Continua a far discutere l’ultimo episodio di violenza al carcere di Terni, in cui lo scorso 16 Giugno i detenuti hanno inscenato una rivolta, tenendo in ostaggio i politiziotti per diverse ore. Scendono in campo i sindacati compatti: la Fns Cisl (col segretario aggiunto Riccardo Laureti), il Sappe (con Romina Raggi) e il Sinappe (con Francesco Petrelli), insieme ache al Sippe. In una missiva inviata al segretario regionale Sappe Fabrizio Bonino, al direttore del carcere Luca Sardella e alla provveditrice per l’Umbria e Toscana Gloria Manzelli, oltrechè al direttore dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele chiedono provvedimenti immediati per il carcere di Sabbione.
Nella nota, i sindacati sottolineano come parlare di poliziotti tenuti “in ostaggio” non è solo un modo di dire: “C’è voluta più di un’ora – scrivono per liberare il poliziotto addetto alla vigilanza della sezione, chiusosi per fortuna nel box agenti ma non al sicuro visto che il detenuto che ha iniziato la rivolta stava sfondando i vetri.
Per liberare il collega, una decina di poliziotti hanno riportato contusioni, certificati dalla locale infermeria ed un vicesovrintendente ha riportato un taglio in testa con una prognosi di 10 giorni”.
I sindacati hanno descritto la scena, parlando di come “altri detenuti erano riusciti a forzare il cancello che divide la sezione dalla rotonda e a devastare box agenti, lanciando i detriti lungo le scale di accesso e allagato le stesse per impedire al personale di salire”. La conta dei danni è ingente: “I danneggiamenti hanno riguardato gli ambienti esterni delle camere detentive, iniziando dal sistema di video sorveglianza. Non esistono più impianti elettrici, strappate via anche le plafoniere e lasciano tutta la sezione al buio; distrutto l’impianto antincendio compresi gli idranti distrutti dopo averli utilizzati per allagare rotonda e scale; svuotato gli estintori, rotto l’impianto degli ascensori, del riscaldamento, staccando i termosifoni e lanciandoli per le scale, provocando anche la rottura dei gradini; rotte tutte le finestre delle salette oltre ai vetri del box agenti; distrutto il quadro comandi dei cancelli delle camere detentive; lanciati per le scale anche schermi di sorveglianza e pc ed avendo perfino il tempo di lasciare messaggi scritti come “Andate a fanculo sbirri” oltre a messaggi di insulti verso il Comandante del Reparto”.
Un quadro che – come sottolineano i sindacati – non garantisce più la sicurezza per chi vi lavora.
Da qui la richiesta immediata di uno sfollamento “che sarebbe già dovuto avvenire la notte dopo, per la gravità dei fatti”. E le accuse al provveditore che “non ha mai fatto visita ad un istituto umbro: è lui ad aver causato il sovraffollamento di tutti e quattro gli Istituti di detenuti psichiatrici e di trasferiti per Ordine e Sicurezza”. Il carcere di Terni, come noto, è in sovrannumero di 140 unità visto che ospita 600 detenuti a fronte di una capienza di 420, dei quali 90 trasferiti per ordine e sicurezza (quindi detenuti che avevano già devastato altre carceri) e 130 psichiatrici: “Molti sono stati trasferiti per sfollare gli isitituti toscani – scrivono – non ultimo, per lo “starnuto” di un detenuto, Firenze Sollicciano sfollato di 30 unità. Questi trasferimenti della Toscana non hanno a nostro avviso motivazioni tanto gravi quanto questo che chiediamo per la sezione “H” della Casa Circondariale di Terni”
La nota ricorda poi come a Terni ci siana una forte carenza di agenti, oltre a 39 agenti distaccati, dei quali 6 ispettori, 3 sovrintendenti e 30 agenti o assisstenti. “La quasi totalità dei detenuti – scrivono i sindacati – ha devastato una sezione partecipando alla rivolta prima ed al tentativo di forzare i cancelli dei passeggi poi, una volta accompagnati dal Personale per una bonifica della sezione”. Da qui la richiesta di spostamento, visto anche che la zona è controllata da un soloo agente “costretto a lavorare con una sedia in rotonda, senza luce di notte, senza telefono e col cancello di accesso alla sezione aperto perché divelto dai detenuti”.
Le richieste ulteriori del Sappe
Dal Sappe regionale, a loro volta, recepiscono la richiesta e la girano oltrechè al capo dell’amministrazione penitenziaria, al suo vice Massimo Parisi e al dg del dipartimento Ernesto Napolillo, sottolineando come alla devastazione si aggiunge “l’assenza totale di condizioni minime per la vigilanza: un solo agente in servizio, isolato, senza strumenti idonei, mentre la sezione devastata è rimasta in balìa dei detenuti”.
Dunque il Sappe regionale chiede il trasferimento dei detenuti della sezione H coinvolti nella rissa, il r ipristino delle condizioni minime di sicurezza, agibilità della sezione prima di qualunque nuovo inserimento e personale di rinforzo, anche temporaneo, per garantire la tenuta operativa dell’Istituto.
“Servono risposte concrete e tempestive a tutela dei colleghi in servizio- scrive il segretario nazionale Donato Capece – Non è accettabile affidare la sicurezza “all’improvvisazione o al solo spirito di sacrificio del personale.”