Sono 23.43 le imprese a conduzione femminile in Umbria delle quali 5.745 in provincia di Terni, una incidenza del 26.3 percento di quelle registrate alla Camera di Commercio. Di queste, sono attive ancora 5024. I numeri arrivano dal report realizzato dall’Istituto Tagliacarne per Unioncamere e Camera di Commercio Umbria, presentato nell’ambito di “Impresa. Femminile, singolare”, l’evento dedicato alle imprese “rosa” sul territorio organizzato dall’ente camerale umbro presso la sede della Camera di Commercio di Terni.
Nel 2023 l’Umbria ospita l’1′,8 percento delle imprese femminili italiane con un calo sul territorio provinciale di 1,8 punti (1,9 nel perugino).
A tre anni dalla nascita le imprese femminili umbre si mostrano meno resistenti (83,4%) rispetto a quelle non femminili (86,5%), ma più resistenti rispetto a quelle nazionali femminili (82 percento). Su base quinquennale, la percentuale di sopravvivenza scende al 72,8 (non femminili 78,2, dato nazionale 72). mentre alla fine della fase di start up, le imprese femminili umbre presentano un tasso di sopravvivenza pari al 68,5 percento (media nazionale 67,6).

Il fatturato è minore rispetto alle imprese non femminili: a Terni non supera i 62.000 euro annui, a Perugia i 75.000, anche per via del fatto che in massima parte si tratta di micro imprese quindi fino con fino a 19 addetti (nel 2023 sono ben 5567 sul totale il 96,8 percento, a Perugia 16647 pari al 96,3 percento). Una forbice pesante, al punto che quello generato dalle imprese maschili è più che doppio. Molto alta anche la presenza di ditte individuali: il 61,3 percento complessivo in Umbria (62,1 a Terni, 61,1 a Perugia). Numeri comunque in diminuzione, come le società di capitali e di persone.
A livello settoriale, è soprattutto il settore dei servizi alla persona che vede le donne a capo di aziende con 66 imprese su 100, seguono moda e sanità-sociale (servizi per anziani, nido, centri estetici), mentre si conferma ancora molto bassa la quota di laureate in discipline Stem fra le donne (sotto le 5 percento). Ancora più desolante il quadro delle donne ai vertici delle società, che in Umbria non super il 27 percento su una media del centro Italia comunque molto bassa.
Sono donne appena il 17,4 percento degli amministratori delegati, un dato in costante discesa, come quello delle presidenti di Cda (534 in Umbria su 2672), le consigliere delegate sono il 18,3 percento elle donne impegnate in ruoli aziendali. Scendendo la piramide, alla qualifica di “socio” la percentuale cresce di molto e si arriva al 40,6.
“L’imprenditoria femminile in Italia e in Umbria” al centro dell’intervento tecnico della vice Presidente nazionale di Unioncamere, Tiziana Pompei. Evidente la situazione di squilibrio di genere in Italia e nella nostra regione: “In Italia il tasso di femminilizzazione delle imprese al 31 dicembre del 2023 arretra per la prima volta – ha detto Pompei – e arriva al 22,2%, quasi un punto percentuale in meno rispetto all’anno precedente, l’Umbria si conferma comunque nella top five con un tasso che arriva al 24,8%. Caterina Grechi, è presidente del centro pari opportunità dell’Umbria ha annunciato l’avvio dal prossimo sedici marzo del Point Donna Lavoro, un progetto che mira a indirizzare e sostenere le donne in cerca di una occupazione.
Nella seconda parte della mattinata, dopo il racconto di storie femminili di successo, due chiose. La prima di Rosita Garzi, consigliere di parità dell’Umbria e sociologa del lavoro: “Una parte del soffitto si è incrinata, ma tanta strada è ancora da fare”. L’assessore allo sviluppo economico Michele Fioroni ha invece parlato di “femminilizzazione della società, che ha cominciato ad abbracciare valori come quelli di collaborazione, comprensione, inclusione e che oggi si riflettono sul fatto che le imprese femminili sono più attente alla sostenibilità, alla transizione verde”, guardando alle donne come modello da valorizzare.
Nella videointervista, Dalia Sciamannini, del comitato Imprenditoria Femminile Terni illustra le difficoltà nel fare impresa femminile in Umbria.
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