela individuale. “Segno che c’è tanto bisogno di sindacato”, ha concluso Cipolla, “e che le persone riconoscono nella CGIL affidabilità e capacità di rappresentanza per affermare diritti e tutele”.
Chiedete fate più Bella Figura
Sui dipendenti sottopagati indovinate di chi è la colpa…
Allora fate qualcosa x cambiare la situazione
Concorso di colpa amici miei
Andate in Palestina oppure in Venezuela
Ma è del mestiere?!?!
Per fortuna ci state voi…
La parte degli abitanti occupati andrebbe descritta meglio:
“Su 215mila abitanti, solo 88mila sono occupati.”
Messa in questo modo sembra che viviamo una ecatombe di lavoro, la realtà é che su 215 mila abitanti (al 2024) 105.000 sono PENSIONATI !
Questo significa che su 100 occupati, ci sono circa 126 pensionati ! Grazie al cavolo che non lavorano, stanno in pensione.
Il vero dramma a mio avviso é l’ecatombe di natalità, non facciamo più figli e questo porterà la provincia a scomparire.
E di chi è la colpa…?
Noi lo sappiamo…..e voi?