Un uomo residente nella zona di Montecastrilli, indagato per atti persecutori nei confronti di un vicino di casa, è stato trasferito dagli arresti domiciliari al carcere di Terni. Il provvedimento è stato eseguito nella serata di venerdì scorso dai Carabinieri della Stazione di Montecastrilli, in esecuzione di un’ordinanza di aggravamento della misura cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Terni. Alla base della decisione ci sono le ripetute inosservanze delle prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria.
Le violazioni alla base dell’aggravamento
L’uomo era già sottoposto agli arresti domiciliari, con l’autorizzazione ad assentarsi dall’abitazione per motivi lavorativi. Il procedimento a suo carico riguarda il reato di atti persecutori, contestato in relazione a pregressi dissidi con un vicino di casa.
Secondo quanto emerso, l’indagato non avrebbe rispettato le prescrizioni imposte. Tra le plurime inosservanze figura la reiterazione delle condotte persecutorie ai danni della persona offesa. Le violazioni sono state puntualmente segnalate dal Reparto procedente. La refertazione dei Carabinieri ha consentito all’Autorità Giudiziaria competente di disporre l’aggravamento della misura cautelare.
La resistenza durante la notifica
Al momento della notifica dell’ordinanza, l’uomo ha opposto una tenace resistenza ai militari operanti. In un primo momento la resistenza è stata passiva: l’uomo si è gettato a terra dimenandosi. È poi diventata attiva, con strattonamenti nei confronti dei Carabinieri per impedire l’esecuzione del provvedimento.
Per questo comportamento è stato deferito in stato di libertà per resistenza a Pubblico Ufficiale. Il deferimento in stato di libertà equivale a una denuncia all’Autorità Giudiziaria che non comporta un arresto. Superata l’opposizione, l’uomo è stato tradotto presso la casa circondariale di Terni.
Il quadro normativo
Il reato di atti persecutori, noto anche come stalking, è previsto dall’articolo 612-bis del Codice penale. Punisce con la reclusione da uno a sei anni e sei mesi chi, con condotte reiterate, minaccia o molesta una persona. Il reato si configura quando le condotte causano un perdurante e grave stato di ansia o di paura, generano un fondato timore per l’incolumità propria o di persone vicine, oppure costringono la vittima a modificare le proprie abitudini di vita.
L’aggravamento delle misure cautelari è disciplinato dall’articolo 276 del Codice di procedura penale. In caso di trasgressione alle prescrizioni, il giudice può disporre la sostituzione della misura in atto o il cumulo con un’altra più grave. La valutazione tiene conto dell’entità, dei motivi e delle circostanze della violazione. Nel caso di Montecastrilli, la misura meno afflittiva dei domiciliari è stata sostituita dalla custodia in carcere.
La resistenza a pubblico ufficiale è invece regolata dall’articolo 337 del Codice penale, che prevede la reclusione da sei mesi a cinque anni per chi usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale mentre compie un atto del proprio ufficio.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini. Le misure cautelari hanno natura provvisoria e non costituiscono una sentenza di condanna: l’indagato è considerato non colpevole fino a sentenza definitiva, come stabilito dall’articolo 27 della Costituzione.
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