Pica: “Il controllo di vicinato è stato un flop, Bandecchi chieda al Governo che si assumano più agenti”

Intervento del coordinatore di M5S: "Il sindaco appoggi i sindacati di polizia"

Gli episodi di criminalità urbana che a Terni si susseguono e, accanto a questi, i numeri legati al ‘Controllo di vicinato’, la nuova misura attuata dal Comune di Terni insieme alla Prefettura per affidare ai cittadini il compito di controllare cosa succede nelle zone in cui risiedono e di chiamare le forze dell’ordine. Numeri che parlano di appena 30 persone aderenti, con poco più di 20 segnalazioni arrivate. Secondo il Movimento 5 Stelle, sono i numeri di un flop. “Il problema – afferma per conto del movimento il coordinatore provinciale Daniele Pica – non sono questi trenta cittadini, che hanno scelto volontariamente di dedicare tempo alla propria comunità e meritano rispetto. Il problema è aver presentato il controllo di vicinato come una risposta significativa ai problemi di sicurezza della città. I risultati dimostrano che non lo è. Un cittadino può osservare e segnalare, non può sostituire un poliziotto che controlla e identifica né un investigatore che ricostruisce una rete criminale“. Critica il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, il quale giudica questi numeri bassi come “uno scarso desiderio di aiutare il prossimo“. Secondo Pica, infatti, non è così: “I ternani – dice – non devono sentirsi responsabili dell’ordine pubblico. Questa è responsabilità dello Stato e delle istituzioni“.

Un controllo ben mirato

E allora, i Pentastellati avanzano la loro proposta. Un metodo diverso. Lo spiega Pica: “Le aree nelle quali gli episodi si ripetono devono essere trattate come micro-zone critiche, individuando gli orari più problematici, i soggetti che ritornano sistematicamente, eventuali immobili utilizzati come punti di appoggio, utilizzando realmente la videosorveglianza e organizzando presidi appiedati frequenti nelle fasce orarie più a rischio. La logica deve essere semplice: non un blitz ogni tanto, ma una presenza sufficientemente continua da impedire che una piazza diventi stabilmente un punto di spaccio. Se disperdiamo un gruppo la sera e il giorno dopo è di nuovo nello stesso posto, abbiamo interrotto il problema per qualche ora, non lo abbiamo risolto. E sullo spaccio non basta fermare l’ultimo anello della catena, ma bisogna capire chi fornisce la droga, dove viene custodita, quali immobili vengono utilizzati, chi organizza la rete e dove finiscono i soldi“.

Più personale

Pica aggiunge, poi, che “per fare questo lavoro servono però uomini della polizia di Stato per fare le indagini e il problema degli organici viene da lontano. A Terni, tra il 2023 e il 2025, i sindacati hanno ricostruito circa 58 pensionamenti a fronte di almeno 20 nuove assegnazioni. A questo si aggiunge un’età media del personale denunciata dai sindacati intorno ai 49 anni. Solo nel 2026 è iniziato un recupero più consistente, ma si sta ancora cercando di compensare il personale perso negli anni precedenti. E Terni continua a dover far sentire la propria voce: nei primi otto mesi del 2026 il Governo ha comunicato 28 assegnazioni agli uffici della provincia di Terni contro 90 a quelli della provincia di Perugia. Ed è qui che chiamiamo in causa il sindaco“. Bandecchi, secondo Pica, avrebbe dovuto essere al fianco dei sindacati di polizia quando denunciavano la carenza degli organici e andavano al Viminale a chiedere rinforzi: “Non spetta al Comune assumere gli agenti della Polizia di Stato, ma spetta a un sindaco rappresentare la propria città nei luoghi dove vengono distribuiti uomini e risorse. Non basta chiedere l’intervento del questore dopo l’ennesimo episodio. Vogliamo un sindaco che si rimbocchi le maniche, vada dove si decide e ottenga quello che serve a Terni“.

Redazione

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