Crisi in Comune, Federighi: “Bandecchi non si dimetterà, ma avrebbe dovuto estirpare prima il vero problema”

Il consigliere di maggioranza prova a 'leggere' la situazione e si rivolge al primo cittadino

Dopo il passaggio all’opposizione dei quattro consiglieri comunali del gruppo Con Bandecchi per Terni, il sindaco non ha più una maggioranza. Mentre si apre una fase molto delicata per il futuro dell’attuale amministrazione, ci si interroga su come reagirà a questo lo stesso Stefano Bandecchi e su cosa farà. Si dimette? Cerca altre soluzioni? Aspetta una formale sfiducia? Nell’attesa che lui decida, si avanzano ipotesi. E sono diverse. Sono le stesse che vengono elencate anche da Raffaello Federighi, consigliere comunale di maggioranza e anche Capo di Gabinetto dello stesso Stefano Bandecchi alla Presidenza della Provincia. Federighi, ammettendo che Bandecchi si trova in quella ch potrebbe essere la crisi più importante dal suo insediamento nel 2023, si dice poi convinto che non si dimetterà e che troverà una soluzione.

La madre di tutti i problemi

Spiega, infatti, Federighi. “Se si dimetterà, risolverà, si farà impastoiare e ricattare, o se darà un’ennesima dimostrazione di capacità tattica, sono tutte cose che vedremo a breve. Ma un problema non nasce dal nulla e se non lo inquadriamo, prendendo atto che esiste, sarà difficile risolverlo“. Quale problema? L’esponente di maggioranza ci arriva per gradi, senza fare nomi ma fornendo indizi che appaiono chiari: “Nel giugno 2023, Bandecchi vince le elezioni comunali, proponendosi come la soluzione pragmatica per superare le contraddizioni e le inefficienze degli schieramenti di centro sinistra e centro destra, rivelatisi, alla prova concreta, incapaci di guidare la città. La partenza è costituita da un monocolore, con una maggioranza granitica, i punti deboli sono la generale inesperienza dei consiglieri e l’errore fatale di lasciare la guida quotidiana a chi non era stato eletto e aveva creato una giunta non rispettosa del fondamentale criterio del consenso. Il risultato è stato una continua fibrillazione, l’emorragia di consiglieri insoddisfatti, il distacco dalle associazioni di categoria cittadine, la competizione dissennata tra una giunta priva di autorevolezza, convinta del proprio primato sul gruppo consiliare, quest’ultimo unico reale depositario della legittimità decisionale, politica e amministrativa“. Poi aggiunge rincarando la dose e rendendo ancora più chiaro il suo riferimento: “Forse occorreva agire molto prima del febbraio 2026 (quando c’è stato il rimpasto di giunta, ndr), rimuovendo alla radice e con decisione la madre di tutti i problemi, ma così non è andata e queste sono le conseguenze“.

Costruire muri

Poi, la convinzione espressa sul fatto che Bandeccchi possa cercare di riprendere in mano una situazione ad oggi molto compromessa: “Ora, il sindaco può decidere, indubbiamente, di lasciare perdere, salutare tutti e tornare stabilmente a Roma, ai suoi affari e a obiettivi di politica nazionale, certamente alla sua portata. Può ma, a mio avviso, non lo farà, rimarrà e cercherà di risolvere una situazione nell’interesse non suo, ma dei tanti cittadini di Terni che in lui hanno creduto per uscire dalla palude in cui erano caduti per i disastri compiuti dai partiti tradizionali”. Auspica poi per lui di trovare un domani, nel caso in cui risolvesse la crisi, “gente fedele e con gli attributi“. Con un invito rivolto direttamente allo stesso Bandecchi: “Caro sindaco, si rassegni a portare la croce che si è scelto e s’ingegni a costruire i muri con i mattoni che ha“.

Redazione

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