La crisi infinita del mercato coperto: il rilancio può passare dai prodotti tipici umbri

Aperto nel 2011 dopo la chiusura di quello in centro, lo spazio di Largo Manni ospita ormai solo cinque esercenti, che ora rischiano anche lo sfratto se sarà accettata la proposta di 20 aziende legate a Coldiretti. Intanto un'indagine certifica come i piccoli borghi siano motore anche per i prodotti agroalimentari

Verrà consegnato entro la giornata odierna al Comune di Terni il progetto per la riqualificazione del mercato coperto. La struttura di Largo Manni, dove da tempo è stato spostato il mercato, è ormai sempre più priva di commercianti: quelli storici sono rimasti in cinque: un’agonia se è vero che nel 2011, quando è stato inagurato, c’erano al suo interno benm 35 operatori.

Un costante e progressivo declino che ha coinvolto anche i clienti, diventati sempre di meno, anche per via del fatto che il parcheggio di fronte è chiuso, a forte rischio contravvenzioni per chi lascia l’auto e che ovviamente non è pensabile venire al mercato coperto lasciando l’auto – fra l’altro a pagamento – al central parking. Che non è distante ma è assolutamente improponibile da raggiungere a piedi con le buste della spesa in mano.

Naturalmente c’è chi continua a venire per la qualità dei prodotti e la fedeltà agli esercenti ma gli incassi ormai sono quasi doppiati dalle spese per chi ci lavora. Ecco quindi il bando comunale, che avrebbe trovato il plauso di un gruppo di aziende affiliate a Campagna Amica di Coldiretti, circa 20 per la precisione, che adesso presenteranno il progetto a Palazzo Spada. La ripartenza del mercato potrebbe dunque passare dai prodotti tipici locali. Resterebbe da capire il destino degli attuali cinque operatori presenti, che non rientrano nel bando.

Nomi noti fra le aziende del consorzio: Enrica Cotarella, dell’omonima famiglia di enologi, l’ex calciatore della Ternana Mirko Trappetti per conto dell’avicola di famiglia, Il sindaco di Alviano Giovanni Ciardo e il presidente di Coldiretti Umbria Albano Agabiti

Per una curiosa coincidenza, è di questi giorni lo studio di Coldiretti/Symbola su “Piccoli comuni e tipicità che restituisce un quadro nel quale il 93 percento delle produzioni tipiche nazionali che si consumano nasce nei comuni italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio di gusto e biodiversità che fa da traino anche al turismo, accontando un patrimonio enogastronomico del Paese custodito fuori dai tradizionali circuiti turistici, promosso grazie alla legge n.158/17, contenente misure per la loro valorizzazione. In Umbria su questo fronte, fra i prodotti che si realizzano esclusivamente nei piccoli comuni spiccano ol Farro di Monteleone di Spoleto, la Lenticchia di Castelluccio di Norcia e il Prosciutto di Norcia.

“I piccoli borghi – ricorda Albano Agabiti, Presidente Coldiretti Umbria – hanno un significativo valore economico, storico, culturale e ambientale in un paesaggio fortemente caratterizzato dalle produzioni agricole come il nostro. Rappresentano anche un motore turistico che va ulteriormente valorizzato, per offrire una risorsa strategica per il rilancio del Paese. Per salvaguardare questa ricchezza – prosegue Agabiti – è necessario creare le condizioni affinché la popolazione residente e le attività economiche possano rimanere. È fondamentale infatti contrastare lo spopolamento, che aggrava anche la situazione di isolamento delle aziende agricole e aumenta la tendenza allo smantellamento dei servizi, dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio”.

 

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