Carcere di Terni, dopo le devastazioni la beffa: invece dei trasferimenti arrivano altri 9 detenuti

Le sigle Sappe, Sippe-Sinappe, Uspp e UilPa proseguono lo stato di agitazione dopo l'arrivo di altri nove detenuti e un nuovo grave episodio nella sezione G

Le segreterie territoriali sindacali della Polizia Penitenziaria di TerniSappe (Romina Raggi), Sippe-Sinappe (Francesco Petrelli), Uspp (Lorella Collaretti) e UilPa (Marco Galletti) — hanno annunciato la prosecuzione dello stato di agitazione presso la Casa Circondariale di Terni,dopo che nelle ultime ore sono stati assegnati all’istituto ulteriori nove detenuti, anziché procedere ai trasferimenti attesi. A rendere ancora più critica la situazione, nella serata dello stesso giorno un detenuto straniero ha tentato l’impiccagione nella sezione G, sventata solo dal tempestivo intervento degli agenti di vigilanza. Un quadro pesantissimo dopo le devastazioni dello scorso 22 febbraio. 

Gli appelli, sia istituzionali che sindacali sembrano restare lettera morta.

Nuovi ingressi invece dei trasferimenti: la protesta dei sindacati

Le organizzazioni sindacali avevano richiesto il trasferimento fuori distretto dei detenuti più problematici, in particolare di coloro coinvolti nella rivolta del 22 febbraio scorso. La situazione più contestata riguarda uno dei partecipanti alla rivolta che, stando alle comunicazioni sindacali, rimarrebbe all’interno del circuito di Sabbione.

Per i sindacati, tale decisione invia un segnale pericoloso alla popolazione detenuta: i soggetti autori di condotte aggressive e intimidatorie nei confronti del personale percepirebbero di fatto una forma di impunità. «Con “punizione” non intendiamo riferirci esclusivamente agli aspetti amministrativi o penali, ma al mancato trasferimento di questi detenuti violenti», si legge nel comunicato firmato dalle quattro sigle.

ll tentato suicidio nella sezione G: il personale evita il peggio

Nella serata successiva alle assegnazioni, la sezione G — destinata ad accoglienza e isolamento — è stata teatro di un episodio di particolare gravità. Dopo una giornata caratterizzata da comportamenti violenti e turbativi, con incendi e allagamenti provocati da alcuni detenuti, un uomo straniero in isolamento per aggressioni precedenti ha tentato di impiccarsi utilizzando un laccio rudimentale ricavato dagli indumenti.

Gli agenti di Polizia Penitenziaria sono intervenuti immediatamente, tagliando il laccio e prestando i primi soccorsi insieme ai sanitari dell’istituto. Il detenuto è stato successivamente ricoverato presso il reparto di rianimazione dell’Ospedale di Terni.

La sezione G ospita attualmente una popolazione eterogenea e ad alto rischio: detenuti protetti, soggetti invisi al resto della popolazione detenuta, autori di aggressioni al personale e detenuti sottoposti al regime dell’articolo 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario. Le sigle sottolineano inoltre come la sezione sia priva di adeguati sistemi di sicurezza, compresi impianti antincendio e aspiratori di fumo.

Il collasso strutturale dell’istituto: il nodo dei lavori di ristrutturazione

I sindacati richiamano anche il precedente della sezione H, dove, dopo la rivolta del 16 giugno scorso, i lavori di ristrutturazione non furono completati a causa dell’eccessivo numero di detenuti presenti. Lo stesso scenario rischia di ripetersi con i nuovi interventi previsti, che dovrebbero essere eseguiti — secondo le sigle — in presenza di detenuti violenti e senza le necessarie condizioni di sicurezza.

La denuncia si estende al sovraffollamento del Reparto di Media Sicurezza, dove la presenza di soggetti violenti in ogni sezione renderebbe insufficiente qualsiasi intervento parziale. Il comunicato parla esplicitamente di “semplici rattoppi” da evitare, chiedendo ai superiori uffici una messa in sicurezza strutturale e complessiva dell’istituto.

Alle criticità strutturali si aggiunge l’esaurimento fisico del personale di vigilanza, costretto a turni che, secondo i sindacati, superano regolarmente le 12 ore giornaliere. Le quattro sigle denunciano come anni di decisioni adottate lontano dalla prima linea abbiano condotto la Casa Circondariale di Terni a una situazione di collasso gestionale, chiedendo un intervento urgente e non più rinviabile da parte delle autorità competenti.

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