La morte di Fatiha El Afghani è una tragedia che colpisce profondamente tutta l’Umbria. Così la presidente della Regione dell’Umbria, Stefania Proietti, inviando il suo messaggio di cordoglio alla comunità ternana, appresa la notizia dell’avvenuto decesso all’ospedale di della donna di 44 anni magrebina che il 9 maggio 2026 era stata violentemente colpita a martellate dal marito su un autobus di linea a Stroncone. “Cinque mesi di sofferenza, dopo una violenza inaudita – dice la governatrice dell’Umbria – si sono conclusi con la perdita di una vita spezzata dalla brutalità e dalla sopraffazione. Esprimiamo il nostro dolore e la più sincera vicinanza ai familiari e a tutte le persone che le hanno voluto bene“.
Mai più sole
Stefania Proietti affronta però il tema dei femminicidi e di un fenomeno che continua a preoccupare: “Abbiamo il dovere di interrogarci sulle radici culturali e sociali di una violenza che continua a considerare le donne oggetto di possesso e di controllo. È una mentalità che dobbiamo contrastare ogni giorno, attraverso l’educazione al rispetto, alla libertà e alla parità, affinché nessun’altra donna debba pagare con la vita il desiderio di essere libera“. Con l’auspicio di continuare a lavorare per rafforzare la rete di protezione, la prevenzione, la tempestività degli interventi, la collaborazione tra istituzioni e la capacità di riconoscere e contrastare i segnali di pericolo. “La libertà, la dignità e la sicurezza delle donne – dice Proietti – sono diritti fondamentali sui quali non possono esserci compromessi. La Regione Umbria continuerà a fare la propria parte, con determinazione, affinché nessuna donna debba sentirsi sola di fronte alla violenza“.
Una sconfitta per tutta la società
Al cordoglio della presidente si unisce quello dell’assessora regionale alle Pari opportunità, Simona Meloni: “Fatiha aveva diritto a costruire il proprio futuro senza paura, la sua morte ci richiama a una responsabilità collettiva che non può essere elusa. La violenza contro le donne non è un fatto privato, ma un fenomeno strutturale che stiamo affrontando in modo coordinato con investimenti nella prevenzione, nell’educazione al rispetto e all’affettività, nel rafforzamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio, garantendo percorsi di protezione e autonomia realmente accessibili a tutte le donne, indipendentemente dalla loro provenienza o condizione sociale. È fondamentale che ogni segnale di violenza venga riconosciuto e affrontato tempestivamente, attraverso una collaborazione, che abbiamo messo in campo, sempre più stretta tra servizi sociali, strutture sanitarie, forze dell’ordine, autorità giudiziaria e realtà del territorio. Ogni femminicidio rappresenta una sconfitta per l’intera società. Il nostro impegno deve essere quello di trasformare il dolore e l’indignazione in azioni capaci di prevenire nuove tragedie. Per Fatiha e per tutte le donne vittime di violenza, non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia“.
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