Nuovi capitali, progetti “cantierabili” e cronoprogramma. Sono tre le parole chiave emerse dal confronto fra i candidati sindaco per la Regione organizzato dal Rotary Club e ospitato al Garden. Un confronto monco, perché con soli 5 candidati su nove: presenti infatti solo Elia Francesco Fiorini (Alternativa per l’Umbria), Moreno Pasquinelli (Fronte del Dissenso), Fabrizio Pignalberi (Quinto polo per l’Italia), Stefania Proietti (Centrosinistra), Donatella Tesei (Centrodestra). Assente dell’ultimo minuto – c’era infatti una poltrona vuota, segno che era atteso – Marco Rizzo (Democrazia sovrana e popolare). Hanno invece rifiutato l’invito Giuseppe Paolone (Forza del Popolo), perché in disaccordo con le finalità del Rotary, Martina Leonardi (Pci e Potere al Popolo, che ha inviato diversi comunicati per lamentarsi di non essere stata invitata ai vari cofronti e poi all’invito non si presenta) e Giuseppe Tritto (Umani insieme liberi).
Su Terni il tema caldo è stato quello dell’ospedale e su questo tema il dibattito si è scaldato. Tesei sciorina come sempre i numeri sulla sanità: “I report ci dicono che siamo fra le regioni migliori, noi l’abbiamo rilevata commissariata e abbiamo dimezzato le liste di attesa. Il Mef ci ha confermato: ci saranno i 129 milioni a disposzione per la realizzazione dell’ospedale di Terni con fondi pubblici. Ad inizio anno partiranno i lavori per quello di Narni ed Amelia”. Replica Stefania Proietti. “La fondazione Gimbe ci dice che il 9,3 percento degli umbri rinuncia alle cure: per cui quello che noi chiediamo è un forte investimento sul personale: bisogna pagalo meglio per metterlo nelle condizioni migliori per lavorare”. E critica la politica di accorpamento degli ospedali della sua diretta concorrente: “Non bisogna chiudere le strutture, va invece fatta una rete fra quelle esistenti, va creato un sistema del quale fanno parte la sanità territoriale, i distretti e le case della salute, sulle quali c’è un forte ritardo e dove bisogna invece accelerare perché sono previste dal Pnrr. Terni era un polo di eccellenza, veniva gente dal Lazio a curarsi, oggi invece se ne vanno 30 milioni degli umbri per cure fuori regione: ecco allora che la città ha bisogno di un ospedale innovativo, interamente pubblico, per tornare ad implementare la mobilità attiva e non quella passiva”. Fabrizio Pignalberi parla di “progetti cantierabili” – un termine che applicherà a quasi tutte le domande – e precisa: “Sotto Covid c’era l’occasione, con i fondi a disposizione, per implementare le strutture sanitarie, ma non è stato fatto. Speriamo di entrare all’opposizione, per vigilare su questo”. Concetto, quello del controllo, ribadito anche da Elia Francesco Fiorini: “Certamente ci vogliono nuovi fondi – dice – ma l’Umbria dovrebbe diventare un modello di trasparenza per l’utilizzo degli stessi. Per cui se entreremo in consiglio regionale chiederemo un cronoprogramma per controllare puntualmente come vengono spesi i soldi dei cittadini”.
Moreno Pasquinelli, da buon rivoluzionario (“Qui non è il mio ambiente”, si affretta a dire) snocciola tutto il vocabolario anticapitalista della vecchia sinistra extraparlamentare e poi conclude: “Ci stiamo americanizzando, anche sulla salute – dice – Finirà che la povera gente che non avrà i soldi non si potrà curare. Per questo la sanità deve essere completamente pubblica: dall’Europa arriveranno sempre meno soldi su questo, perché è un tema che non porta profitto, così come per i capitali privati. Solo una sanità pubblica garantisce le cure di eccellenza”.
Ragazzi, la Destra oggi se la prende con i migranti, ma quando saranno al potere entreranno nelle nostre case e faranno quello che fecero nel ventennio. Aprite gli occhi che questi sono violenti.