Cgil, Cisl e Uil sui riders: “Non serve identificarli col tesserino ma vigilare sulla legalità delle piattaforme”

Confronto in Prefettura con sindacati e Comune sulle misure imposte alla categoria

Le misure per la regolarizzazione imposte ai riders, come il tesserino e le disposizioni sulla sicurezza stradale, vanno a colpire principalmente l’ultimo anello della catena, quello più debole, invece di concentrarsi sule responsabilità delle piattaforme digitali e dei datori di lavoro. I sindacati di Cgil, Cisl e Uil ribadiscono con questo concetto una loro perplessità già espressa al momento in cui a Terni sono stati emanati provvedimenti per il riconoscimento legale degli addetti alle consegne a domicilio e sulle norme di sicurezza sulle strade. Parlano, dunque, di “forti dubbi che rimangono senza risposte certe“.

Il vero problema

La triplice sindacale ha preso parte a un tavolo in Prefettura, insieme al Comune di Terni, per fare il punto sul provvedimento che a partire dal 31 marzo 2026 dispone che i riders che effettuano consegne a domicilio nella città, tramite piattaforme digitali, debbano obbligatoriamente dotarsi di un tesserino identificativo. “Questo tesserino – dicono – il cui costo è a carico dei lavoratori, presuppone il possesso di alcuni documenti, anche in relazione alla sicurezza alimentare, che sono già propedeutici all’apertura dell’account necessario per iniziare l’attività dei riders, attraverso le piattaforme del food-delivery e non risponde comunque a nessuna criticità in ordine alla sicurezza e legalità dei mezzi utilizzati per le consegne“. Riguardo alla sicurezza stradale, i sindacati evidenziano come i controlli sull’attività di questi lavoratori non abbiano rilevato criticità o irregolarità. Cgil, Cisl e Uil parlano di un provvedimento che non è frutto di un accordo con i sindacati “Non serve – affermano – identificare i lavoratori, ma serve chiedere trasparenza e legalità alle piattaforme e rendere sostenibile il lavoro di queste persone“.

Caporalato digitale e Contratto collettivo nazionale

Fino al problema della vendita o l’affitto illecito degli account utilizzati per ricevere gli ordini e organizzare le consegne. Una sorta di “caporalato digitale” che per le organizzazioni sindacali “non si combatte con tesserini che appesantiscono con costi e sanzioni la già difficile situazione economica di questi addetti. Se il vero obiettivo è di eliminare lo sfruttamento che attraversa tutta la filiera, si rende necessario fare sintesi rispetto a quanto indicato dalla giurisprudenza europea e quanto fatto nei tavoli di confronto con le associazioni datoriali, per estendere tutele e diritti ricompresi nell’applicazione di un Contratto collettivo nazionale di lavoro“. Un punto di accordo, invece, i sindacati lo hanno trovato sulla realizzazione di uno spazio condiviso nel centro della città per garantire possibilità di ristoro e di aggregazione, dove questi lavoratori possano attendere le chiamate, utilizzare i servizi igienici, manutenere i propri mezzi di lavoro e avere adeguata assistenza sindacale.

Redazione

Seguici su

Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Il vescovo eletto si presenta ai giornalisti alla vigilia della celebrazione d’ingresso in Cattedrale: il...
Eseguita dai Carabinieri la custodia cautelare in carcere per furto con strappo e lesioni personali...
Il consiglio regionale dà il via libera alla proposta di iniziativa popolare dell’associazione Luca Coscioni...

Altre notizie