“Infrastrutture lente, l’Umbria rischia di perdere le tracce ed i treni in arrivo sull’alta velocità”

Enrico Melasecche: “Rivedere subito la delibera ART con un confronto serio, senza negazionismi, per non far perdere all’Umbria competitività e coesione”

ENRICO MELASECCHE

La deviazione dei treni regionali umbri sulla linea lenta è una scelta tecnica o politica?
È una misura frutto di una normativa europea sulla concorrenza che l’ART, Autorità per la Regolazione dei Trasporti, ha anticipato dall’1.1.2027 all’1.1.2026 consentendo l’ingresso in direttissima solo ai treni che viaggiano a 200 km/h rispetto agli attuali  da 160 km/h.   Le conseguenze politiche e sociali soprattutto per l’Umbria, se non rivista, sarebbero gravi.  Non si tratta di una semplice variazione d’orario. Penalizzerebbe decine di migliaia di cittadini umbri, tra pendolari, studenti e famiglie perchè invece di ridurre il nostro isolamento atavico, obiettivo principale della passata legislatura alla quale ho lavorato con risultati importanti, peggiorerebbe la situazione in modo tombale. Grazie però alle interlocuzioni condotte da mesi ART sta ammorbidendo la rigidità iniziale. E’ però singolare che l’attuale giunta regionale si sia accorta del fenomeno a distanza di sei mesi visto che la problematica del trasferimento dei treni sulla linea lenta era ben noto tant’è che proprio in autunno, quale assessore ai trasporti in carica,  ho scritto una nota formale ai responsabili nazionali del Gruppo Ferrovie dello Stato per sollecitare l’ingresso in direttissima almeno dei treni pomeridiani dei pendolari che subiscono con tale provvedimento i ritardi maggiori.

Quali sono secondo lei gli interventi strutturali da mettere in campo?

Due sono i provvedimenti che con visione strategica e forte determinazione abbiamo preso nella passata legislatura. Quello di ottenere, dopo un confronto serrato con Trenitalia, la fornitura di 12 treni Coradia della Alstom, appositamente costruiti ex novo per noi e poche altre regioni avendo la garanzie di entrare in direttissima. L’Umbria è stata capofila in questo perchè su 25 nuovi esemplari 12 sono i nostri, 3 da consegnare entro il 2025 e 9 nel 2026.  Da Terni, ad esempio, per arrivare a Roma, invece di aumentare da un’ora a quasi due, quale conseguenza della delibera ART, ridurremo la durata del viaggio a circa 40/50 minuti grazie all’ingresso sicuro in direttissima in ragione della maggiore velocità. Il secondo provvedimento è quello di prevedere con il PRT, Piano regionale dei trasporti che abbiano preadottato in giunta, due nuove stazioni sulla direttissima analoghe alla Medio Padana che ha avuto un enorme successo. La prima è la Medio Etruria, individuata da RFI a Creti in Val di Chiana, baricentrica per i territori di Perugia, Arezzo e Siena, ormai in fase di progettazione avendo ottenuto i dieci milioni necessari, l’altra ad Orte per le province di Terni, Viterbo e Rieti in particolare. Si pensi che in entrambe le stazioni i viaggiatori  potrebbero usufruire di oltre dieci coppie di Frecciarossa al giorno verso il Nord e verso il Sud. Con queste due mosse strategiche l’Umbria ferroviaria, dopo i risultati rilevanti che abbiamo conseguito con il trasporto aereo, romperà definitivamente l’isolamento di sempre.

Invece quali interventi gestionali immediati?
I lavori in corso, 1200 cantieri in tutta la rete nazionale, debbono per la parte finanziata con i fondi PNRR  essere terminati obbligatoriamente entro il 2026 pena la perdita degli stessi. Questo comporta necessariamente dei disagi soprattutto per i pendolari che debbono essere però ridotti al minimo e questo dipende dalla capacità di interlocuzione della nuova giunta nei confronti sia di ART, autorità autonoma, che dei vertici delle ferrovie. E’ però evidente che se le tracce vengono sottratte agli attuali treni regionali prima dell’arrivo dei nuovi Coradia le perderemmo per sempre, con conseguenze catastrofiche. Occorre inoltre venire incontro ai pendolari con un contributo che abbatta il costo dell’abbonamento. Ho predisposto anche un apposito emendamento al bilancio che però la sinistra ha bocciato.

Che tipo di conseguenze potrebbe avere questa situazione se non corretta?
Si rischia una frattura profonda tra i piani strategici da noi contrattati e la realtà futura che subirebbero i cittadini. Il territorio diventerebbe meno attrattivo, meno competitivo e più dipendente dall’uso dell’auto, proprio nel momento in cui si dovrebbe puntare su un trasporto pubblico efficiente. Sarebbe un passo indietro inaccettabile in termini di sostenibilità ambientale, coesione sociale e, per Terni in particolare, una mancata definitiva integrazione con il mercato del lavoro di Roma. Sono fiducioso però perchè è di queste ore la nota stampa di ART che si rende disponibile a deroghe che l’attuale giunta, piuttosto che farsi condizionare dagli assurdi negazionismi della parte più talebana, deve essere in grado di ottenere grazie anche all’apertura che l’azione del centro destra ha attivato da subito.

Come si può agire in modo concreto per evitare tutto questo?
Occorre ripensare la delibera con tempi e condizioni che siano trasparenti e verificabili. Servono anche strumenti di compensazione credibili: riduzioni reali sui costi degli abbonamenti, utilizzo senza sovrapprezzo dei treni di livello superiore, già in parte garantiti dalla Carta Tutto Treno Umbria che avevo fatto finanziare, soprattutto mantenere credibilità e un dialogo costante con i vertici nazionali evitando contrapposizioni strumentali politiche di AVS e M5S che ci danneggiano e bloccano cantieri ferroviari e stradali fondamentali per migliorare la fluidità del traffico, dalla Medio Etruria al Nodo di Perugia, alla nuova stazione aeroporto di Collestrada. Rimettere tutto i discussione dopo trent’anni di inutili diatribe ci penalizza non poco sia a livello di credibilità sia perchè allontana l’Umbria da quel modello da noi perseguito di regione fortemente attiva, protesa verso lo sviluppo e i nuovi investimenti.

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