Il Canale dimenticato che ha fatto grande Terni

Sergio Dotto del Centro Studi Malfatti rilancia il progetto del Parco del Canale Nerino: “Un’opera simbolica da salvare per dare senso al futuro della città”

Sergio Dotto

Dottor Dotto, nel suo intervento ha parlato del Canale Nerino. Di cosa si tratta esattamente?

Il Canale Nerino è stato una delle infrastrutture più importanti per lo sviluppo industriale di Terni. Nato nel 1879, prima ancora delle acciaierie, fu il risultato di una lungimirante scelta dell’amministrazione comunale dell’epoca, che investì una cifra corrispondente oggi a oltre 880.000 euro. Con la capacità di trasportare 35 metri cubi d’acqua al secondo su un percorso di due chilometri, il canale permise l’insediamento di realtà fondamentali come la Fabbrica d’Armi, il Lanificio Gruber, lo Jutificio Centurini e la Fonderia Lucowich.

E oggi, che cosa rimane di quell’opera?

Purtroppo molto poco, e quel poco è a rischio. Restano alcuni manufatti straordinari: l’imbocco del canale e lo sfioratore, il ponte diga, unico nel suo genere per la carpenteria metallica, il ponte canale sul fiume Serra, i resti di una delle due centrali dello Jutificio Centurini, alcune gallerie, valvole fluviali ed alcuni tratti di canale all’interno del Lanificio Gruber. Ma molti elementi sono stati demoliti, o versano in stato di abbandono, preda del degrado e persino del vandalismo. I furti di metalli hanno già causato danni importanti, come nel caso dell’ex Elettrochimico di Papigno.

Il Centro Studi Malfatti ha lanciato un progetto nel 2013. Di cosa si tratta?

Proponemmo la creazione di un Parco del Canale Nerino, non solo come area verde, ma come progetto culturale e identitario. L’obiettivo era recuperare archivi aziendali oggi conservati in varie sedi, per creare una conservatoria, ricostruire la memoria storica e restituire dignità a un luogo simbolico per la città. Il parco si integrerebbe perfettamente con la nuova pista ciclopedonale verso la Cascata delle Marmore e con il futuro Museo delle Armi, creando un percorso coerente tra passato e presente.

Qual è la visione alla base di questa proposta?

Terni è stata pioniera nell’uso dell’energia elettrica. Le sue strade e i suoi teatri erano illuminati quando nella maggior parte delle città si usava il carbone. Questa storia però rischia di scomparire. Capisco chi sostiene che oggi la priorità sia il sociale, ma non vedo contrapposizione: la valorizzazione del patrimonio può diventare anche un progetto sociale e comunitario. Terni ha molti spazi inutilizzati. Il parco sarebbe uno spazio educativo, culturale, simbolico, aperto a scuole, turisti e cittadini.

Esistono ancora documenti e testimonianze?

Sì. Abbiamo planimetrie, schede tecniche, fotografie d’epoca e documenti, unitamente alle cartoline stampate dal Poligrafico Alterocca, che ricostruiscono l’immaginario della Terni industriale. È un patrimonio che merita di essere conosciuto e tramandato.

Un messaggio conclusivo?

Terni deve ricordare da dove viene per sapere dove vuole andare. L’acqua, ancora una volta, può essere la chiave per riattivare la nostra identità. Non abbiamo bisogno di altri centri commerciali nel cuore della città. Serve un luogo vivo, simbolico, utile a costruire consapevolezza e visione.

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