I dazi in arrivo sull’export alzano nubi scure su Forvia: futuro incerto per i lavoratori

Lo stabilimento di Maratta attende risposte, mentre la crisi del settore automotive continua a pesare sull'occupazione: in 35 avrebbero accettato l'incentivo all'esodo

Gli otto mesi di cassa integrazione straordinaria per 50 lavoratori del sito Forvia di Terni, precedentemente noto come Faurecia, stanno per terminare, ma il futuro dello stabilimento rimane incerto. L’azienda, attiva nella produzione di impianti di scarico per il settore automotive, si trova in una fase critica, con scarse prospettive di rilancio e un contesto europeo segnato da riduzioni di personale e calo del fatturato.

Il settore automotive sta attraversando una crisi che coinvolge l’intera filiera, compresa l’industria chimica. Un esempio evidente si riscontra nel territorio narnese, dove l’azienda Alcantara ha dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali per fronteggiare le difficoltà. La situazione di Forvia si inserisce in un quadro più ampio, caratterizzato da ristrutturazioni e tagli a livello europeo, che stanno colpendo migliaia di lavoratori. E con i dazi in arrivo del 25 percento, annunciati da Trump sull’export dell’Unione Europea verso gli Usa, non sembrano intravedersi spiragli ulteriori. Anzi, le nubi si fanno ancora più nere.

Nonostante si parli di diversificazione e riconversione industriale, due elementi chiave per affrontare la crisi, le decisioni del gruppo Forvia sembrano orientate prevalentemente alla riduzione dei costi e alla contrazione della forza lavoro. Nel sito di Maratta, dove si producono impianti di scarico, la necessità di nuove strategie è evidente, ma al momento le prospettive rimangono incerte.

Il calo del fatturato, già dichiarato dall’azienda, e la mancanza di una chiara strategia di rilancio aumentano le preoccupazioni per i lavoratori e per l’economia locale. Il futuro dello stabilimento ternano dipenderà dalle decisioni aziendali e dall’eventuale supporto istituzionale per favorire una riconversione produttiva e garantire la continuità occupazionale.

In  base all’accordo tra azienda e sindacati metalmeccanici, sottoscritto sul territorio, risultano almeno 35 dipendenti che hanno accettato l’incentivo all’esodo. Ma i sindacati chiedono chiarezza e soprattutto un piano industriale per capire cosa ne sarà del futuro.

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