Per scongiurare il commissariamento della sanità regionale, la Giunta dell’Umbria ha approvato una manovra finanziaria d’emergenza da 90 milioni di euro, volta a riportare in equilibrio i conti pubblici e ad evitare l’applicazione automatica delle aliquote fiscali massimali. Il rischio concreto era un aumento generalizzato delle imposte e dei ticket sanitari, con gravi ripercussioni sui cittadini, in particolare sulle fasce più fragili.
“Di fronte al certo commissariamento a causa del grave squilibrio emerso dai conti della sanità”, si legge nella nota ufficiale, la Giunta ha convocato una seduta straordinaria per proporre un disegno di legge da sottoporre con urgenza all’Assemblea Legislativa, al fine di scongiurare l’intervento statale.
Il piano, come spiegato dall’assessore regionale al Welfare Fabio Barcaioli, punta su un incremento mirato dell’addizionale Irpef, articolato su quattro fasce reddituali, mantenendo però invariata la pressione fiscale per chi guadagna meno di 15.000 euro annui. La rimodulazione prevede: 1,95% per i redditi tra 15.000 e 28.000 euro; 2,05% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro; 2,1% per chi supera i 50.000 euro
“Chi ha un reddito fino a 15mila euro non pagherà un centesimo in più”, ha ribadito Barcaioli, illustrando i dettagli dell’operazione, “mentre per chi si trova nella fascia tra 16mila e 20mila euro l’incremento sarà estremamente contenuto: circa 1,60 euro al mese per chi guadagna 16mila euro, circa 4,90 euro per chi ne percepisce 18mila e circa 8,10 euro per chi ha un reddito di 20mila euro”.
Oltre all’addizionale Irpef, la manovra prevede un aumento dello 0,5% dell’Irap, ma solo per alcune categorie economiche, e un rialzo del 10% sul bollo auto, da cui restano comunque escluse le categorie esenti. “Si tratta di una scelta difficilissima ed emergenziale”, afferma la presidente della Regione, evidenziando la necessità di intervenire in modo proporzionale e socialmente equo.
Alla base della decisione c’è una situazione finanziaria critica ereditata dalla precedente amministrazione, aggravata ulteriormente dal taglio di 40 milioni di euro nei trasferimenti statali nel prossimo triennio. Il deficit accumulato dalle quattro aziende sanitarie umbre è di natura strutturale e risalente almeno agli ultimi cinque anni.
Barcaioli ha voluto sottolineare l’intento di equità sociale che ha guidato la manovra: “Abbiamo voluto con forza salvaguardare un principio chiaro: chi ha meno non deve farsi carico di errori passati. Le fasce più povere non pagano il risanamento della sanità, anzi, potranno beneficiare di un miglioramento dei servizi senza subirne il peso economico”.
La presidente ha infine voluto ringraziare pubblicamente il personale degli uffici regionali: “Si sono prodigati strenuamente in queste ore, con enorme impegno e professionalità, per elaborare una proposta il più possibile equa e sostenibile per i cittadini”. Un lavoro che ha consentito all’esecutivo di presentare una soluzione che evita il commissariamento e protegge il sistema sanitario pubblico umbro da un possibile crollo di sostenibilità.
“Il sistema sanitario pubblico va difeso con scelte responsabili e lungimiranti”, ha concluso l’assessore, spiegando come l’intervento adottato rappresenti l’unica strada percorribile per salvaguardare un diritto fondamentale come quello alla salute.