Asili nido: Umbria prima in Italia per livello di copertura

Ancora tanti bambini in fila ma nella Regione delle richieste è stato soddisfatto il 43,7 percento delle richieste

L’accesso agli asili nido in Italia rimane una sfida per molte famiglie, con un crescente numero di bambini in lista d’attesa. Tuttavia, esistono significative differenze regionali in questa situazione, con alcune regioni che superano la media nazionale nella copertura dei servizi per la prima infanzia.

 

Secondo uno studio condotto dall’Istat, nell’anno educativo 2021/2022, il 63 percento dei nidi pubblici e il 40,7 percento di quelli privati non sono stati in grado di accogliere tutte le richieste di iscrizione pervenute a inizio anno. Questo fenomeno è stato particolarmente evidente nel Mezzogiorno del paese, dove la pressione sui servizi da parte delle famiglie è stata più forte. In questa regione, più di due terzi delle unità di offerta pubbliche e quasi la metà di quelle private hanno lasciato bambini in lista d’attesa. Tuttavia, c’è una luce all’orizzonte per i neo genitori in Umbria, dove il 43,7 percento delle richieste è stato soddisfatto.

In Italia, la frequenza di servizi educativi per la prima infanzia è inferiore alla media europea. Nel 2021, solo il 33,4 percento dei bambini di età compresa tra 0 e 2 anni frequenta una struttura educativa, a differenza del 37,9 percento della media europea. Paesi come la Francia e la Spagna superano il 50 percento, mentre i Paesi Bassi e la Danimarca raggiungono rispettivamente il 74,2 percento e il 69,1 percento . È importante notare che la percentuale italiana include anche bambini iscritti alla scuola d’infanzia come anticipatari, senza adattamenti per i bambini più piccoli. Pertanto, meno del 30 percento dei bambini al di sotto dei 3 anni trova posto nei servizi educativi specifici per la prima infanzia.

La situazione a livello regionale

A livello regionale, l’Umbria si distingue per il più alto livello di copertura, con il 43,7 percento. Altri luoghi che superano la media nazionale includono l’Emilia Romagna (41,6), la Valle d’Aosta e la Provincia Autonoma di Trento (41,1). La Toscana, il Friuli-Venezia Giulia e il Lazio registrano una copertura superiore al 33 (rispettivamente 38,4, 36,8 e 36,1). Nel Sud, Campania, Sicilia e Calabria rimangono al di sotto del 15 (11,7, 13 e 14,6), mentre la Sardegna segna il livello più alto con il 32,5 percento.

A livello urbano, i capoluoghi di provincia hanno una copertura media del 35,3, mentre i Comuni non capoluogo hanno una copertura inferiore di dieci punti percentuali (24,9). Le regioni del Centro-Italia e del Nord-est superano il 33 di copertura (36,7, e 36,2), mentre il Nord-ovest si avvicina all’obiettivo con il 31,5%. Il Sud e le Isole, seppur in miglioramento, rimangono ancora indietro (16% e 16,6%).

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