“È un sistema inaccettabile e Arvedi è l’ennesima multinazionale, dopo ThyssenKrupp, che si stabilisce nel nostro territorio già martoriato. Oltre alle polveri bianche che cadono dal cielo, a terra ci sono 330mila metri quadrati di discariche asservite al siderurgico, con colline artificiali alte 80 metri e valutazioni di impatto ambientale vecchie di vent’anni. Nei decenni sono state interrate scorie e fanghi tossici, contaminate le falde con metalli pesanti e cromo esavalente. Siamo un’area Sin mai bonificata. Mi sono dimessa opponendomi a una nuova ennesima discarica”.
A parlare alla rivista Altraeconomia è Mascia Aniello, ex assessore del Comune di Terni che aveva lasciato l’incarico alcuni mesi fa sbattendo la porta.
La rivista, che si occupa di economia da una prospettiva ambientalista, ha dedicato un ampio approfondimento alla galassia Arvedi e c’è spazio naturalmente anche per Terni, con focus particolare sulla questione delle polveri di Prisciano, “una polvere – sottolinea un ex dipendente – causata dal processo di ‘scorificazione’ che consiste nel gettare calce sopra l’acciaio fuso per assorbire le impurità, la calce liquida ricca di impurità viene quindi portata nella rampa scorie e buttata per terra, così si crea una corrente ascensionale che raffreddandosi genera nuvole di polvere basica e ricca di metalli pesanti, tra cui nichel e cromo, che trasportata dai venti ricade sulle abitazioni. Questo avviene circa una volta ogni ora”
Di sicuro proseguono anche le fumate dai camini a Prisciano, alle quali si è aggiunta anche la puzza di plastica bruciata. L’Arpa è intervenuta per un sopralluogo. I lavori per la costruzione del capannone di stoccaggio delle scorie bianche promesso da Tarpojarvi Oj che dovrebbe vedere la luce entro agosto 2025 e dovrebbe abbassare la concentrazione di Nichel del 30 percento, non sono ancora partiti. Arpa e Usl, nei vari tavoli di confronto, hanno chiesto la possibilità di installare misuratori e centraline, ma occorre su questo fronte l’intervento della Regione.
L’assessore Aniello però pensa – come spiega ad Altreconomia – che anche la costruzione dei capannoni non basta: “Parte della produzione deve essere sospesa, questo territorio ha già dato”. Nel frattempo, il Comitato Prisciano Terni Est rilancia: “Siamo sempre più convinti che non sia più possibile far finta di nulla circa gli effetti sanitari ed ambientali causati da certe realtà industriali. Non funziona più il “problema” occupazionale, salute ed occupazione devono essere entrambe delle priorità. Per il momento, a Terni, si registra la stessa situazione di sempre, nulla è cambiato rispetto agli scorsi mesi. Attendiamo fiduciosi la realizzazione del capannone, nella speranza che non faccia la fine di tutte le altre promesse fatte negli ultimi 30 anni”.