L’assessore allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali risponde al Movimento 5 Stelle, che nel 2026 usa il calo della Tari di Perugia per attribuire all’amministrazione Bandecchi la responsabilità dell’aumento della Taric a Terni. Secondo l’assessore, il confronto è parziale perché considera solo l’ultimo anno. Il nodo, sostiene, è capire perché il ciclo dei rifiuti continui a generare costi crescenti.
Il confronto tra Terni e Perugia nell’arco di tre anni
Cardinali invita ad allargare lo sguardo agli ultimi tre anni. Nel 2024 la spesa della famiglia-tipo a Perugia è aumentata dell’8,9%, mentre a Terni è diminuita dell’1,2%. Nel 2025 Perugia ha registrato un ulteriore rincaro del 6,47% per le utenze domestiche.
Stando ai dati dell’Osservatorio di Cittadinanzattiva citati dall’assessore, nel 2025 una famiglia-tipo ha pagato 445 euro a Perugia e 326 euro a Terni. La differenza è di 119 euro l’anno, pari a circa il 27% in meno per i ternani.
L’assessore riconosce che nel 2026 il Pef di Perugia scende del 4,47%, una buona notizia per i perugini. Ritiene però che un confronto serio debba considerare livelli tariffari, andamento pluriennale e costi complessivi del servizio, non una sola percentuale riferita all’anno più favorevole.
Il Pef di Terni e l’origine dei maggiori costi
Il Pef di Terni validato da Auri per il 2026 arriva a 25,974 milioni di euro e avrebbe comportato un incremento del 9,69%. Gli uffici comunali hanno evidenziato che il valore supera il parametro di crescita del 4,18%, che avrebbe portato il piano a circa 24,669 milioni.
Cardinali ricorda che il Pef comprende raccolta, personale, mezzi, carburanti, trasporti, trattamento, selezione e smaltimento. La domanda, spiega, è da dove arrivino i maggiori costi e come ridurli in modo strutturale. Concorda con il M5S solo sul fatto che i costi non si cancellano con una delibera.
Differenziata al 78% ma ricavi a zero
Terni ha raggiunto circa il 78% di raccolta differenziata, con oltre 51 mila tonnellate raccolte separatamente. I cittadini, afferma l’assessore, hanno quindi fatto la loro parte. Il sistema però non riesce ancora a trasformare questa quantità di materiale in valore economico per il territorio.
I ricavi sul libero mercato delle frazioni differenziate risultano pari a zero, mentre raccolta e trasporto di queste frazioni costano più di 8 milioni di euro. Servono, secondo Cardinali, impianti di selezione e valorizzazione capaci di trasformare carta, plastica, vetro, Raee e le altre frazioni in materia prima seconda. Asm aveva individuato il problema anni fa con il progetto del polo impiantistico delle ex Officine Bosco, che non è stato realizzato.
Rifiuti fuori regione e Piano regionale
L’assessore richiama anche la posizione della Regione, che rivendica la riduzione dei rifiuti speciali provenienti da fuori Umbria e destinati alle discariche locali. Se però i rifiuti prodotti nel territorio ternano devono essere trasportati fuori regione per essere trattati e smaltiti, nota Cardinali, diminuiscono i camion in entrata e aumentano quelli in uscita. Trasporto e conferimento extraregionale producono costi che entrano nei conti del gestore e, attraverso il Pef, incidono sulle tariffe. La responsabilità territoriale, aggiunge, non può limitarsi al «non vogliamo i rifiuti degli altri»: deve includere la capacità di gestire i propri.
Sul nuovo Piano regionale, che prevede la produzione di combustibile solido secondario (Css) da impiegare negli impianti industriali, in particolare nei cementifici, Cardinali dice di non essere contrario per principio. Chiede però al M5S di applicare alla proposta lo stesso metodo usato per l’impianto esistente di Terni. Le domande riguardano i costi di costruzione o adeguamento degli impianti, di pretrattamento, di trasformazione e di trasporto, le quantità di Css effettivamente vendibili e il loro prezzo, e il risparmio concreto per una famiglia ternana.
I dividendi Asm per calmierare la Taric
Il M5S propone di usare gli 1,65 milioni di euro di dividendi Asm per calmierare la Taric. Per Cardinali la misura può essere discussa politicamente e rappresentare un sostegno temporaneo alle famiglie più fragili. Non riduce però il costo industriale del ciclo, perché sposta risorse del Comune da altri servizi o investimenti alla bolletta dei rifiuti. L’assessore pone inoltre il tema di chi finanzierebbe gli investimenti necessari a rendere Asm più efficiente e a recuperare più materia, se gli utili fossero utilizzati ogni volta per coprire i maggiori costi.
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