Azzerando la sua giunta comunale, il sindaco di Terni Stefano Bandecchi è come se avesse implicitamente ammesso il fallimento della sua esperienza amministrativa. Mentre il primo cittadino parla di scelta per immettete forze nuove per la seconda parte del mandato ringraziando gli assessori decaduti alla mezzanotte del 12 febbraio per il lavoro svolto, c’è chi la pensa diversamente. Ed è chi proviene proprio dalle liste elettorali di Stefano Bandecchi, ma che si è chiamato fuori dal soggetto politico che governa la città di Terni. E’ Guido Verdecchia, consigliere comunale del Gruppo misto e uscito dalla maggioranza nella quale era stato eletto, che commenta così la decisione del sindaco di cambiare tutta la sua squadra di governo.
Il modello che non funziona
Verdecchia ricorda la sua scelta di lasciare la maggioranza e ora fa le somme con quanto accaduto: “Lasciai – dice – perché era chiaro che Terni fosse ostaggio di un modello gestionale fallimentare, basato sull’urlo anziché sull’ascolto. Oggi, con l’azzeramento totale della giunta, il sindaco ammette implicitamente che avevo ragione: le promesse elettorali sono rimaste sulla carta e la macchina comunale è ferma“. Parla di una “gestione arrogante“, di una “rissa continua con le istituzioni” e di “una “distanza siderale tra gli annunci coreografici e la realtà dei cantieri“. Verdecchia non crede alla tesi del ricambio di energie sostenuta da Bandecchi: “La verità è un’altra ed è la certificazione di un’incapacità operativa che ha paralizzato la città“.
Questione di modi, non di uomini
Secondo lui, la soluzione non è cambiare gli assessori, ma cambiare radicalmente il modo di porsi e di governare Terni: “C’è bisogno di competenza, presenza costante sul territorio e ritorno al rispetto per i cittadini, per i dipendenti comunali e per le istituzioni tutte“. Commenta anche le parole con e quali Stefano Bandecchi fa sapere che si avvarrà, da imprenditore, della collaborazione degli assessori rimossi: “E’ l’ennesimo schiaffo alla dignità di palazzo Spada. Terni non è una filiale aziendale, ma una città che merita di essere amministrata con serietà, non governata con i rimpasti al buio“.