“La programmazione sanitaria va fatta su basi solide, non su artifici contabili”. Con queste parole l’ex senatore Leonardo Grimani interviene nel dibattito che negli ultimi mesi ha acceso il confronto politico in Umbria, portando alla luce le difficoltà della sanità regionale e le decisioni assunte dalla nuova amministrazione per riportare i conti in equilibrio.
Grimani, che ha ricoperto ruoli istituzionali nel passato – per dieci anni è stato sindaco di San Gemini – ha sottolineato come “l’equilibrio di bilancio sia il punto di partenza imprescindibile per una vera programmazione”. E, di fronte a un disavanzo milionario, “la giunta regionale non poteva esimersi dall’adottare provvedimenti straordinari”.
Il bilancio della sanità e la polemica politica
Il tema è il buco da 243 milioni nei conti della sanità, emerso nei primi anni della nuova legislatura. “Anche se si volessero togliere i circa 150 milioni di risorse regionali già impegnate – ha osservato Grimani – il disavanzo resterebbe grave e allarmante”. Secondo l’ex senatore, molte polemiche “appaiono risibili, soprattutto quelle provenienti da settori della sinistra che agitano lo spettro dell’innalzamento della pressione fiscale”.
“È bene ricordare – ha aggiunto – che la sanità pubblica vive grazie alla fiscalità generale. Pensare di garantire i servizi senza un adeguato sostegno fiscale è una pura illusione”.
Grimani ha anche puntato il dito contro chi, durante la scorsa legislatura, “non ha messo in campo un piano di risanamento quando sarebbe stato possibile, preferendo lasciare il problema irrisolto”. Secondo l’ex parlamentare, agire prima avrebbe consentito di liberare risorse anche per trasporti, scuola e servizi sociali.
La scelta dell’addizionale Irpef e il nuovo piano sanitario
Per Grimani, la soluzione adottata – l’utilizzo dell’addizionale Irpef con una struttura progressiva – è stata “giusta ed inevitabile”, perché ha permesso di tutelare le fasce più deboli: “La redistribuzione di questo maggior costo è l’unica azione possibile per evitare che i cittadini debbano rivolgersi alla sanità privata o fuori regione. Quella sì che sarebbe stata una tassa occulta”.
L’obiettivo ora, secondo Grimani, è consolidare le basi per una programmazione sanitaria seria, definita da un piano che verrà valutato fino al 2029: “Il lavoro avviato dovrà essere giudicato dai risultati, numeri alla mano. Solo con fondi certi potremo sapere che tipo di sanità pubblica avrà l’Umbria”.
Dialogo e trasparenza, ma su basi concrete
L’ex senatore si è detto favorevole alla proposta di aprire un confronto pubblico sulla sanità, ma ha posto una condizione chiara: “Ben vengano i consigli comunali aperti, ma a patto che si parli di contenuti veri: lo stato della sanità umbra e le proposte per il nuovo piano sanitario regionale”.
“Non serve rinviare le scelte solo per salvare l’immagine davanti ai media. Servivano soluzioni strutturali e rapide – ha concluso – e credo che la giunta abbia avviato un percorso serio, finalmente basato su risorse certe e verificabili”.
Questi personaggi non farebbero meglio a stare zitti?
Forse l’ex senatore si è dimenticato come hanno lasciato la sanità in Umbria nel 2019.