Aziende ternane in difficoltà: il lavoro costa poco ma rende meno

Produttività del lavoro, la provincia di Terni segna il divario più ampio dell'Umbria: l'analisi della Camera di Commercio sui bilanci delle società di capitali

Il valore aggiunto per addetto delle società di capitali con sede a Terni si ferma a 52.166 euro, un livello inferiore del 25,5% alla media italiana. Il dato emerge dall’analisi sulla produttività del lavoro realizzata dalla Camera di Commercio dell’Umbria sui bilanci depositati nel 2025 e relativi al 2024, ultimo esercizio per il quale il quadro è completo. La provincia ternana rappresenta il punto più basso della regione, che nel complesso registra 58.677 euro per addetto contro i 70.052 euro dell’Italia, con una distanza del 16,2%.

Fra le due province umbre il distacco supera gli 8.300 euro di valore aggiunto per addetto: Perugia raggiunge 60.473 euro, pari a uno scarto del 13,7% dalla media nazionale. Il divario, quindi, si apre ulteriormente all’interno del territorio regionale.

Il peso del costo del lavoro sul valore aggiunto

Il secondo indicatore considerato è il costo del lavoro per addetto. A Terni risulta più basso del 16,8% rispetto all’Italia, ma la produttività lo è del 25,5%. Per questo il costo del personale assorbe il 64,3% del valore aggiunto: a Perugia la quota è del 58,9%, in Umbria del 59,9%, in Italia del 57,5%. Secondo l’analisi, la differenza ternana nasce soprattutto dal valore prodotto, più che dal costo sostenuto per il lavoro.

A livello regionale il costo del lavoro per addetto è stato di 35.151 euro, contro i 40.280 euro italiani, cioè il 12,7% in meno. Il documento chiarisce che il rapporto fra le due grandezze va letto con cautela: non si può affermare che il lavoro costi meno perché la produttività è più bassa, né che la minore produttività dipenda dal costo del lavoro. Le analisi Ocse indicano però che produttività e retribuzioni tendono a muoversi insieme, con le imprese più produttive generalmente più in grado di sostenere salari elevati. Settori, competenze, tecnologia, organizzazione e dimensione possono modificare questa relazione.

Che cosa misura l’indicatore

La produttività del lavoro mette in rapporto il valore aggiunto con la quantità di lavoro impiegata. L’Istat utilizza le ore lavorate, ma i bilanci societari non offrono un dato omogeneo sulle ore: per questo l’analisi adotta il valore aggiunto per addetto. L’indicatore non valuta il singolo lavoratore né il suo impegno, ma indica il valore economico generato in media per ogni addetto all’interno di un sistema di imprese.

I dati provengono dai bilanci depositati nel Registro delle Imprese da S.p.A., S.r.l., S.a.p.a. e cooperative. In Umbria queste società sono poco più di un quinto delle imprese, ma concentrano tra il 70% e il 75% del fatturato regionale. A livello nazionale le società di capitali sono circa un terzo delle imprese registrate.

La posizione dell’Umbria rispetto a Toscana e Marche

Il quadro regionale colloca l’Umbria fra la Toscana, a 67.621 euro per addetto (3,5% sotto la media italiana), e le Marche, a 56.346 euro (19,6% sotto), in una posizione più vicina a queste ultime. Fatta 100 l’Italia, l’Umbria è passata da 81,7 nel 2019 a 83,8 nel 2024, dopo aver toccato 78,3 nel 2021 e 78,9 nel 2022.

Le parole del presidente Mencaroni

Sul tema è intervenuto Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “La competitività di un territorio non si costruisce facendo costare meno il lavoro: si costruisce mettendo imprese e lavoratori nelle condizioni di creare più valore”. Mencaroni ha indicato digitalizzazione e transizione ecologica come due delle leve principali della produttività, sottolineando la necessità che innovazione e nuove tecnologie raggiungano anche le piccole e medie aziende.

I bilanci riferiti al 2025 indicano per ora un possibile avvicinamento: il valore aggiunto per addetto umbro sale a 59.518 euro e il divario dall’Italia scende all’8,6%. Si tratta di un dato parziale: al momento dell’estrazione era disponibile circa il 72% dei bilanci attesi in Umbria e il 77,7% in Italia. L’analisi proseguirà nelle prossime settimane con la produttività del capitale e la Produttività totale dei fattori (PTF).

Redazione

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