Sul contenimento dei cinghiali e sulle risorse dalla Regione alla Provincia di Terni, ora interviene anche il presidente della Provincia stessa, Stefano Bandecchi. Prima la lettera del vicepresidente della Provincia Francesco Maria Ferranti che chiedeva alla Regione di sbloccare i finanziamenti perché quelli che arrivano non bastano, poi l’assessora regionale Simona Meloni che ha risposto rilanciando l’impegno della Regione a contenere la specie ma specificando che la Provincia di Terni ha problemi di rendicontazione sui 20 mila uro inviati dalla Regione stessa. Ora, Bandecchi nega che ci siano questi problemi di rendicontazione. Prende posizione e replica così a Simona Meloni: “Nessun problema di rendicontazione. Affermare che ce sia, è inesatto“.
I numeri della specie
Bandecchi premette: “Non vorrei entrare in una polemica tediosa perché l’assessore regionale, Simona Meloni, si è sempre dimostrata persona ragionevole, ma devo necessariamente fare delle precisazioni su delle informazioni errate che le saranno state comunicate da qualche ufficio“. Intanto, fa sapere che fino a giugno 2025 la Polizia provinciale ha svolto l’attività di vigilanza ittico-venatoria come da convenzione e correttamente rendicontato il tutto il 27 novembre 2025, tanto che il rimborso delle spese da parte della Regione (20.000 euro) è avvenuto il 28 aprile 2026. Riguardo ai dati diffusi dall’assessora Meloni e legati a un incremento dei capi abbattuti e a una diminuzione dei danni dalla fauna selvaggia, Bandecchi spiega: “Si riferiscono al 2025, anno in cui la Polizia provinciale ha comunque svolto le proprie attività solo fino al mese di giugno con i pochi fondi a disposizione, ottenendo quindi quelli che, sulla carta, potrebbero sembrare risultati eccellenti (593 capi in più abbattuti, quindi oltre il 51,8% di abbattimenti in più). Questi risultati però sono in realtà mediocri, dato che un’esemplare femminile di cinghiale mette al mondo in media in ogni parto da un minimo di 4 ad un massimo di 12 nuovi nati. Non è quindi difficile comprendere che la media per ogni parto è di 8 suinetti, i quali moltiplicati per 2 fanno 16 all’anno. Nel panorama provinciale si contano quindi migliaia di cinghiali ed è normale pensare che, nonostante i 1.737 abbattimenti dell’anno 2025, già solo 500 scrofe metterebbero al mondo 8 mila cinghiali (500 x 16). Il problema è che nella provincia di Terni abbiamo ben di più di 500 scrofe, come emerso anche dalle segnalazioni dei 33 Sindaci della provincia al Prefetto di Terni“.
La risposta non arrivata
Bandecchi fa presente poi che anche la prefetta di Terni Antonietta Orlando ha immediatamente compreso che abbattere 1.700 cinghiali l’anno “è come far cadere una goccia d’acqua in un mare“. Parla di dati innumerevoli da parte di questa specie, che costano alla Regione ogni volta una causa giudiziaria, nonché risarcimenti onerosi che incidono direttamente sulle spese legali dell’Ente. “Oggi – dice il presidente – siamo ad ottobre 2026, anche in questo anno la Polizia provinciale non ha ricevuto i 200mila euro promessi dalla Regione. Non so se stessa sorte è toccata alla Provincia di Perugia rispetto ai 400mila euro richiesti. D’altro canto, tale istanza era già stata avanzata da entrambe le Province“. Infine, anche una precisazione su finanziamenti più consistenti e sui propositi in questo senso dell’assessora Meloni: “Già a giugno 2025 promise a me e ai miei dirigenti che avrebbe integrato il contributo per le attività svolte da questa Provincia in ambito faunistico-venatorio con circa 80 mila euro per l’anno 2025. Dopo opportune verifiche però, non fu in grado di mantenere tale volontà. Io accettai serenamente perché ciò che non è possibile non è possibile fare. Nella stessa riunione si parlò anche dell’anno 2026 e si richiese un contributo di 200mila euro, ma l’assessore parlò di un massimo di 100-150mila euro. Ad oggi la nuova convenzione non è stata firmata“.
I lilleri
Bandecchi aggiunge: “Tutte le richieste avanzate non sono state ascoltate e la Polizia provinciale non ha potuto far altro che proseguire nelle sue attività di verifica in merito alle comunicazioni degli interventi disposti dall’Atc3 ai soli fini del rispetto della sicurezza. Resta inteso però che le stimate 500 scrofe anche quest’anno avranno partorito migliaia di cinghiali e gli abbattimenti non avranno sicuramente arginato il problema, dato che non vedo le macellerie piene di cinghiali. La Provincia resta comunque a completa disposizione della Regione, dei sindaci e di tutti i cittadini per sviluppare piani coordinati per la gestione complessiva del problema anche ai fini di intraprendere nuovamente la necessaria attività di vigilanza ittico-venatoria sul territorio. Ma, come dicono a Terni, senza lilleri non si lallera“.
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