Al Palazzone appartamenti Ater ristrutturati da 10 anni ma ancora vuoti. E il degrado avanza di nuovo

La denuncia del sindacato Asia Usb: "Docce installate nelle case vuote e intanto quelle occupate cadono a pezzi senza che nessuno intervenga". La Sicet Cisl lancia l'allarme: "In Umbria 700 appartamenti Ater da ristrutturare ma nessuno mette i soldi"

Se n’è parlato l’altro giorno, in occasione del congresso della Sicet Cisl: il problema degli appartamenti sfitti a Terni è molto forte e la graduatoria per l’assegnazione delle case popolari fa acqua da tutte le parti, visto che sono stati assegnati solo 86 alloggi a fronte di 600 domande.

L’ultimo esempio di questa situazione è il cosiddetto Palazzone, n edificio storico della seconda metà dell’800 situato tra Viale Brin e via del Raggio Vecchio, che nei giorni scorsi è stato oggetto della visita del sindacato Asia Usb, il quale spalleggiato da Potere al Popolo sta facendo il giro delle case popolari.

La questione del Palazzone secondo Asia Usb è particolarmente grave: negli alloggi popolari di proprietà comunale situati nel palazzo, 11 appartamenti risultano vuoti da anni, nonostante alcuni siano stati ristrutturati e mai assegnati. Più precisamente, 8 alloggi inutilizzati si trovano nell’ala affacciata su Viale Brin e 3 su via del Raggio Vecchio. Alcuni sarebbero sfitti da oltre 10 anni, una situazione che il sindacato definisce inaccettabile, considerando le difficoltà di molte famiglie a trovare una casa.

“Se l’Ater ha ristrutturato alcuni di questi appartamenti, perché in 10 anni nessuna amministrazione li ha assegnati?” è la domanda che Asia Usb rivolge al Comune di Terni, chiedendo risposte immediate.

Oltre alla mancata assegnazione degli alloggi, emergono anche problemi strutturali e disservizi. Gli inquilini segnalano un’infiltrazione d’acqua su un muro interno, mai verificata dalle autorità competenti, nonostante la richiesta di intervento sia stata inoltrata da mesi.

Ulteriori criticità riguardano il malfunzionamento dell’ascensore, rimasto fuori servizio per 40 giorni, creando gravi disagi soprattutto agli anziani e ai disabili residenti. Il sindacato sottolinea che la maggior parte degli abitanti del Palazzone sono persone anziane, per le quali un blocco prolungato dell’ascensore rappresenta un serio ostacolo alla mobilità quotidiana.

Asia Usb denuncia inoltre una gestione iniqua degli interventi di ristrutturazione: “una famiglia con un disabile aveva richiesto la sostituzione della vasca da bagno con una doccia, senza ottenere risposta, mentre le docce sono state installate negli alloggi vuoti“, sottolineano

Il sindacato denuncia formula alcune richieste: accelerare lo scorrimento della graduatoria del bando del 2023 per l’assegnazione degli alloggi popolari vuoti; interventi urgenti di manutenzione da parte dell’Ater per risolvere le infiltrazioni, i problemi agli impianti elettrici e garantire accessibilità ai disabili; maggiore attenzione alle esigenze degli inquilini, affinché le richieste di adeguamento delle abitazioni vengano prese in considerazione.

“Siamo stanchi dell’indifferenza verso gli inquilini e della cattiva gestione del patrimonio di case popolari. Vogliamo azioni concrete”, conclude il sindacato.

Nei giorni scorsi i sindacati confederali del settore Sunia Cgil, Sicet Cisl, Uniat Uil e Unione Inquilini Umbria avevano chiesto in una conferenza: “una profonda ristrutturazione della legge regionale 23/2003 sull’edilizia residenziale sociale e un tavolo di confronto con la Regione Umbria per garantire un sistema più equo e funzionale”. Secondo i sindacati mancano circa 2000 unità abitative, con oltre 1.000 appartamenti di Ater Umbria chiusi e inutilizzati al 31 dicembre 2023 per mancanza di manutenzione: “Nessuno mette i soldi per farle”, denunciava l’altro giorno durante il congresso il segretario Sicet Cisl Gino Bernardini. A Terni la percentuale delle case non occupate ammonta al 16,2 percento, un dato preoccupante.

“Pensiamo sia arrivato il momento – spiega Bernardini – di avviare un programma pluriennale di investimenti per svecchiare e al contempo aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica con le risorse esistenti, riprogrammandole meglio. Con i soldi del Pnrr sarebbe stato opportuno prevedere la ristrutturazione di oltre 700 appartamenti.  Ma il quadro è preoccupante, perchè alle nostre richieste, ai tavoli che facciamo, non seguono mai interventi concreti”.

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