Attilio Pisanò è stato l’ospite della seconda puntata de I dialoghi del Bene, rassegna ideata e condotta da Sauro Pellerucci, Presidente dell’Associazione “Io Sono Una Persona Per Bene” e Founder della Digital Human Company Pagine Sì! S.p.A. Il ciclo di incontri, ospitato al PalaSì, è occasione di confronto su temi cruciali per la società contemporanea, legati al bene comune ed al senso civico
Il docente di Filosofia del Diritto presso l’Università del Salento ha presentato il suo libro: ” La questione climatica come questione cosmopolitica” sul delicato tema dell’ambiente, col patrocinio di Umbria Green Festival. A portare i saluti in apertura Cristiano Cinti, proprio di Umbria Green Festival: “Per noi mettere al centro queste tematiche è una ragione d’essere: ci piace fare rete con le associazioni e con le realtà su questi temi: per questo abbiamo deciso di dare il patrocinio all’evento”.
“Nessuno può dirsi non interessato all’ambiente, perchè ci tocca tutti- dice Pellerucci aprendo l’incontro – Delle questioni ecologiche, se non ce ne occupiamo noi, verranno a cercarci loro prima o poi”. Pisanò spiega: “Da sempre mi occupo di diritti e ho verificato come l’argomento metta in discussione alcuni dogmi che conosciamo che segnano lo stato di diritto. Mi riferisco al conflitto fra i vari poteri. I giudici e le corti esercitano un potere che è politico: il ricorso alla discrezionalità determina il loro potere, ma questo è normale nelle democrazie liberali”.
Pisanò ha parlato in particolare dei contenziosi strategici, vale a dire tutti quei diritti utilizzati per fare leva sui giudici ed emettere sentenze particolari su temi specifici (per esempio la legge Cirinnà sull’omoaffettività). A questo si legano i contenziosi climatici, appunto quelli che riguardano il clima: “Questa è una questione complessa – spiega – e il diritto al clima è fondamentale perchè riguarda tutti, l’intera famiglia umana e riguarda anche ecosistemi, altri esseri viventi, animali e vegetali. Quindi una questione cosmopolita e olistica. L’ambiente non è un qualcosa del quale possiamo disporre a piacimento: l’antropocentrismo è nemico dell’ambientalismo, perchè l’uomo è parte e non altro dalla natura”.
Fare rete per risolvere la questione climatica
Tutela dell’ambiente come sfida per tutti, anzi come obbligo, perchè ne va di mezzo il futuro di ciascuno di noi: “La questione climatica, a differenza di quella ambientale, non si risolve a colpi di sentenze- dice Pisanò – perchè per le sue specifiche caratteristiche va risolta solo con la collaborazione degli Stati. Ricorrere alle corti è uno strumento di pressione, che consente agli attivisti che non vengono ascoltati o creduti, di poter condizionare il decisore politico. Ma non è comunque risolutivo, perchè poi la palla passa agli Stati”. E aggiunge: “Poi ognuno di noi deve fare anche la sua parte, per il proprio ruolo: dalla singola persona alla grande fabbrica. Non serve colpevolizzare i cittadini: anche se tutti fossimo responsabili, non ce la faremmo comunque se si continuano ad usare le fonti fossili”.
E ancora. “I risultati che abbiamo oggi sono il frutto di quello che abbiamo fatto negli ultimi 30 anni. Quindi se vogliamo ottenere qualcosa fra 30 anni, bisogna agire adesso, senza pensare che se ne occuperà la politica perchè non lo farà, visto che nessun politico attuale siederà sui banchi del Parlamento per allora”. Pisanò ricorda anche che non si saprà se le nostre azioni avranno effetto positivo per noi, perchè ci sono zone che subiscono maggiormente le azioni ed i gesti: “Ma l’Europa ha una grande importanza e deve riuscire a trascinare in questa battaglia i Paesi che più emettono anidride carbonica come Usa, Cina e India”.
Fondamentale poi, sottolinea il docente, una buona informazione su questi temi, perchè solo una corretta informazione stimola alla azione: “Lo Stato in questo ha un ruolo chiave perchè ha l’obbligo giuridico di agire, in base all’accordo di Parigi del 2015”, ricorda. “Ma gli Stati non stanno adempiendo, contando sul fatto che nel diritto internazionali non ci sono strumenti sanzionatori per questo”.
Non è questione solo per attivisti, spiega Pisanò: “Chi porta avanti le cause sono persone che lavorano in settori che sanno quanto le loro attività rischiano di scomparire”.
Il ruolo delle imprese
Pellerucci poi stimola Pisanò sul ruolo delle imprese. Torna ovviamente il concetto di sostenibilità e della difesa della competitività della produzione: “Purtroppo non tutti gli imprenditori al mondo hanno la stessa sensibilità che abbiamo in Europa, dove si sta adattando la produzione ai modelli di sostenibilità. Purtroppo l’accordo di Parigi non obbliga le imprese. Lo Stato deve adottare le misure giuste per la transizione ecologica e l’Europa lo sta facendo anche attraverso il Pnrr: bisogna mettersi in testa che è una strada irreversibile e l’Europa è l’unica istituzione che sta facendo di tutto perchè gli accordi di Parigi vengano rispettati e fare in modo che fra 40 anni non ci sia una catastrofe climatica. Certamente vanno trovate le misure perchè le merci che arrivano da extra Ue non danneggino, a livello di prezzi, quelle europee”.
Agire per il bene delle prossime generazioni
Pisanò precisa: “Non sono un catastrofista, non ci estingueremo, ma senza azioni concrete saremo sempre più esposti alle catastrofi naturali e sarà sempre più difficile ricostruire. Le condizioni di vita potrebbero diventare molto più difficili: che cosa lasceremo a figli e nipoti?. Consideriamo anche il grande sfruttamento delle risorse idriche? Questo si ripercuoterà sulle condizioni di sicurezza, salute e anche sulle migrazioni dei popoli che vedranno le loro zone desertificarsi”.
Pisanò rilancia: “L’unico modo per risolvere la questione climatica è ridurre l’uso dei combustibili fossili. Anche per questo i Paesi che più dipendono da esse, anche economicamente, remano contro”. Anche per questo, viene sottolineato, ha fatto molto discutere il fatto che le recenti Cop siano state ospitate – e vedano la presenza – da Paesi che di questo tipo di combustibili fanno uso: “Però è giusto che ci siano, perchè bisogna provare a portare più gente possibile dalla parte giusta: purtroppo invece spesso si giunge a soluzioni tampone e basta. Aggiungere denaro per aiutare i Paesi poveri ad adattare il territorio ai cambiamenti climatici non risolve la questione. Tamponare i danni non basta“.
Da qui un suggerimento: “Bisogna incentivare chi è munito di buona volontà su questi temi, perchè sarà stimolo per altri. E continuare a sensibilizzare più possibile sull’importanza su questi temi”.
I prossimi appuntamenti
Ultimo appuntamento con I dialoghi del bene previsto per il 3 dicembre sempre alle 18. Sarà ospite l’economista Stefano Zamagni che parlerà del libro “Prendersi cura della democrazia” (Ecra Editore).
